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Fmi: l’Italia mina la crescita mondiale

FIRSTonline

Non basta l’exploit della Juventus a spingere al rialzo Piazza Affari. Milano limita i danni dello stacco cedole di Snam ed Enel, che pesa per lo 0,4% sul dato globale, e cede lo 0,35% a 19.638 punti. Deboli anche gli altri listini europei che, privi della guida di Wall Street (chiusa per il Martin Luther King day), volgono lo sguardo verso la Cina e il Regno Unito.

Da Pechino sono arrivati i dati sull’economia, cresciuta nell’ultimo trimestre del 2018 del 6,4%, percentuale che segna un lieve rallentamento rispetto ai tre mesi precedenti e rappresenta il dato peggiore dal 1990. Sale l’attesa su Londra, dove Theresa May presenta al Parlamento il piano B sulla Brexit, dopo la storica bocciatura rimediata la settimana scorsa da Westminster. Secondo le indiscrezioni, la Premier britannica riproporrà alla Camera dei Comuni l’accordo originario siglato con l’Unione Europea privo però dell’ormai celeberrimo backstop, il contestatissimo meccanismo di garanzia teorica imposto dall’Ue per assicurare il confine aperto fra Irlanda del Nord e Irlanda. Intanto il Fondo Monetario Internazionale nella versione aggiornata del World Economic Outlook accende il faro sui pericoli per il 2019, tra i quali oltre a Cina e Brexit, c’è purtroppo anche l’Italia. “Il costoso intreccio tra rischi sovrani e rischi finanziari in Italia rimane una minaccia”, ha affermato la nuova capoeconomista del Fmi, Gita Gopinath nella conferenza stampa di presentazione dell’aggiornamento delle stime sull’economia globale. Il Fmi, seguendo la linea già tracciata da Bankitalia, ha rivisto al ribasso le stime per il 2019 sul Pil nostrano, portandole a +0,6% dal +1% di ottobre. Previsioni confermate sul 2020, quando l’Italia dovrebbe crescere dello 0,9%. Ridotte le attese sull’Eurozona, con il Pil 2019 previsto a +1,6% dal precedente +1,9%.

L’incertezza globale rallenta le Borse europee che pongono fine alla cavalcata di gennaio: Parigi e Madrid cedono lo 0,3%. Fa peggio Francoforte (-0,17%), su cui pesa il tonfo di Henkel (-9,7%) dopo i conti e la guidance 2019. Sulla parità Londra (+0,03%).

A Milano, scorporando lo stacco cedole, il Ftse Mib avrebbe chiuso in rialzo dello 0,05%. Enel stacca oggi un acconto sul dividendo di 0,14 euro, corrispondente al 2,6% del prezzo di chiusura di venerdì. Snam invece paga un acconto di 0,0905 euro, pari al 2,1% della chiusura di venerdì.

Peggior titolo del listino è Telecom Italia che dopo il -7,2% di venerdì cede un ulteriore 2,6% portandosi a 0,476 euro, il livello peggiore da agosto 2013. Altissimi i volumi, con oltre 140mila pezzi passati di mano. Il titolo continua a risentire dell’effetto negativo dei conti preliminari 2018 e della guidance 2019, mentre si riaccende lo scontro tra Elliott e Vivendì con il Fondo Usa spinge per una decisione del Cda sullo spin-off della rete “senza ulteriori ritardi”. A pesare anche la debolezza delle tlc europee che colpisce anche Orange e Deutsche Telekom. Considerando le azioni ordinarie e le risparmio, la capitalizzazione di Borsa di Telecom scende a 9,8 miliardi di euro.

Scivola Salvatore Ferragamo (-2,3%), colpita dal giudizio degli analisti di Citigroup che consigliano di “vendere” a causa della lentezza del turnaround e di una valutazione ancora troppo elevata rispetto agli altri gruppi della moda. Prese di beneficio su Saipem (-1,39%) dopo il rally di venerdì.

Vendite anche sulle banche: Unicredit (-0,3%), Banco Bpm (-0,44%), Ubi (-0,54%).

Dall’altro lato della barricata, la Juventus continua a correre (+5,32%) in attesa del match di stasera contro il Chievo. Da inizio anno il titolo bianconero ha guadagnato oltre il 35%, realizzando la miglior performance all’interno del Ftse Mib. Bene anche Leonardo (+2,41%), Recordati (+2,3%) e Atlantia (+1,17%).

Sull’obbligazionario scende ancora lo spread tra Btp e Bund, assestatosi a fine giornata a quota 249.8 punti base dai 252 di venerdì, con un rendimento del 2,761%. Sul mercato valutario l’euro/dollaro viaggia sotto 1,14 euro (a 1,136). Stabile il petrolio: Brent a 62,75 dollari al barile (+0,08%), Wti a 54,11 dollari (+0,1%).

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