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Famiglie, Bankitalia: redditi ancora inferiori dell’8% rispetto al 2006, mentre aumentano le disuguaglianze

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Tra il 2016 e il 2020, il reddito equivalente delle famiglie italiane (cioè il dato a prezzi costanti e corretto per confrontare tra loro nuclei di diversa composizione) è cresciuto del 3,7%, ma è ancora inferiore di quasi 8 punti percentuali rispetto al picco raggiunto nel 2006, prima delle ultime tre recessioni che hanno colpito il nostro Paese. Lo scrive la Banca d’Italia nell’ultima “Indagine sui bilanci delle famiglie italiane”, pubblicata venerdì e basata su interviste a oltre 6mila nuclei.

La ricchezza aumenta, ma non per tutti

Per quanto riguarda la ricchezza media, valutata a prezzi costanti, dal 2016 al 2020 è salita dell’1,7%, mentre quella mediana è scesa del 10%. Si è quindi ulteriormente ampliato il divario tra la ricchezza netta media e quella mediana, un indicatore del grado di diseguaglianza. Secondo l’indagine, nel 2020 il 50% meno ricco delle famiglie possedeva solo l’8% del patrimonio netto complessivo, mentre il 7% più ricco aveva in mano il 50%.

A questo risultato ha contribuito il fatto che, tra le famiglie meno abbienti, i beni di proprietà più importanti sono gli immobili, che negli ultimi anni hanno perso valore (-6,9%); tra i più ricchi, invece, è maggiormente diffuso il possesso di attività finanziarie, che nello stesso periodo sono aumentate in media del 30,8% nei portafogli dei nuclei italiani.

“La ricchezza media posseduta dal 5% delle famiglie più ricche è aumentata di oltre il 20% rispetto al 2016, sospinta dall’aumento del valore delle attività finanziarie, dalla crescita del risparmio e dall’incremento delle attività reali in aziende – scrive Bankitalia – Anche la ricchezza netta media del 30% più povero delle famiglie è aumentata rispetto al 2016, pur continuando a rappresentare meno del 2% del patrimonio totale. È invece diminuita la ricchezza media nelle classi centrali della distribuzione, per effetto della diminuzione dei prezzi delle abitazioni, che costituiscono la componente principale del patrimonio di queste famiglie”.

Il risultato è un incremento della disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza netta: “Al netto della modifica metodologica, nel 2020 l’indice di Gini è salito al 64,7 dal 61,6 del 2016″.

Le famiglie indebitate tornano ad aumentare

Dall’analisi emerge inoltre che, nello stesso quadriennio, la quota di famiglie indebitate è tornata a salire (dal 21,3 al 24,7%), interrompendo la flessione iniziata dopo il 2008. In particolare, sono aumentate sia le famiglie che hanno contratto debiti per l’acquisto di abitazioni, sia quelle che si sono indebitate per finalità di consumo. Stabile invece la percentuale di famiglie con debiti per ragioni professionali o verso parenti e amici.

Ma calano le famiglie finanziariamente vulnerabili

Allo stesso tempo, però, sono diminuite del 4% le famiglie considerate vulnerabili dal punto di vista finanziario, che oggi rappresentano meno del 2% della popolazione. Si tratta dei nuclei con un reddito equivalente inferiore a quello mediano e una spesa annua per il servizio del debito superiore al 30% del reddito. Al calo delle famiglie in queste condizioni ha contribuito l’ampliamento nel 2020 dei casi nei quali è stato possibile ottenere una moratoria sul debito.

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