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Estate sulle Dolomiti, “i turisti ci sono ma spendono meno”

Alpen Suite Hotel Madonna di Campiglio

L’estate 2021 è positiva per il turismo di montagna, ma non siamo ancora ai livelli pre-Covid nonostante vaccini e Green Pass. E soprattutto, a preoccupare è la prossima stagione invernale, “durante la quale alberghi come il nostro, in genere, realizzano almeno il 70% del fatturato”, racconta a FIRSTonline Marco Bartolo Virruso, direttore dell’Alpen Suite Hotel di Madonna di Campiglio, 28 suite nel posto più chic delle Dolomiti trentine, che prima della pandemia ospitava ogni anno clientela – solitamente facoltosa – da tutto il mondo, e che ora deve fare i conti con un paradigma totalmente cambiato. “L’estate – spiega Virruso – è di per sé una stagione meno soddisfacente perché dura di meno, tre mesi contro i cinque di quella invernale, e perché la clientela è quasi solo italiana e in genere spende meno”.

Direttore, dal vostro punto di vista l’estate 2021 sta andando meglio di quella del 2020?

“Sì, anche perché quella dell’anno scorso era partita in ritardo, solo a luglio. Quest’anno comunque non torneremo sui livelli del 2019, perché l’inizio dell’estate non è andato granché. In compenso ad agosto stiamo registrando il 90% di camere occupate, come prima della pandemia. Vedremo cosa accadrà a settembre, ma in ogni caso anche quest’anno siamo molto sotto come fatturato non avendo potuto contare sulla stagione invernale, che è più lunga e durante la quale i turisti spendono di più. L’estate dura meno anche perché siamo legati all’apertura degli impianti, che aprono a fine giugno chiudono prima della fine di settembre”.

Per quale motivo i turisti spendono di più in inverno?

“Uno dei motivi è che ci sono più stranieri, e di solito gli stranieri sono abituati a spendere qualcosa di più in extra, ad esempio. Durante la stagione invernale almeno il 40% dei turisti arriva dall’estero, in particolare da Regno Unito, Russia e altri Paesi ex sovietici, Israele, un po’ meno dagli Usa da quando c’è la pandemia. In estate prima del Covid gli stranieri erano il 20%, ora al massimo il 5-10%. Le restrizioni agli spostamenti internazionali influiscono evidentemente anche sulla provenienza e la tipologia degli ospiti”.

Oltre che sulle presenze, la crisi si avverte anche sulla spesa media degli ospiti, che siano italiani o stranieri?

“Sì, le direi che la spesa media sta registrando 20-30% in meno rispetto al solito, e lo si nota già in fase di prenotazione: la formula bed&breakfast, cioè pernottamento e colazione, è sempre più preferita rispetto alle altre, a testimonianza probabilmente di una minore disponibilità economica. Però il dato positivo è che si ricomincia a vedere gente, per agosto abbiamo avuto molti soggiorni prenotati con anticipo, il che dimostra che le persone hanno meno paura, stanno ritrovando la voglia e la possibilità di organizzare viaggi”.

Per quanto riguarda il Covid, come vi siete organizzati per mettere la vostra struttura in sicurezza?

“Personalmente ho partecipato ad un corso di aggiornamento per Covid manager organizzato dalla Provincia autonoma di Trento, che mi ha istruito su tutte le procedure da seguire in caso di contagio. Al momento per fortuna non abbiamo avuto nessun caso di contagio in hotel, e rispettiamo rigorosamente tutte le regole su distanziamenti, mascherine e quant’altro. Chiediamo il Green Pass solo per accedere al centro benessere, come previsto. Stiamo anche offrendo ai nostri clienti la possibilità di assicurarsi contro le conseguenze di un eventuale contagio tramite il servizio Care4uHoliday, gestito da una società terza riconosciuta da Federalberghi Trentino”.

Come funziona?

“La polizza copre integralmente in caso di infezione dei partecipanti e anche dei loro famigliari, sia in caso di rinuncia o interruzione forzata della vacanza, sia per quanto riguarda le spese mediche e il rimborso di servizi non usufruiti, come ad esempio lo skipass e il noleggio sci, in inverno”.

Come hanno risposto gli ospiti?

“Qualcuno ha aderito, soprattutto tra gli stranieri”.

Nelle ultime settimane si è spesso scritto di difficoltà inaudite di reperire personale nel settore turistico. Le risulta?

“Assolutamente sì, non era mai successa una cosa del genere. Abbiamo riscontrato molte difficoltà nel reperire il personale in tutti i reparti”.

Sulle motivazioni che idea si è fatto?

“Sicuramente ha inciso il fatto che la pandemia ha provocato tantissimi fermi lavorativi, con lo Stato che ha garantito i redditi di molti lavoratori. Poi c’è anche il fattore paura: molte persone preferiscono stare a casa piuttosto che lavorare nel settore turistico, dove si è a stretto contatto con altre persone”.

Siete stati costretti ad aumentare gli stipendi offerti, come suggeriva qualcuno?

“Abbiamo dovuto aumentare il budget per cercare le persone, quello sì, perché in molti non si presentavano, ma gli stipendi sono rimasti gli stessi. Abbiamo una linea e la manteniamo”.

Insomma l’estate sta tutto sommato andando bene, ma che cosa vi aspettate dal prossimo inverno, dopo una stagione e mezza di chiusura degli impianti sciistici?

“La prossima stagione invernale sarà assolutamente decisiva. Speriamo di poterla salvare, puntando sul Green Pass e perché no su prenotazioni anche last minute. Non sarà comunque un inverno a pieno regime, ma l’importante è che si possa almeno stare aperti. Se ci dovessero essere altre chiusure sarebbe davvero un colpo durissimo per tutto il sistema turistico dolomitico”.

Tra l’altro dopo aver saltato un inverno in cui ha nevicato moltissimo, come non faceva da decenni. Questo avrà aumentato i rimpianti…

“Purtroppo sì, quella passata sarebbe stata una stagione top, forse la migliore di sempre”.

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Categories: Economia e Imprese