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Coronavirus cambia i consumi: ecco chi guadagna e chi perde

Haier Group

Multinazionali che licenziano e che chiudono le fabbriche asiatiche, altre che si ritirano nel paese d’origine, fiere internazionali cancellate per il 90 per cento, persino quelle in Africa con date lontane, in autunno, e, la news forse più preoccupante, il Salone del Mobile che salta l’edizione 2020, già rimandata a giugno, per tornare nel 2021 ma con un danno che supererà il miliardo di euro e che farà chiudere molte fabbriche. E Amazon che chiude a tempo indeterminato il suo più grande centro di raccolta, quello nel Kentucky, dopo le proteste dei lavoratori per la mancata protezione contro i rischi da contagio del coronavirus.

E soprattutto una moria mondiale di piccoli negozi con un parallelo ridimensionamento dei punti venduta di grandi catene con chiusure continue. Altre società invece con l’epidemia ci guadagnano, come Walmart, il datore di lavoro n.1 in Usa e il primo gruppo del retail al mondo, che ha assunto 25mila nuovi addetti per riuscire ad avere i suoi scaffali sempre riforniti. Mentre il comportamento delle famiglie appare influenzato dalla paura con una corsa agli acquisti ovunque frenetica ma che già comincia a risentire della carenza di risorse economiche.

In calo la febbre degli acquisti

GFK ha deciso di dare, tramite una serie di web conference settimanali, un panorama di quanto il COVID 19 sta influenzando il nostro stile di vita. E dopo le prime settimane quando la spesa si era impennata, nell’ultima settimana ha registrato una diminuzione notevole del 27,8 per cento. Ma rispetto al passato… felice, i carrelli della settimana del 9 marzo–riferisce GFK- hanno uno scontrino medio superiore del 26 per cento rispetto alle settimane precedenti ma con una frequenza di spesa inferiore del 17 per cento perché, a quanto pare, il consumatore, dopo aver stipato frigo, dispense, congelatori e armadi di provviste, sta frenando. Marzo è stato comunque un mese d’oro per il retail agroalimentare e, per la prima volta, per chi vende congelatori.

Corrono gli acquisti dei freezer

Strepitosa in tutto il mondo la corsa a comprare un elettrodomestico ora più prezioso di una cassaforte perché, rispetto al frigo e al reparto-freezer del frigo, il congelatore ha una capacità notevole, soprattutto quello orizzontale, consuma poco e, in mancanza dell’elettricità, conserva sino a 55-60 ore il contenuto intatto. Un’inchiesta che ha riguardato l’intero territorio americano –come riferisce l’autorevole Twice-ha rilevato che poco meno del 90% dei rivenditori ha affermato di averne venduti più in questo periodo che in tutto il 2019. Ma anche la vendita di lavabiancheria, asciugatrici e di frigoriferi ha avuto balzi notevoli in avanti. Rivenditori americani, soprattutto di New York, dichiarano di ricevere chiamate continue ma ormai gli apparecchi sono esauriti e poiché sono fabbricati in Cina, il rifornimento difficilmente ci sarà.

La disfatta del just-in-time

Una botta terribile per chi ha delocalizzato contando su quel disastro che ormai sta rivelandosi l’esasperazione del “just-in.time”. che, eliminando magazzini e depositi causa e causerà sempre di più rovinose rotture di stock. In Inghilterra e in Islanda le vendite di freezer sono cresciute del 300 per cento in pochi giorni. In Italia si sono registrati picchi di 10-20 per cento di acquisti –soprattutto in vista della stagione più calda- ma essendo i congelatori considerati commodity-ne abbiamo affidato la produzione a paesi che ora sono completamente bloccati.

Purtroppo c’è qualcosa di ancor più preoccupante: l’intera industria mondiale dei Majap sta man mano ridimensionandosi perché – in particolare quella italiana – ha commesso decenni orsono tre storici errori: ha venduto ai paesi con manodopera a basso costo tecnologie, piattaforme e impianti per creare fabbriche avanzate, quindi ha ceduto la fabbricazione strategica di componentistica (eravamo i fornitori dei paesi occidentali con primati mondiali). E, terzo errore, ha delocalizzato non per produrre per i mercati locali ma quasi solo per la gara a chi trovava manodopera più povera e quindi a costi bassissimi. Così oggi, a causa del coronavirus, la fornitura della supplly chian dall’Asia è interrotta. E le fabbriche delle multinazionali chiudono, una nemesi storica pesantissima.

E della delocalizzazione

E, come ha rivelato il Massachusetts Institute of Technology, il crollo del settore sta avendo in tutto il mondo un’accelerazione quasi quotidiana. “Ma il peggio deve ancora venire. Le aziende più vulnerabili –confermano gli esperti del MIT- sono quelle che dipendono fortemente o esclusivamente da fabbriche in Cina per parti e materiali. L’attività degli stabilimenti produttivi cinesi è diminuita nell’ultimo mese e si prevede che rimanga depressa per mesi”. E poiché la domanda del mercato interno cinese è molto forte e crescerà parecchio, sarà dura ricevere componenti e prodotti finiti.

Apple, Whirlpool, BSH, Electrolux senza rifornimenti

Nell’alta tecnologia si parla ormai di un dimezzamento delle vendite a fine anno. E dei profitti ovviamente. La Cina è il principale esportatore di componenti elettronici, con quasi il 30% del mercato di esportazione globale. Il Giappone, per esempio, acquistava hi tech per oltre 45 miliardi di dollari di beni elettrici ed elettronici cinesi. Il 17 febbraio, Apple ha annunciato che si aspetta una forte caduta dei suoi guadagni trimestrali a causa di un’offerta globale limitata di iPhone (fabbricati in Cina) e un significativo calo della domanda nei mercati cinesi. Whirlpool ha ridotto la capacità di produzione negli stabilimenti di produzione statunitensi, di quelli in Europa (in particolare in Italia), in America Latina e in India, mentre la produzione cinese è tornata quasi a piena capacità.

E anche Miele sta preparando consistenti riduzioni dell’attività produttiva mentre BSH ha sospeso la produzione negli stabilimenti in Nord America, Europa e Turchia a causa del calo della domanda, per tre settimane, per ora. Dixons Carphone ha registrato, in controtendenza, un aumento dell’8% del gruppo nelle apparecchiature elettriche nelle 11 settimane dal 5 gennaio al 21 marzo, compreso un forte aumento del 23% nelle ultime tre settimane grazie all’aumento del trading online– Ed ha chiuso i negozi di elettrodomestici in tutto il Regno Unito e in Irlanda dal 24 marzo, una mossa che ha seguito la chiusura dei negozi in Grecia dal 18 marzo.

Electrolux annulla il dividendo a causa dell’impatto del coronavirus per l’anno fiscale 2019 e nella prima metà del 2020 vi sarà un considerevole rischio di un impatto finanziario rilevante relativo a interruzioni della catena di approvvigionamento, contromisure governative e cambiamento del comportamento dei consumatori. Una dichiarazione dell’azienda afferma che “Electrolux adegua continuamente la produzione in tutte le regioni per allinearla ai volumi di vendita previsti e chiuderà temporaneamente le fabbriche interessate, se necessario o obbligatorio. Electrolux ha generalmente una buona disponibilità dei prodotti, considerando che la prevista domanda dei consumatori sarà a breve termine inferiore.

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Categories: Economia e Imprese