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Clima, vertice dei Paesi africani a Nairobi. Il ritardo degli aiuti promessi e la COP28 di dicembre a Dubai

Imagoeconomica

Il sentimento con il quale i capi di governo africani e non,oggi si ritrovano a Nairobi per discutere di clima, è di riscatto. Un sentimento nobile ma che per i Paesi del continente più ricco di sole vuol dire rispetto, dignità, sviluppo​ e soprattutto soldi. Quelli che vengono scritti ripetutamente nei documenti ufficiali delle conferenze Onu. Ma poi…​

Cominciamo da qui. ​Due anni dopo la COP26 di Glasgow dei 100 miliardi di dollari promessi dai Paesi ricchi per la lotta contro il cambiamento climatico non si sa più nulla. A Nairobi ci sarà il Segretario generale dell’Onu António Guterres che avrà con sé quel documento dove si parla della pregiata “borsa”. Dopo Nairobi si va verso la COP28 di Dubai a dicembre e nemmeno il più ottimista degli ambientalisti può pensare che qualche cent di quei dollari​ promessi sarà nel frattempo versato.

Tra i grattacieli di Dubai a dicembre

Proseguiamo. A Dubai a gestire la conferenza sanno gli Emirati Arabi Uniti che con il loro petrolio qualche​(!) danno all’ambiente lo provocano. ​I rappresentanti dell’Africa discuteranno per tre giorni e per i successi​vi tre mesi lavoreranno per dare corpo ed anima a quella forma di riscatto di cui si diceva. Chi spera che a dicembre tra i grattacieli di Dubai arriverà lo stop definitivo alle fonti fossili, si illude. Petrolio, gas naturale, gas liquefatto ed altro fanno andare avanti buona parte del mondo industrializzato. Certo, risentiremo il refrain della COP di Parigi del 2015 sul limite del riscaldamento globale a +1,5°C. Ma sarà un refrain stonato dopo ​sette anni, soprattutto perché la cura climatica secondo il Fondo Mondiale Internazionale ​deve raggiungere i 2mila miliardi di dollari all’anno entro un decennio​. Chiediamo a Paperon dei Paperoni ?

Andiamo avanti. Tutto il mondo è in ritardo rispetto agli obiettivi di contenimento del clima. Se da un parte vediamo i ghiacciai che si sciolgono, la siccità che ci priva di prodotti essenziali, dall’altra che si fa ? Non si sfrutta il sole come si dovrebbe, solo il 3% degli investimenti nella transizione energetica ​arriva in Africa, la potenza rinnovabile installata in tutto il continente è uguale a quella del Belgio. Non ultimo, 500 milioni di africani non hanno accesso all’elettricità e il 40% delle riserve mondiali di cobalto, manganese e platino è qui. Le sfruttano i ricchi, però, per costruire le batterie.

L’Africa come soluzione e non problema

Continuiamo. “L’Africa non è una vittima, ma un attore chiave per risolvere la crisi climatica globale attraverso la crescita verde”, ha detto Mavis Owusu-Gyamfi, vicepresidente dell’African Center for Economic Transformation (ACET). Just a dream, solo un sogno ? No. Lo sapete che il Kenya ha il 94% dell’elettricità proveniente da fonti rinnovabili ? L’Africa come soluzione e non più come problema, si diceva ieri alla vigilia del vertice di Nairobi nel tentativo di non perdere un decennio di promesse scritte con inchiostro simpatico.

Concludiamo. L’Africa deve prendere le distanze dalle battaglie globali tra Cina, Stati Uniti ed Europa per non essere schiacciata o forse cancellata del tutto da cambiamenti climatici, carestia, sfruttamento, dittature. Quelle battaglie vanno combattute in tutt’altro modo e senza falsa retorica come quella che accampa un “piano Mattei” bucando il deserto e piazzando nuovi tubi. “Saremo a tavola, e non certo nel menu, come siamo stati finora. Questo continente, invece, può saltare la fase dell’energia sporca e diventare un leader verde“ ha detto il direttore di Power Shift Africa, Mohamed Adow, Agenzia impegnata nella battaglia climatica. Non c’è altro da aggiungere.

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