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CIRCOLO REF RICERCHE – Ripresa? Sì, ma senza crescita

Tre sono gli aspetti che meritano di essere sottolineati.

– Come si arriva a questa diagnosi
– Quali ne sono le conseguenze negative
– Quali i possibili rimedi

Per quanto riguarda il primo punto, negli ultimi mesi i principali indicatori congiunturali hanno evidenziato un’inversione di tendenza. Gli indicatori qualitativi, che riflettono le attese degli operatori del mercato sul futuro andamento dell’economia, sono più favorevoli rispetto a quanto osservato nei primi due trimestri del 2013. E’ migliorato sia il clima di fiducia dei consumatori che quello delle imprese. Bisogna sottolineare però che parte del recupero di fiducia, in particolare quello dei consumatori, è conseguenza di modifiche tecniche dell’indagine avvenute in corrispondenza di giugno. Il segnale moderatamente positivo degli indicatori qualitativi non si riflette interamente negli indicatori quantitativi, che mostrano l’attuale andamento dell’economia italiana. Gli indicatori quantitativi mostrano più un arresto della fase di contrazione, che una vera e propria ripresa. Il Pil ha ridotto la propria caduta in questo ultimo trimestre, riportando solo una lieve flessione congiunturale del -0.1%. Anche i dati relativi alla produzione industriale si sono stabilizzati nella seconda metà del 2013, dopo i minimi di luglio, grazie a una ripresa degli ordini esteri, mentre gli ordini interni continuano a ridursi. La domanda è ancora molto fragile: le vendite al dettaglio sono in calo, nonostante l’arresto della caduta delle immatricolazioni d’auto. Anche le condizioni del mercato del lavoro sono precarie, se il livello di occupazione sembra essersi stabilizzato nel Centro-Nord, la caduta nel Mezzogiorno è tuttora verticale.

Se teniamo conto sia del leading indicator dell’Ocse (una stima dei futuri movimenti del Pil), sia del ciclo, sia del sottostante trend, è evidente che grazie alla ripresa… torniamo al trend, che resta però in discesa!

Le principali conseguenze sono quelle di un’economia italiana ancora molto debole e che fatica a rimettersi in piedi. L’incerto andamento del Pil, dei consumi e degli investimenti rischia di compromettere i bilanci pubblici italiani, che stando all’ultima programmazione del Governo Letta, prevedono una crescita media del 2% per i prossimi tre anni per raggiungere i targets di debito e deficit imposti dalla Commissione Europea. Se da una parte i Governi italiani devono provvedere a manovre di correzione e politiche fiscali restrittive per contenere il deficit pubblico, dall’altra parte politiche espansive sono essenziali per rilanciare l’economia e sostenere la crescita del Pil. Il dilemma risanamento/crescita è ancora con noi!

Secondo le previsioni dei maggiori centri di ricerca, tra i quali anche REF Ricerche, le stime di crescita sono minori di quelle del Governo italiano e si aggirano intorno all’1%. Previsioni meno ottimiste richiedono ulteriori manovre di correzione per rientrare nei targets europei, con il rischio di affossare ulteriormente la fragile economia italiana.

Occorre quindi scegliere: poche essenziali priorità volte a conciliare crescita e risanamento. Serve mettere in atto una spending review ben fatta, anziché limitarsi a continui tagli lineari della spesa. Proseguire al rimborso dei debiti pregressi della Pubblica Amministrazione per dar liquidità alle imprese italiane e concentrarsi sulla ripresa dell’occupazione per migliorare le condizioni delle famiglie.

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