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Borse ko: a Piazza Affari crolla l’Eni ma brilla Poste

Pixabay

I contagi da coronavirus nel mondo superano quota centomila, mentre le Borse crollano, e il petrolio va a picco. Volano solo i titoli di Stato tedeschi e nordamericani.

Piazza Affari chiude in calo il 3,5%, arretrando ai livelli della crisi politica di agosto, sotto la soglia psicologica dei 21mila punti (20.799). Lo spread fra decennale italiano e tedesco invece sale a 178 punti base (+2,47%), con il rendimento del Btp a 1,05% e quello del Bund a -0,73% (dopo aver toccato in seduta un nuovo minimo storico a -0,74%).

Le perdite sono simili sulle altre piazze d’Europa, sfiduciate nel pomeriggio dall’apertura negativa di Wall Street dopo il tonfo di ieri. Francoforte cede il 3,34%; Parigi -4,14; Madrid -3,56%; Londra -3,57%; Zurigo -4,05%. 

A New York tutti i listini viaggiano in retromarcia e non basta il fatto che l’economia sia ancora effervescente o almeno lo fosse fino a qualche giorno fa, con la disoccupazione scesa a febbraio ai minimi da 50 anni (3,5%) e 273mila posti di lavoro creati, contro 175mila attesi. Persino gli 8,3 miliardi di dollari messi sul piatto da Donald Trump sembrano oggi un pannicello caldo, contro un’infezione che continua a espandersi. Per difendersi gli investitori si rivolgono ai Bond e il decennale Usa tocca un nuovo minimo di rendimento a 0,739%.

In un clima già turbolento, pesa il tracollo del petrolio, sulle indiscrezioni secondo cui il vertice Opec in corso a Vienna starebbe concludendosi in un nulla di fatto per l’opposizione della Russia all’accordo di riduzione della produzione quotidiana di 1,5 milioni di barili. Il Brent cede il 7,8% e scende a 46,09 dollari al barile. Il greggio americano perde il 7,76% e scivola a 42,28 dollari al barile. L’oro galleggia sulla cresta dell’onda a 1665,460 dollari l’oncia. Sul mercato valutario prosegue la debolezza del dollaro, a fronte di un’attesa di ulteriori tagli del costo del denaro da parte della Fed. Il cross euro-biglietto verde si muove in favore della moneta unica attualmente a 1,1315. 

In questo contesto l’Italia resta un anello debole, sia perché l’epidemia non sembra ancora pronta a invertire la rotta nel nostro paese, nonostante gli sforzi di allentamento della vita sociale, sia perché l’economia cresceva poco e ora è prossima alla recessione. Lo scrive nero su bianco Moody’s che, a causa del Covid-19, rivede al ribasso le stime mondiali 2020. L’agenzia, che solo un mese fa stimava per l’Italia una crescita 2020 dello 0,5%, oggi prevede un calo della stessa percentuale. E questo in caso di scenario di base, con ‘problemi globali significativi’. Nel caso in cui i problemi si aggravassero, tramutandosi in ‘rallentamento esteso e significativo’, il dato potrebbe scendere a -0,7%. 

In Piazza Affari la lunga lista delle big cap in rosso parte da Prysmian, -6,71%. Cedono quindi i petroliferi: Eni -6,69%; Saipem -6%; Tenaris -5,75%. Si piegano all’andamento generale le utility: Snam -5,26%; Terna -5,79%. Fra i dieci titoli peggiori Atlantia -5,37% e Telecom -5,74%. Male le banche: Ubi -5,31%. Ancora giù Azimut -5,08%.

I conti migliori delle attese fanno volare Poste, +3,08%. Acquisti anche su Finecobank +1,15%; Amplifon +0,93%; Nexi +0,91%. Fuori dal listino principale affonda Fincantieri -7,98%,  travolta dai problemi legati ai viaggi sulle crociere in tempi di coronavirus.

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