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Bitcoin di record in record: 3 ragioni alla base della scalata

ImagoEconomica

Ci siamo occupati del Bitcoin meno di due settimane fa, quando esso aveva ripreso la sua corsa e sfiorava i 24mila dollari. Dunque, nel giro di pochi giorni l’impennata ha accelerato ancora. Il prezzo ha sfondato la soglia psicologica dei 30mila dollari per arrivare a toccare 33mila dollari. Che cosa è successo nuovo per giustificare questa ulteriore scalata?

Difficile dirlo con certezza, perché le dinamiche dei mercati finanziari sono spesso caratterizzate da andamenti che tendono ad autoalimentarsi. Vale a dire, se il prezzo di una attività finanziaria cresce molti investitori, specie quelli meno informati, possono convincersi che continuerà a crescere e, così, riversare ulteriori fondi su quella attività. Perciò, in effetti il prezzo continuerà a salire in una specie di aspettativa che si autorealizza, anche se in realtà nulla fosse cambiato nei “fondamentali” di chi quella attività l’ha emessa.

Non a caso, sono stati sviluppati metodi per tener conto di questa tendenza della variazione dei prezzi a ripetersi da un giorno all’altro: gli esperti chiamano questa tendenza “autoregressiva” e Robert Engle ha vinto il premio Nobel per l’economia nel 2003 proprio per aver creato nuovi modelli per interpretare gli andamenti dei prezzi finanziari tenendo conto di questa tendenza. Quindi, osservare che il prezzo del Bitcoin è salito così vorticosamente non autorizza a proiettare ulteriori aumenti, a meno che non si siano rafforzati i fondamentali della criptovaluta.

Al momento, tre fattori potrebbero spingere il Bitcoin ancora più in alto: il fatto che sulle criptovalute potrebbero investire i governi; il dato che le monete digitali stanno diventando un veicolo per gli investimenti della finanza sostenibile; l’accresciuta attrattività delle criptovalute come riserva di valore. Vediamoli in ordine.

Primo, Garrick Hileman, scrivendo su CoinDesk, una testata di punta per le analisi sulle criptovalute, sostiene proprio che alcuni dei principali governi e banche centrali starebbero per investire in monete digitali. Rispetto a qualche anno fa, quando molte autorità e governi erano scettici sulle monete digitali, ciò avrebbe due effetti tonificanti per il Bitcoin, che resta la più diffusa tra queste valute: il riconoscimento ufficiale e l’arrivo di nuovi grossi investitori.

Secondo, scrivendo anch’egli su CoinDesk, Mohammad Raafi Hossain fa notare che le monete digitali stanno diventando un veicolo per gli investimenti della finanza sostenibile. La finanza sostenibile si orienta sulla base dei rating ESG (Environmental, Social, Governance aziendale) e gli investimenti ESG hanno superato 1 trilione (1.000 miliardi) di dollari, continuando a crescere anche durante la pandemia, quando gli altri strumenti di gestione del risparmio subivano riduzioni.

La finanza sostenibile ESG è il segmento di gestione del risparmio che sta crescendo più velocemente (alcune stime lo collocano a 35 trilioni di dollari nel 2025), in quanto, specie con la pandemia, i risparmiatori cercano investimenti responsabili verso l’ambiente e gli squilibri sociali e anche perché gli strumenti di finanza sostenibile consentono di ridurre la volatilità dei portafogli. Tuttavia, vi sono barriere all’ingresso nella finanza sostenibile, tra cui bassa liquidità, soglie minime di investimento, commissioni di ingresso ecc.

Ebbene, Hossain suggerisce che il coinvolgimento delle valute digitali e l’uso di processi di tokenizzazione (pagamenti sostituiti da token ovvero da codici numerici o alfanumerici) possono ridurre le barriere all’ingresso nella finanza sostenibile. Inoltre, queste prassi avrebbero l’effetto di attrarre anche gli investitori “sostenibili” verso le valute digitali.

Terzo, la forza del Bitcoin come bene rifugio pare essersi notevolmente rafforzata nell’ultimo anno se confrontiamo l’andamento del suo prezzo rispetto a quello dell’oro. Ad esempio, tra novembre 2019, prima che si diffondessero i sintomi del COVID-19, e marzo 2020, quando i mercati avevano preso piena coscienza della pandemia, il prezzo del future sull’oro era aumentato dell’8% mentre quello del Bitcoin era sceso del 16% (valori medi mensili dei prezzi). Invece, nella fase di ripresa dei mercati, tra marzo e dicembre 2020 il prezzo dell’oro è salito del 20% mentre quello del Bitcoin è volato del 209% e, anche se ci concentriamo solo tra ottobre e dicembre 2020 il divario è enorme (+1% l’oro, + 83% il Bitcoin).

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