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Bce, giganti di Internet e petrolio scaldano i mercati, ma occhio alla Catalogna

FIRSTonline

Tranquilli, la festa può continuare. Così la pensano i mercati dopo i segnali in arrivo dalla Banca Centrale Europea, più “colomba” delle previsioni, già ottimistiche. Volano i listini azionari, si riducono gli spread a vantaggio di Btp e degli altri periferici. Scende l’euro, da quota 1,18 a 1,163 sul dollaro, ai minimi da luglio, fornendo nuovo ossigeno ai titoli industriali.

A contribuire ad un finale di ottobre a tutto Toro si sono aggiunti ieri sera, a Borsa chiusa, i brillanti risultati di Alphabet, Amazon e Microsoft, tre giganti dal valore complessivo di 1.700 miliardi di dollari, e l’ascesa del prezzo del petrolio alla vigilia dei conti delle Big oi, Eni compresa. In mezzo a tanta euforia, alimentata anche dai progressi della riforma fiscale Usa, rischiano di sparire i non pochi motivi di tensione geopolitici (Catalogna, Corea del Nord, Medio Oriente) che possono far deragliare il convoglio del rialzo oltre ad una considerazione: nel 2018 i mercati avranno comunque a disposizione meno quattrini per sostenere la carica degli acquisti.

Nel 2017, secondo Pictet, sono piovuti sui mercati 2 trilioni e mezzo dalle cinque principali banche centrali, una cifra senza precedenti. Nel 2018 si avrà la prima inversione di tendenza, iniziando dalla Fed, che comincerà a drenare in parte i titoli in scadenza. A settembre si unirà al coro la Bce in vista del 2019, l’anno della svolta, quando l’Italia perderà il suo angelo custode a Francoforte, Mario Draghi.

AMAZON ALLE STELLE (+7%), MICROSOFT SULLE NUVOLE (+4,5%)

Numerosi gli spunti in arrivo dai mercati, a partire dal dopo Borsa di Wall Street. Alphabet (ex Google) è salita su del 3% nell’after hours dopo aver annunciato ricavi in crescita del 24% a 27,77 miliardi di dollari grazie alla forte espansione della pubblicità mobile.

Ha fatto ancor meglio Amazon, stabile nel corso della seduta per poi schizzare su del 7,6% dopo i risultati sostenuti dalle vendite eccezionali del Prime Day. La notizia dell’autorizzazione di alcuni Stati Usa a vendere medicinali via Amazon ha provocato intanto la caduta dei titoli del settore sanità.

Batte largamente le previsioni anche Microsoft grazie all’ascesa a due cifre dei servizi sul cloud. Le azioni del colosso del software salgono del 4,5% nel dopo Borsa, nonostante i conti peggiori del previsto della controllata Nokia (-17%). La capitalizzazione di Microsoft ha superato il massimo tornato nel 1999 prima delle condanne inflitte dall’Antistrust Usa.

Completa la giornata d’oro del tech l’impennata di Twitter (+20%) avviata verso la prima trimestrale in utile della sua storia.

ASIA ANCORA RIALZI, NIKKEI AL LIVELLO DEL 1996

In attesa dei bilanci, Wall Street ha vissuto una seduta contrastata. Hanno chiuso in terreno positivo sia il Dow Jones +0,31% che l’S&P 500 +0,13%. In calo il Nasdaq -0,11%, su cui ha pesato il tonfo del gigante biotech Celgene (-16,4%). Continua lo stress sul nome del presidente della Fed. Secondo Politico restano in corsa solo Jerome Powell e John Taylor ma, sembra, Donald Trump vuol prendere ancora tempo.

Il rally dei titoli tech a Wall Street ha sostenuto stamane la corsa delle Borse asiatiche. L’indice Nikkei (+1%) ha messo a segno l’ennesimo rialzo. In terreno positivo tutte le altre piazze: Hong Kong +0,8%, indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzhen +0,4%, Seoul +0,5%, Mumbai +0,1%.

L’ARABIA SPINGE IL GREGGIO. ARRIVANO I CONTI ENI

In grande evidenza anche il petrolio. Stamane le quotazioni del Brent sono ad un passo dalla barriera dei 60 dollari (59,40) ai massimi dell’anno. Il Wti tratta a 52,64 dollari sui massimi da aprile. Il rialzo è condizionato anche dal pronunciamento dell’Arabia Saudita che si è dichiarata favorevole a ristabilire un equilibrio dell’offerta mondiale di greggio. Lo ha affermato il principe saudita Mohammed bin Salman in un’intervista a Bloomberg.

In attesa della pubblicazione dei dati di Eni (ieri +0,87% a 13,92 euro) ha brillato Tenaris +1,45% che ha beneficiato del piano di investimento della società petrolifera statale argentina Ypf. 

PIAZZA AFFARI: +18,5% DA INIZIO ANNO. MADRID AD ALTA TENSIONE

Volano le Borse sulle ali della colomba Draghi. La riduzione soft del Quantitative Easing è ben accetto ai listini del Vecchio Continente, che temevano diavoletti nascosti nei dettagli. Il Qe durerà fino a dicembre nella forma attuale (60 miliardi mese) per poi proseguire fino a settembre al ritmo di 30 miliardi mese.

Milano è stata la piazza più effervescente in Europa. L’indice Ftse Mib, in forte accelerazione nel pomeriggio, ha chiuso a quota 22,807 con un rialzo dell’1,61% a ridosso dai massimi dell’anno (22.850 punti). L’indice italiano si conferma quindi il migliore da inizio anno con un progresso intorno al +18,5%.

In grande spolvero anche Parigi (+1,50%) e Francoforte (+1,39%). Discorso a parte per Madrid (+1,9%). La Borsa si infiamma quando si profila un compromesso: niente dichiarazione di indipendenza, elezioni anticipate. Ma a sera le parti si irrigidiscono di nuovo. Si profila una giornata muy caliente.

La crescita dell‘economia spagnola sarà di poco sopra il 3% quest‘anno, nonostante le richieste di indipendenza della ricca Catalogna. Lo ha dichiarato il ministro dell’Economia Luis de Guindos. In rialzo anche i listini fuori dall’eurozona: Zurigo +1,25%, Londra solo +0,53%.

BTP SOTTO IL 2%, SPREAD A 151. OGGI L’ASTA BOT

Il mercato obbligazionario si è mosso in rialzo dopo il verdetto della Banca centrale europea sul quantitative easing. Il tasso del decennale italiano, dopo essere sceso fino a 1,944%, minimo da inizio settembre, si è attestato a 1,974% da 2,033% del finale di seduta di ieri. Lo spread con l’analoga scadenza del Bund si è stretto fino a 151 punti base, minimo da metà dicembre 2016, per poi chiudere a 154 punti base da 156 punti base della vigilia.

La Bce, direttamente e tramite Banca d’Italia, attualmente acquista intorno ai 9 miliardi di euro al mese di titoli pubblici italiani. Da gennaio gli acquisti proseguiranno ad un ritmo sostanzialmente dimezzato almeno per altri 9 mesi.

Secondo le stime dello strategist UniCredit Luca Cazzulani, l’estensione degli acquisti Bce nel 2018 coprirà il 70-80% delle emissioni nette di titoli di Stato italiani l’anno prossimo, quando — per la prima volta dopo tre anni — il saldo tra scadenze e nuova offerta, considerando gli acquisti effettuati dalla Bce, tornerà positivo, per circa 20 miliardi.

Sul fronte del primario, la tornata di aste di fine mese, iniziata con il collocamento di 3 miliardi del nuovo Ctz ottobre 2019 e 1,25 miliardi del Btpei maggio 2028, proseguirà oggi con l’offerta di Bot semestrali, offerti per un importo di 6 miliardi, a fronte di 6,6 miliardi di euro di titoli in scadenza.

A fine seduta, sul mercato grigio Mts, il Bot aprile 2018 scontava un rendimento di -0,364%, in risalita dal minimo storico di -0,382% segnato a fine settembre.

STM SUPERSTAR (+12%) BATTE LE STIME

Il titolo leader della giornata è stato Stm (+12%) che torna ai fasti di inizio millennio a quota 19,84, il prezzo toccato nel 2004. La jv italo-francese dei semiconduttori, dal 18 settembre rientrata nel Cac 40, il paniere francese delle blue chip, ha diffuso dati che superano le previsioni già lusinghiere. L’utile netto è 326 milioni di dollari, in forte miglioramento da 71 milioni di un anno prima. Il margine lordo sale a 39,5%, nella parte alta del target fornito dalla società. Il 2017 dovrebbe chiudersi con un incremento dei ricavi del 18% anno su anno, con un sostanziale miglioramento della redditività. Sia i dati del trimestre che le previsioni sono sopra le stime degli analisti. 

DRAGHI DÀ LA SCOSSA ALL’ENEL

In grande evidenza il settore utility (+1,7% l’indice Eurostoxx del settore) sull’onda delle decisioni della Bce, che allontanano il rischio di un rialzo dei tassi. Enel accelera in vistoso rialzo portandosi sui nuovi massimi dal 2009 a 5,285 euro. Nei primi nove mesi del 2017 la produzione netta di energia elettrica del gruppo Enel si è attestata a 184,471 GWh, in calo del 5% su base annua. Lo riferisce il report sui dati operativi del gruppo pubblicato in anticipo rispetto all’approvazione da parte del cda dei risultati economico-finanziari. Italgas +2,2%.

BANCHE, CONTINUA IL RALLY DI MPS

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Contrastate invece, per lo stesso motivo, le banche: l’indice italiano avanza dello 0,4%, in linea con il comparto europeo. Unicredit +0,1%, Intesa Sanpaolo+1%, Banco Bpm -0,5%. È continuato però il rally di Mps: +3,91% a 4.728 euro. Mediobanca Securities ha ripreso la copertura oggi con “neutral” e target a 5 euro. 

In ascesa anche Fineco Bank (+2,8%) e Banca Mediolanum (+2%). Tra i titoli sottili rimbalza Banca Intermobiliare+17% dopo il catastrofico calo della vigilia (-41,7%). Il titolo resta comunque lontano dal prezzo dell‘Opa lanciata da Attestor Capital.

FCA PREMIATA DA GOLDMAN SACHS E MORGAN STANLEY

Fiat Chrysler è salita del 3% circa dopo i report di alcune banche di investimento, a commento dei risultati del trimestre. Morgan Stanley ha alzato il target price a 16 euro dai 15 euro precedenti, confermando il giudizio Overweight. Goldman Sachs ha rivisto il prezzo obiettivo portandolo a 25,5 euro da 25,3 euro. Giudizio Buy confermato. Entrambe le case prevedono una forte generazione di cassa in futuro, grazie alla buona performance dell‘area Nafta e sottolineano come alcuni asset, in particolare Magneti, Jeep e Maserati, siano sottovalutati.

FRENA IL LUSSO, CAMPARI RECORD

Nel lusso arretra Moncler (-1,4%). Il fondo Eurazeo, socio del gruppo, ha comunicato stamattina di aver ceduto 8,5 milioni di azioni, pari al 3,34% del capitale, a 24,48 euro per azione, mantenendo il 5,3%. 

Ha recuperato nel finale Ferragamo-0,18%, che ha risentito oggi di un downgrade a “underperform” da parte di un broker italiano sulle attese di una trimestrale debole, dopo un commento simile da parte di JP Morgan ieri. Luxottica +1%.

Campari tocca nuovi massimi storici: +3%.

RECORDATI, ACCONTO CEDOLA. FILA DÀ COLORE AI PIR

Recordati ha archiviato i primi nove mesi del 2017 con un utile netto in crescita del 20,6% a 219,8 milioni, a fronte di un giro d’affari per 963,8 milioni (+11,8%). Il gruppo farmaceutico ha annunciato di aver deliberato un acconto dividendo di 0,42 euro che si confronta con quello per 0,35 euro sul 2016. L’acconto sul dividendo sarà posto in pagamento a decorrere dal 22 novembre con stacco il 20.

Banca Ifis +1,5% a 48,20 euro consolida i rialzi (+87% da inizio anno). L’istituto, specializzato nel factoring e nella gestione degli Npl, ha presentato in anteprima a Milano la piattaforma web TiAnticipo per il finanziamento dei crediti certificati dedicata alle aziende che lavorano con la Pubblica Amministrazione e che sarà online ufficialmente dal 31 ottobre.

Fila (+1,4%) chiude in buon rialzo a 18,85 euro. Da inizio anno +40%. L’azienda leader nel settore del colore è stata inclusa tra i titoli Pir con il maggior potenziale secondo Mediobanca. La società è inclusa sia nella lista delle opportunità di breve, sia in quella dei titoli migliori nel medio-lungo periodo. Il giudizio degli analisti di Mediobanca è Outperform, con un prezzo obiettivo di 22,5 euro, che significa un upside potenziale di oltre il 20%.

Categories: Finanza e Mercati