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“Banda ultralarga per tutti”, Renzi fa partire la sfida

Pixabay

La sfida per l’Internet ultraveloce è partita. “Il primo obiettivo è di dare la banda ultraveloce a 30 Mega a tutti entro il 2020. Il secondo obiettivo è di dare, entro la stessa data, Internet a 100 Mega al 50% degli italiani”. A dare il fischio d’inizio alla rivoluzione digitale è stato il presidente del Consiglio che ha voluto così sottolineare: “Il futuro è arrivato anche in Italia, le infrastrutture sono il simbolo di questa ripartenza”. E la banda larga ultraveloce è parte strategicamente rilevante del programma. Si parte dunque con Enel, Vodafone e Wind in un progetto che per ora non vede partecipare Telecom Italia ma domani chissà e che nasce “aperto a tutti gli operatori”.

BANDA LARGA OVUNQUE

 “Il tema è banda larga ovunque. Da maggio saranno pronti i primi abbonamenti a Perugia”, ha detto Renzi.  “E’ un periodo in cui ci dicono che sbloccare le opere pubbliche e private può essere un potenziale problema, io dico che l’unico problema che ha l’Italia è quello di non sbloccare le centinaia opere pubbliche e private che dobbiamo rimettere in moto. Le opere pubbliche e private sulle quali stiamo lavorando sono la nostra cifra costitutiva. Dico a quelli che fanno polemiche che il Governo è qui, siamo qui per questo, per sbloccare le opere, compresa la banda larga”, ha esordito Renzi nella conferenza stampa di Palazzo Chigi alla quale hanno partecipato oltre all’Ad di Enel, i vertici di Vodafone e Wind (rispettivamente Aldo Bisio e Maximo Ibarra), l’amministratore delegato di Enel Open Fiber Tommaso Pompei (che è stato a suo tempo al vertice di Wind e lo lanciò sul mercato) e i sindaci delle prime cinque città interessate.

Enel non smetterà di occuparsi di energia, ha garantito Renzi che ne ha anzi sottolineato la leadership sulle produzioni rinnovabili più innovative (in particolare in Nevada e Cile) ma coglierà la sua capacità tecnologica di avanguardia nella tecnologia dei contatori digitali per allargare il fronte anche alla banda ultralarga. Lo Stesso Starace ha spiegato che proprio ragionando sui nuovi contatori è nata l’idea di sfruttare l’occasione per portare la fibra nelle case e nelle aziende con una distribuzione capillare come quella della rete elettrica (32 milioni di nuovi contatori, appunto), una riduzione dei costi valutata nell’ordine del 40%, un conseguente ridimensionamento dell’investimento necessario per cablare e tempi di realizzazione più brevi.

Grazie all’intesa con Enel, Vodafone Italia “migrerà oltre due milioni di clienti sulla rete predisposta da Enel”, ha chiarito l’Ad Aldo Bisio, spiegando che quella siglata con il gruppo elettrico “è una partnership importante” che va oltre la dimensione commerciale e “porta l’Italia all’avanguardia nello sviluppo dei servizi in fibraporta . Bisio ha inoltre sottolineato che “nella futura era digitale la “M” di Megabit sta per medioevale, mentre la “G” di di Gigabit sta per Growth, crescita” in forte discontinuità con il passato. Anche per Wind, ha detto Ibarra, l’intesa con Enel “è rilevante” e migliorerà la competitività del gruppo in Italia.

ARRIVA IL BANDO PER LE AREE DISAGIATE

Il piano di Enel avrà Vodafone e Wind come partner commerciali, interessati cioè ad utilizzare la nuova rete che si renderà disponibile per offrire i servizi di comunicazione ai propri clienti. “Noi poseremo la fibra in case e aziende – ha ancora una volta chiarito Starace – e gestiremo la manutenzione della rete. Non diventeremo operatore telefonico, anzi metteremo la fibra a disposizione degli operatori. Un primo accordo è stato raggiunto con Vodafone e Wind dopo un confronto duro ma costruttivo. L’infrastruttura è aperta a qualsiasi operatore ne faccia richiesta e non è esclusiva”. Chiaro il riferimento a Telecom, rimasta un convitato di pietra in questa partita dove ora dovrà giocare le sue carte il nuovo Ad Flavio Cattaneo. L’altro grande assente è Metroweb, controllato da Cdp Equity, al centro delle discussioni tra Enel e Cassa Depositi (si parla di una quota del 30% per Enel) così come tra la stessa Cdp e Telecom che insisteva, fino al cambio di vertice, per avere l’intera torta. “Stiamo trattando con Metroweb per fare una grande Metroweb” ha precisato Starace. Anche Vodafone non esclude di proseguire la trattativa con la società controllata da Cdp per quelle aree non coperte dall’intesa con Enel, ha precisato Bisio. A conferma che il quadro è ancora fluido, in movimento.

Se per ora si parte nelle zone (A e B) dove si opera in concorrenza (grandi città, capoluoghi etc), il vero salto di qualità avverrà con i bandi per le zone a fallimento di mercato, molte delle quali nel Sud, dove gli operatori da soli non avrebbero la forza di arrivare. “Il 29 aprile pubblicheremo il primo bando per le zone C e D – ha annunciato Renzi – in occasione della celebrazione a Pisa dei trentanni dall’arrivo in Italia di Internet”. Sul piatto, ha ricordato il premier ci sono 2,2 miliardi già deliberati dal Cipe e che attendono solo i bandi, sui quali è in corso la valutazione di Bruxelles, per essere spesi. Qui a intervenire sarà la società pubblica Infratel che farà le gare ed assegnerà i lavori a chi sarà in grado di offrire i prezzi e le condizioni migliori.

“Industrie 4.0, aziende, uffici, business: qui si concentrerà il grosso del cambiamento fondamentale che arriverà dalla fibra e dall’Internet ultraveloce – ha affermato Starace – oltre che per le famiglie che vorranno richiederla. Enel replicherà l’operazione anche in altri Paesi dove è possiede una rete come Bogotà, Rio, Lima e Santiago”.

Infine, gli esuberi. Riguardo al rischio di tagli occupazionali in Telecom Italia in conseguenza del progetto sulla rete in fibra annunciato da Enel, “c’è un comunicato stampa che ha smentito questa ipotesi”, ha voluto precisare il sottosegretario Claudio De Vincenti, rispondendo a una domanda sugli 15-20mila esuberi Telecom ipotizzati mercoledì dai sindacati. Oggi Vivendi, con una nota, ha affermato di essere in Italia per sviluppo e non per il taglio degli organici.

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