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Banche: ricorsi in calo all’Abf, i clienti recuperano 31 milioni ma sale il contenzioso sui pagamenti elettronici

Pixabay

Ai risparmiatori italiani che hanno fatto ricorso per questioni bancarie o finanziarie sono stati restituiti l’anno scorso 31 milioni di euro (contro i 29 mln del 2020), di cui oltre 20 milioni sono stati effettivamente restituiti alla clientela dagli intermediari.
Lo afferma la Relazione annuale sull’attività svolta dall’Arbitro bancario e finanziario (l’organismo istituito dalla Banca d’Italia per dirimere le controversie tra intermediari bancari e clienti) precisando che la durata media della procedura è stata di 137 giorni, inferiore quindi rispetto ai 180 giorni previsti dalla normativa e che l’85% dei procedimenti si è concluso entro tale termine.

Il 2021 è stato caratterizzato da una flessione (-28 per cento) del numero dei ricorsi presentati (oltre 22.300) e da una ridistribuzione degli stessi per materia.
Dal 2015 sono stati riconosciuti oltre 135 milioni di euro.

Crescono i ricorsi verso banche estere e istituti di moneta elettronica

Nel dettaglio, il rapporto di Bnaca d’Italia rileva che è cresciuto nel 2021 il numero dei ricorsi verso banche estere e istituti di moneta elettronica, rispettivamente del 29 e 55 per cento, il che si può inquadrare all’interno di una significativa ridistribuzione dei ricorsi per materia.
Secondo la relazione, è notevolmente aumentato il contenzioso in tema di servizi e strumenti di pagamento (del 52 per cento), anche per effetto della maggiore diffusione dei pagamenti digitali nel periodo dell’emergenza sanitaria.

Invece continua la riduzione del contenzioso in materia di buoni fruttiferi postali (-31%) e di finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio (Cqs) (-55%) anche se questi ultimi continuano a rappresentare il maggior numero di ricorsi ricevuti (circa il 34 per cento del totale).
Oltre 27.400 le decisioni assunte dai Collegi: nella maggior parte dei casi l’esito è stato di accoglimento totale o parziale delle richieste (48%), oppure di dichiarazione della cessazione della materia del contendere per l’accordo intervenuto tra le parti (17%).

Crescono le collaborazioni con Arbitri Ivass e Consob

Sono state applicate le nuove disposizioni ABF sulla procedura (allineata alla direttiva UE/2013/11 recepita nel d.gls. 130/2015) e il nuovo importo che può essere chiesto all’Arbitro (raddoppiato e portato a 200.000 euro).
È stata rafforzata la collaborazione con l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) in vista della costituzione dell’Arbitro Assicurativo, anche tramite scambi lavorativi tra il personale della Banca d’Italia e quello dell’Ivass. Ed è stata data attuazione anche al protocollo d’intesa del marzo 2020 con l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) istituito presso la Consob.

Vigilanza Bce: calano all’1,95% i crediti deteriorati delle banche, minimo dal 2015

Oggi è anche stato reso noto il dato sui crediti deteriorati (Npl) delle banche vigilate dalla Bce che hanno mostrato ancora una riduzione, come risulta dal suo bollettino statistico trimestrale della Vigilanza. Il dato aggregato al 31 marzo scorso mostra che i crediti deteriorati in rapporto ai crediti totali scendono all’1,95% (il livello piu’ basso dall’avvio delle rilevazioni statistiche della Vigilanza dal secondo trimestre del 2015) dal 2,06% del trimestre precedente anche se i crediti in bonis più a rischio di diventare deteriorati, quelli definiti ‘stage2’, continuano a crescere e arrivano al 9,28% del totale (9,14% nel trimestre precedente).

La Bce, di contro, mostra anche un indebolimento del ratio patrimoniale aggregato (Cet1) al 14,98% nel primo trimestre (dal 15,57%). Dai grafici allegati si evince che le banche italiane sono leggermente sotto la media dell’Eurozona per questo ratio relativo alla migliore qualità, ma è leggermente al di sopra della media sia se si considera il ratio Tier1 sia se si guarda al Total capital ratio. 

Sul listino di Borsa Milano sono proprio le banche a pesare. Banco Bpm a metà seduta cede il 2,12% a 2,537 euro dopo aver perso fino al 4% in apertura, Bper perde il 3,58% a 1,46 euro, Unicredit l’1,23% a 9,38 euro, mentre Intesa Sanpaolo flette dello 0,61% a 1,75 euro

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