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Banche, la Commissione d’inchiesta è un regalo al populismo

FIRSTonline

La notte mi assale un incubo: quello dello svolgimento dei lavori della Commissione d’inchiesta sulle banche. Condizionato dal dibattito parlamentare che si è svolto in occasione dell’istituzione della commissione d’inchiesta sulle banche, mi scorrono innanzi nel sonno i lavori e le inchieste della commissione più simili ad antiche ordalie, ai tribunali dell’inquisizione papalina e ai meno antichi lavori del tribunale speciale fascista i cui membri erano politici affinché si condannassero i nemici del regime.

Questa volta, in presenza delle molteplici e conflittuali opzione politiche che privilegiano individuare i nemici anziché gli avversari, l’ordalia tra i partiti politici sarà principalmente tesa a lucrare qualche punto di consenso alle prossime elezioni politiche. Conseguentemente i componenti della Commissione saranno incitati dal populismo più becero e giustizialista a ricercare le trame partitistiche che hanno portato al collasso delle diverse banche; si azzufferanno per scovare i nomi e il partito di riferimento da portare alla gogna. L’incubo notturno, sempre sollecitato da scampoli di notizie di fonte più o meno parlamentare, termina con la visione della solenne cerimonia che celebra (con il dovuto Twitter, idoneo a spiegare l’universo mondo in centoquaranta caratteri) la conquista da parte di un partito del direttorio della Banca d’Italia e del suo governatore.

Poi l’incubo svanisce perché nel frattempo la legislatura è giunta a termine. E la Commissione decade. Mi auguro che il prossimo incubo non riguardi i comportamenti dei mercati finanziari domestici e internazionali nella attonita attesa delle nuove elezioni.

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