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Banche, Fiat e Telecom alla ribalta della Borsa: test Iran per il Toro. Milano inizia positiva

FIRSTonline

Cadono i prezzi del greggio dopo l’accordo sul nucleare iraniano. In Asia le quotazioni del Brent sono scese del 2,3% nei primi scambi dopo l’accordo di Ginevra. I venti di pace hanno investito anche i nemici di Teheran: sia il listino d Tel Aviv +0,7% che quello di Ryiad +0,2% hanno messo a segno rialzi, nonostante l’accordo sul nucleare iraniano sia fortemente osteggiato da Israele e dall’Arabia Saudita. Un altro segnale Toro arriva dall’Asia: la Borsa di Tokyo sale,ad un ‘ura dalla chiusura, dell’1,5% circa sull’onda del calo dello yen (101,85 sul dollaro) ai minimi da maggio. L’inflazione è risalita allo 0,9%.

La parziale caduta delle sanzioni contro Teheran dovrebbe riflettersi sulle quotazioni anche dei trasporti marittimi e delle compagnie di assicurazione. Contro l’euforia, però, incombe il rischio di cambio di rotta da parte delle banche centrali. Il Financial Times registra stamane la minaccia delle banche Usa ritirare i depositi di fronte alla possibilità ,ventilata nell’ultima riunione del Fonc, di imporre interessi negativi ai fondi parcheggiati presso la Fed, nel tentativo di ridurre l’impatto del tapering. Oggi, intanto, i banchieri europei che affronteranno gli stress test saranno a Francoforte a lezione da Mario Draghi.

Riuscirà il Toro a continuare la scalata? L’indice S&P 500 +0,3% si è congedato infatti venerdì con un nuovo massimo assoluto sopra quota 1.800. Il giorno prima era stata la volta del Dow Jones , per la prima volta sopra quota 16 mila. All’appello con il record manca solo in Lnasdaq +0,8% ad un soffio dal muro dei 4 mila punti inviolato dai giorni della bolla Internet. In Europa però solo Milano +0,7% e Francoforte +0,6%, stimolata dal basso costo del denaro ma anche dall’impennata dell’indice della fiducia tedesco, chiude in terreno positivo. Londra e Parigi chiudono a -0,3%, Madrid a -0,2%.

TESORO IN CAMPO SOLO CON I BOT

Cancellata l’asta dei Btp indicizzati, il Tesoro scende in campo mercoledì 27 novembre con un’asta di un Bot semestrale per 7 miliardi di euro. Intanto stamane la Germania emetterà titoli di stato con scadenza a 12 mesi per un ammontare massimo di 3 miliardi di euro. In settimana sono risaliti tutti i rendimenti, a partire da quelli degli emittenti più solidi: il T bond decennale è tornato al 2,8%, il Bund tedesco di pari durata è risalito all’1,76%.

TELECOM, LA GUERRA DEL CDA

Guerra di posizione in Telecom Italia a meno di un mese dall’assemblea del prossimo 20 dicembre sulla revoca del Cda chiesta dalla Findim di Marco Fossati. In caso di approvazione da parte dell’assemblea della proposta di revoca, Telco presenterà una lista composta da tre candidati: l’attuale ad Marco Patuano, Julio Linares Lopez (Telefonica) e l’indipendente Stefania Bariatti. 

Assogestioni, con l’1,585% di 14 fondi italiani ed esteri ha presentato sette nomi espressamente non candidabili per ruoli esecutivi: Luigi Zingales, Luisa Calvosa, David Benello, Francesca Cornelli, Giuseppe Dinagemma, Maria Eleena Cappello, Francesco Serafini. L’esito del voto , per ora, è tutt’altro che contato. Lo scenario più verosimile, al momento, è che i fondi di investimento si presentino in ordine sparso. Sullo sfondo, poi, infuriano le polemiche sul convertendo da cui è stata esclusa Findim.

FIAT, TAVOLI CALDI A DETROIT E TORINO

Settimana calda anche per Fiat +3,3% nell’ultima settimana. Venerdì il titolo del Lingotto è salito dopo la notizia che le banche incaricate di collocare Chrysler in vista dell’Ipo l’hanno valutata 10 miliardi di dollari, ovvero ad un valore sensibilmente inferiore rispetto al prezzo che il fondo Veba intende spuntare o con la quotazione o co la vendita a Fiat. Già in settimana azienda e Uaw potrebbero avviare una trattativa per definire la questione.

La partita Usa s’incrocia con quella italiana. Oggi a Torino Fiat incontra i sindacati metalmeccanici sul rinnovo del contratto: Fiom, che non ha firmato il contratto aziendale, sarà ricevuta al mattino mentre Fim, Uilm e Fismic nel primo pomeriggio, secondo quanto riferiscono i sindacati. Il Lingotto dovrebbe fornire indicazioni sui programmi per gli stabilimenti italiani, ma la partita è legata all’evoluzione del dossier Chrysler: la liquidità del gruppo è congelata in vista del big deal da cui dipenderanno le strategie future.

SOTTO I RIFLETTORI. BPM E MPS, DUELLO ALL’ULTIMO VOTO

Non ci sarà la sfida tra ministri per la presidenza della Banca Popolare di Milano (+3,4% nell’ultima settimana). L’ex premier Lamberto Dini ha rinunciato a guidare la lista che poteva contare sull’appoggio di Raffaele Mincione, secondo socio dell’istituto con il 7,02%. Anzi, lo stesso Dini ha consigliato Mincione a “non presentare una lista a nome del suo fondo di investimento”. La decisione è maturata dopo un confronto con i sindacati nazionali, compatto a favore dell’ex ministro Piero Giarda. Dini ha accusato i sindacati di voler mantenere lo status quo contravvenendo alle indicazioni della Vigilanza, a partire dalla necessità di sottoscrivere l’aumento di capitale per 500 milioni, destinato, senza un cambio della governance, all’insuccesso. A meno che, conclude Dini, “ l’aumento non sia sottoscritto dai soci dipendenti e pensionati oppure dalle segreterie sindacali”.

Sale la tensione tra i vertici di Banca Monte Paschi (–3% nell’ultima settimana) e la Fondazione. In settimana dovrebbe arrivare da Bruxelles il via libera al piano di risanamento dell’istituto che, tra gli altri punti qualificanti, prevede l’operazione sul capitale da 3 miliardi. L’intenzione della coppia Profumo-Viola è di effettuare l’operazione a gennaio, la prima delle tre finestre (le altre sono giugno e dicembre) disponibili nel 2014. La scelta è consigliata sia dalle condizioni favorevoli dei mercati finanziari sia dall’urgenza di estinguere i Monti bond ad alto tasso di interesse. Ma la Fondazione ha obiettivi opposti: l’ente senese vuole infatti vendere la quota residua nel Monte (il 33,5%) prima dell’operazione, evitando così la diluizione della quota ed il calo del valore dei titoli sotto la soglia di 0,12 euro, al di sotto della quale può scattare l’escussione da parte dei creditori. Si profila già in settimana un aspro duello.

ROMA, PALLOTTA SGAMBETTA UNICREDIT

Si annuncia una seduta agitata in Piazza Affari per la As Roma che stasera cercherà di replicare sul campo alla neocapolista Juventus. Ma a tener banco è il duro tackle di James Pallotta, il presidente bostoniano della società, contro le trattative avviate da Unicredit per cedere le azioni del club in suo possesso al gruppo cinese Hna. Pallotta, con un comunicato ufficiale ha smentito la trattativa e definito “stupidaggini” le notizie che hanno fatto impennare il titolo in Borsa. Peccato che le voci siano state confermate venerdì scorso , su invito Consob, da Unicredit. 

L’AGENDA DI OGGI

Al via l’aumento di capitale di Zucchi, cui è primo azionista il portiere della Nazionale Gigi Buffon. Terminerà il 12 dicembre (i diritti saranno negoziabili fino al 5 dicembre). L’operazione ha un importo complessivo massimo pari a poco più di 25,36 milioni di euro ( inscindibile sino a 24,86 milioni di euro e scindibile per la differenza, mediante l’emissione, in due distinte tranches, di azioni ordinarie prive di valore nominale.

Sulla rampa di lancio il bond senior unsecured di Astaldi per 400 milioni. Il rating previsto di Fitch è pari a ‘B+’ con outlook positivo sia per il lungo termine sia per la nuova emissione. Assemblea straordinaria di Moleskine sui piani di stock optione e la delega per l’aumento di capitale. E’ previsto lo stacco della cedola del dividendo straordinario di Ima. In programma il cda di Montefibre sui conti del primo semestre.  

LE MIGLIORI BLUE CHIP DELLA SETTIMANA

Svetta Salvatore Ferragamo +8,7% , mentre Luxottica -0,7% scivola, una volta tanto, tra i peggiori del paniere Ftse/Mib. In grande evidenza anche StM +4,7% trainata dalle migliori previsioni sul trend di mercato più che dalla prospettiva della cessione di una parte della quota in mano al Tesoro. Ancora in grande evidenza i titoli delle società che hanno annunciato la fine dei patti di sindacati: Pirelli +4,7%, Diasorin +4,6%. Tra i titoli bancari, effervescenti le Popolari: Bper +3,5%, Banco Popolare +3,4% Bpm +3,4%. In terreno negativo Saipem -6% ed Autogrill -3,7%. 

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