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Autostrade, 200 gallerie a rischio. La metà è Aspi

Pixabay

200 gallerie non a norma nella rete autostradale italiana. Lo certifica una lettera inviata ai vigili del fuoco e ai provveditori delle opere pubbliche dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici del Ministero delle Infrastrutture. Il documento è stato redatto a inizio novembre e dunque quasi due mesi prima del crollo verificatosi nella galleria Berté sulla A-26, l’autostrada che da Genova Voltri punta verso nord e arriva a Gravellona Toce (Piemonte).

Di questi 200 tunnel, 105 sorgono sulla rete autostradale gestita da Aspi, la controllata di Atlantia nell’occhio del ciclone dopo il crollo del ponte Morandi e su cui è in corso una diatriba interna al Governo in relazione alla possibile revoca delle concessioni. Altre 90 gallerie sono invece in carico ad altre società.

Secondo l’organo tecnico del Mit, questi 200 tunnel presentano pericoli di incidenti e crolli, non sono impermeabilizzati, sono privi di sistemi di sicurezza, di corsie di emergenza e vie di fuga, luci guida in caso di evacuazione. In pratica, nessuna delle gallerie citate rispetterebbe la direttiva europea 54 del 2004 recepita in Italia nel 2006 che fissava per i tunnel lunghi più di 500 metri requisiti di sicurezza stringenti e stabiliva che entro il 30 aprile 2019 tutti avrebbero dovuto adeguarsi.

A stretto giro arriva la risposta di Autostrade per l’Italia, secondo cui, gli adeguamenti previsti dalla normativa Ue “non riguardano, in alcun caso, la sicurezza strutturale delle gallerie”. Tali adeguamenti, aggiunge la società, “consistono infatti nell’installazione di sistemi idrici, nella realizzazione di canali di scolo a bordo carreggiata, nell’illuminazione di aree di evacuazione, nell’implementazione di canali radio”. Sulla rete Aspi, aggiunge, “l’adeguamento di tali impianti è in corso, o in alcuni casi già concluso, in oltre 90% delle gallerie interessate. Nel restante 10% i lavori sono in corso di aggiudicazione”. Su tutta la rete, aggiunge ancora Aspi, “sono già attivate dallo scorso 30 aprile 2019, come richiesto dalla Commissione Permanente Gallerie del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, una serie di misure compensative, avvalorate da un apposito studio sulla sicurezza, per garantire un livello di sicurezza e prevenzione pari o maggiore rispetto a quello che si otterrà alla fine degli adeguamenti in corso”.

Ma quali sono le gallerie a rischio secondo il Mit? Secondo quanto rivelato da Repubblica, delle 105 gallerie di Aspi a rischio ci sarebbero una decina di tunnel situati lungo le dorsali appenniniche tra Liguria, Piemonte ed Emilia Romagna. “Ci sono la Turchino vicino a Genova, mentre più a Nord la Mottarone, a Verbania; la Coronata sulla A-10, Genova-Savona, limitrofa al viadotto Morandi; sulla A-12 Genova-Rosignano ci sono la Monte Quezzi, La Veilino, La Monte Sperone e la Maddalena tra Rapallo e Sestri Levante; sulla A-7 la Genova-Milano Serravalle, ecco la Bolzaneto-Uno, la Monte Galletto e la Monreale. Nel Nord-Est, la Tarvisio sulla A-23, appunto l’autostrada Udine-Tarvisio. Sulla A-14, Adriatica la Pedaso e la Castello Grottamare, chiusa il 23 agosto del 2018 per un grave incidente provocato dall’incendio di un camion, riaperta dopo 6 mesi”.

Nell’elenco delle gallerie a rischio figura anche la Bertè dove il 30 dicembre sono crollate due tonnellate di cemento dalla volta. Per questo episodio, la procura di Genova ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per crollo colposo.

La lettera è stata acquisita dalla Guardia di Finanza di Genova. L’indagine mira a capire se Aspi fosse a conoscenza delle reali condizioni della galleria. La Berté era stata infatti controllata di tecnici di Spea, anch’essa controllata da Atlantia, che le aveva dato come voto 40 che indica un “rischio crollo molto contenuto”.

La nuova tegola che cade sulle autostrade, si inserisce nella lunga controversia con Atlantia, in procinto di varare il nuovo piano industriale. La concessione ad Aspi è ancora in bilico dopo che la ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli ha smentito l’ipotesi circolata di una maxi-multa ad Atlantia per chiudere la partita dopo il crollo del Ponte Morandi. “Non abbiamo mai valutato né privatamente né pubblicamente l’ipotesi di una maxi multa”, ha dichiarato De Micheli. “Nei prossimi giorni il governo assumerà i provvedimenti conseguenti nella sua piena collegialità” ha aggiunto.

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Categories: Economia e Imprese