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Accadde Oggi: 30 anni fa la discesa in campo di Silvio Berlusconi e l’inizio della Seconda Repubblica

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L’Italia è il Paese che amo”. Con queste parole, 30 anni fa, il 26 gennaio 1994, Silvio Berlusconi annunciava il suo ingresso in politica. La “discesa in campo” del Cavaliere, già protagonista nel mondo degli affari e nella scena mediatica con il suo impero Fininvest, avvenne attraverso un messaggio televisivo preregistrato della durata di nove minuti, diffuso su tutte le reti televisive nazionali. L’annuncio segnò l’inizio di un’ascesa rapida e senza precedenti in politica per l’ex imprenditore che per candidarsi rinunciò a tutte le cariche sociali, culminando con la vittoria nelle elezioni politiche di marzo del 1994.

La sua ascesa elettorale fu un fenomeno unico, con alcuni analisti che inizialmente consideravano tardiva la sua entrata in politica, ma che successivamente dovettero riconoscere la sua abilità nel plasmare e orientare l’opinione pubblica. Silvio Berlusconi, l’uomo d’affari trasformatosi in leader politico, aveva ufficialmente preso il comando della sua nuova avventura nella politica italiana.

Discutibile o meno l’ingresso in politica di Berlusconi ha cambiato la politica italiana e ha dato inizio alla cosiddetta “Seconda Repubblica”. È stato un protagonista indiscusso degli ultimi trent’anni della storia d’Italia fino alla sua morte avvenuta lo scorso giugno.

I primi passi e i dubbi degli alleati

Berlusconi, in realtà, lavorava a questo passo fin dall’estate del 1992 e la sua eventualità era diventata parte del dibattito politico fin dal luglio del 1993. Il suo primo reale passo politico iniziò nel novembre del ‘93, quando annunciò, sorprendendo tutta Italia, il suo sostegno alla candidatura di Gianfranco Fini a sindaco di Roma.

Sulle rovine di Tangentopoli, che aveva lasciato un vuoto politico senza precedenti, Berlusconi, intanto, iniziò a costruire il suo partito di centrodestra: Forza Italia.

La scelta di Berlusconi di entrare in politica non fu priva di incertezze e timori, principalmente legati alle possibili accuse di conflitto di interessi che avrebbe potuto affrontare. In realtà la vera spinta ad entrare in politica fu per Berlusconi l’obiettivo di salvare le sue aziende e il suo impero mediatico che aveva non pochi problemi. Sulla sua discesa in campo vi erano divisioni anche all’interno del cerchio ristretto del Cavaliere. Un gruppo, chiamato “colombe” e guidato da Fedele Confalonieri e Gianni Letta, con il supporto di Maurizio Costanzo, Indro Montanelli e Federico Orlando, riteneva che la scelta di entrare in politica fosse infelice. Un secondo gruppo, noto come “falchi” e composto da Marcello Dell’Utri, Ennio Doris e Cesare Previti, sosteneva invece la necessità di un coinvolgimento politico diretto di Berlusconi. Altri, come Paolo Berlusconi e Adriano Galliani, mantenevano una posizione neutrale. Lo stesso Berlusconi rimase a lungo incerto sul da farsi. Decisione che sciolse definitivamente con il suo discorso.

La vittoria alle elezioni del 1994

Ad appena due mesi dalla “discesa in campo”, alla guida del nuovo partito, Berlusconi vinse le elezioni politiche del 27 e 28 marzo, dopo una serrata campagna elettorale. Storico fu lo scontro in Tv con Achille Occhetto, allora segretario del Pds, in un faccia a faccia in tv condotto da un giovane Enrico Mentana. Il primo governo Berlusconi, però, fu breve: a dicembre dello stesso anno, la Lega Nord di Umberto Bossi (alleata del premier) passò all’opposizione, presentando una mozione di sfiducia. Il 22 dicembre 1994, Berlusconi si dimise salendo al Quirinale e consegnando le dimissioni al presidente Oscar Luigi Scalfaro.

I successivi governi Berlusconi

Dopo la prima esperienza, Berlusconi è stato alla guida di altri tre governi: il Berlusconi II (2001-2005), il più lungo nella storia repubblicana italiana, iniziato con la firma in tv del famoso “Contratto con gli italiani”; il Berlusconi III (2005-2006); e il Berlusconi IV, avviato nel maggio 2008 e conclusosi nel novembre 2011, in mezzo alla grande crisi del debito sovrano che ha portato lo spread italiano a un livello storico di 585 punti base e l’Italia sull’orlo del default. Prima che in Parlamento Berlusconi fu travolto dai mercati finanziari che non avevano fiducia in lui.

“Non voglio vivere in un Paese illiberale”

Di seguito un estratto del messaggio di Berlusconi del 1994:

“L’Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare. Per poter compiere questa nuova scelta di vita, ho rassegnato oggi stesso le mie dimissioni da ogni carica sociale nel gruppo che ho fondato. Rinuncio dunque al mio ruolo di editore e di imprenditore per mettere la mia esperienza e tutto il mio impegno a disposizione di una battaglia in cui credo con assoluta convinzione e con la più grande fermezza. So quel che non voglio e, insieme con i molti italiani che mi hanno dato la loro fiducia in tutti questi anni, so anche quel che voglio. E ho anche la ragionevole speranza di riuscire a realizzarlo, in sincera e leale alleanza con tutte le forze liberali e democratiche che sentono il dovere civile di offrire al Paese una alternativa credibile al governo delle sinistre e dei comunisti”.

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