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Vodafone: “Internet e casa, auto, servizi: l’Italia farà da apripista”

Prima i computer, poi gli smartphone e i tablet. Adesso Internet ha conquistato anche gli oggetti e i luoghi concreti. L’Internet of Things, in italiano “internet delle cose”  ci fa pensare al futuro ma è già realtà. Una realtà con delle prospettive di sviluppo enormi che può fortemente incidere sul futuro della Pubblica Amministrazione, delle imprese, ma anche dei normali cittadini che attraverso una SIM e un’app potrebbero presto modificare sostanzialmente le loro abitudini di vita legate all’automotive, all’agricoltura, all’energia, al rapporto con la propria città.

Nell’ambito dell’evento “Internet of Things: live The Reality” organizzato lo scorso 13 luglio a Roma da Vodafone Italia, FIRSTonline ha potuto osservare alcune delle tecnologie IoT più interessanti in circolazione. Alcune sono già in commercio, altre in fase di sviluppo.

A colpirci maggiormente sono state le innovazioni legate al mondo dell’Automotive, con soluzioni di connettività che consentono attraverso una SIM di monitorare a distanza il veicolo e sapere dove si trovi in ogni momento, ma anche i numerosi progetti riguardanti le smart home e le smart cities: We Bike, (realizzata da Vodafone per Piaggio) che permette all’utente di rimanere connesso alla propria bici mediante una semplice App o smart parking: un’applicazione che consente di trovare e prenotare un parcheggio direttamente dallo smartphone, ricevendo parallelamente informazioni su come raggiungerlo.

FirstOnline, al margine dell’evento, ha posto alcune domande sull’Internet of Things a Manlio Costantini, Direttore Divisione Enterprise di Vodafone Italia, allo scopo di capire non solo quale sia il futuro di questo tipo di tecnologia, ma anche quanto e quando la sua diffusione potrà incidere sulla realtà di privati, aziende e Pubblica Amministrazione. “L’Italia può giocare un ruolo mondiale nell’Internet of Things – ha affermato – un ruolo trainante e decisivo. E Vodafone è leader globale, grazie a strumenti e competenze per accompagnare questo processo”.

Dottor Costantini, a livello pratico, l’Internet of things, come cambierà la vita delle persone e il business delle imprese e quando questa innovazione diventerà realtà, entrando in maniera preponderante nella società?

“Come tutte le innovazioni, anche l’Internet of Things richiede un po’ di tempo, ma segue principi talmente veloci da trasformarsi sotto i nostri occhi. Fino a pochi anni fa questo mondo veniva chiamato M2M (Machine to Machine) oggi lo chiamiamo Internet delle cose. M2M perché questo business nasce soprattutto da un’idea creata nel settore Automotive perché le compagnie assicurative, ma anche gli stessi produttori di automobili, hanno capito che l’inserimento della tecnologia a bordo delle macchine poteva rappresentare un grande valore aggiunto.

Le assicurazioni in particolare, attraverso l’IoT a bordo dei veicoli, possono dare un servizio molto più personalizzato al cliente, controllando lo stile di guida, accedendo a molti dati in base ai quali stipulare una polizza personalizzata in funzione del livello di rischio che ciascun guidatore possiede. Questo è solo uno degli esempi ed è già realtà.

Un altro possono essere i produttori che inseriscono una SIM nei veicoli attraverso la quale si può stabilire un contatto immediato in caso di incidente, consentendo addirittura di chiamare i soccorsi. C’è un fattore anche di protezione umana importantissimo.

E’ un business in costante crescita. Ad oggi, per fare un esempio relativo al mondo assicurativo, ci sono 300-400 mila nuove assicurazioni ogni mese che prevedono l’intelligenza a bordo”.

E per quanto riguarda gli altri settori?

“Oggi l’IoT sta crescendo in altri due o tre settori molto importanti. Tra essi spicca la domotica, grazie ad una tecnologia che permette di monitorare i vari ambienti della casa. Per darle un’idea di smart home, le faccio un esempio: attraverso una smart card ci si può rendere conto se c’è una fuga di gas o una perdita d’acqua. Il cittadino che assicura la casa è avvertito in tempo reale se c’è un problema.

Per quanto riguarda invece le smart cities, una città intelligente dà a un cittadino un servizio molto più avanzato che va da una raccolta dei rifiuti intelligente a una diversa gestione della mobilità e dei flussi turistici. Smart Cities vuol dire rendere il cittadino più partecipante alla vita quotidiana.

Un altro settore che sta per decollare è quello sanitario. Questi sono i “mondi” nei quali vediamo già delle implementazioni concrete con volumi significativi che portano dei vantaggi o al cittadino o ai clienti”.

Ma immagino che questa innovazione avrà anche dei costi abbastanza elevati…

“Ci sono dei costi, ma ci sono dei ritorni molto importanti. Ad oggi il 25% delle aziende ha già iniziato dei progetti nell’ambito IoT e l’85% dei progetti già avviati ha dei ritorni entro un anno.

Le aziende possono monitorare i loro prodotti, garantire un più elevato e tempestivo livello di assistenza, intervenendo in tempo reale nel caso in cui la macchina abbia dei problemi. L’intero processo di manutenzione viene implementato e parliamo di uno degli aspetti più costosi per le imprese. Sono dei processi industriali che attraverso l’innovazione hanno dei benefici tangibili”.

Quali sono le prospettive di sviluppo del settore e quali quelle relative a un possibile ritorno dell’investimento, anche per voi di Vodafone?

“Vodafone ha l’obiettivo di essere il miglior partner per le aziende, dando un valore aggiunto importante e traendone dei sani risultati. Grazie all’acquisizione di Cobra, azienda del settore della telematica, oggi diventata Vodafone Automotive, siamo in grado di dare al cliente non solo la connettività, ma anche l’hardware e i servizi telematici come, ad esempio, i servizi UBI (Usage Basede Insurance), le assicurazioni con intelligenza a bordo. Un altro esempio potrebbe essere Wi bike, la bicicletta connessa sviluppata per Piaggio. Il cliente ha un pacchetto completo e attraverso un singolo fornitore può coprire tutte le sue esigenze e quindi l’azienda (Vodafone ndr) riesce ad avere un ritorno economico importante”.

Il settore smart cities riguarda offerte diverse, che però sembrano rimandare a un’idea di base simile: quella di far funzionare meglio le città dal punto di vista della mobilità. Pare un progetto utopistico soprattutto per le grandi metropoli. Quando, secondo lei, tutto questo potrà diventare realtà?

“Io non le posso svelare tutto, ma stiamo lavorando su progetti importanti con grandi città italiane e speriamo di poterli annunciare a stretto giro. Lei ha toccato un punto molto interessante relativo alla Pubblica Amministrazione. Le Amministrazioni Pubbliche cominciano ormai a seguire la logica delle aziende private. Ad oggi vediamo degli Amministratori che pensano di fare un disegno di smart cities a 360 gradi, riguardante la mobilità, la sicurezza, il leading, toccando gran parte dell’esperienza dei cittadini. Altri invece stanno partendo da un’area circoscritta, sperimentando i risultati per poi proporre un piano di sviluppo.

Noi di Vodafone abbiamo nei confronti della PA lo stesso approccio che manteniamo con i privati. La PA deve investire per vedere sia un ritorno in termini di rapporto con i cittadini che un ritorno economico”.

Ma investire in questo settore per le PA significa anche fare delle spese ingenti, almeno a livello iniziale

“Le rispondo citando il caso della Provincia di Cuneo alle prese con il problema delle buche stradali, un po’ come Roma. In precedenza il compito di riparare il danno veniva dato a squadre esterne. Anche questo è un costo per l’Amministrazione. Noi abbiamo trovato una soluzione: ogni squadra che va a riparare una buca ha un oggetto che monitora i suoi spostamenti. Per cui se la buca si trova in un punto X l’Amministrazione può verificare che la squadra si stia effettivamente recando lì, calcolando i tempi e parallelamente garantendo una maggiore sicurezza ai lavoratori. Con questo sistema si può anche capire quale sia il tempo necessario per riparare il danno.  Sono cose che fanno risparmiare il 40% dei costi operativi e il ritorno dell’investimento può avvenire in otto mesi, successivamente ai quali arriva il guadagno. Usare la tecnologia per migliorare i progetti porta dei benefici quantificabili anche economicamente”.

Per quanto riguarda le utilities. Alcune proposte potrebbero incidere sul rapporto tra i cittadini e l’energia, penso ai contatori. Qual è il fine della vostra proposta?

“Le stesse Utilities si rendono conto che è fondamentale, in un mercato di concorrenza, coltivare un rapporto di fiducia col cliente e questo può avvenire solo dando maggior consapevolezza ai clienti sia sui consumi che sul modo che in cui si possono migliorare. Attraverso l’innovazione il consumatore può controllare i consumi, ma anche sapere se uscendo di casa ha dimenticato la luce accesa o rendersi conto se un elettrodomestico ha dei consumi superiori al normale”.

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