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Vinitaly: al via la rassegna dei record e dei grandi numeri

Vinitaly foto 2019

Si apre all’insegna dei grandi numeri e nuovi record la 53ª edizione di Vinitaly, salone internazionale dei vini e dei distillati in corso a Verona da oggi fino al 10 aprile.  Gli spazi espositivi sono sold out da novembre scorso nonostante l’aumento della superficie netta disponibile. 4.000 espositori dai cinque continenti offrono un panorama mondiale unico a livello internazionale di tutto ciò che ruota attorno al mondo del vino e l’Italia è assoluta protagonista di questa manifestazione con il suo ricco e inimitabile patrimonio enologico.

 “Per quattro giorni alla Fiera di Verona – afferma Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere – si riunisce tutto quel mondo che costituisce un mercato potenziale per il vino. A Vinitaly 2018 abbiamo registrato 32mila top buyer esteri da 143 nazioni e anche quest’anno si è continuato a lavorare per incrementare la qualità della domanda in fiera. Abbiamo così investito ulteriori risorse sull’attività di in-coming, selezionando e invitando operatori da 50 paesi target, rappresentativi di tutti i continenti. Una strategia che non trascura l’offerta, dal momento che cresce anche l’area International Wine Hall, con un significativo aumento degli espositori stranieri da 35 paesi”.

Veronafiera in quest’ottica da anni è impegnata in un’importante progetto di digital transformation. “Quest’anno – aggiunge Mantovani – l’app di Vinitaly è migliorata ancora per sfruttare la geolocalizzazione nei padiglioni e nuove funzionalità, sempre a supporto del b2b. Prosegue anche l’ampliamento delle lingue, da tre a nove a pieno regime, in cui proponiamo Vinitaly Directory, la business guide online della manifestazione che è diventata il punto di riferimento per aziende e operatori. Abbiamo creato così una community del vino virtuale e interattiva con utenti da 190 nazioni che fa vivere il salone 365 giorni l’anno, integrando il tour fisico di eventi b2b e educational organizzati all’estero da Vinitaly International e dalla sua Academy”.

Gli fa eco Maurizio Danese, presidente di Veronafiere “Siamo consapevoli di possedere un brand legato al vino tra i più conosciuti al mondo per questo Vinitaly intercetta molte risorse tra i 100 milioni di euro di investimenti previsti. Le direttrici di crescita che abbiamo individuato per la manifestazione sono tre: lancio di due nuove piattaforme permanenti di promozione in Asia e Stati Uniti – la prima è già in fase avanzata, la seconda è un progetto al quale stiamo lavorando -; la rigenerazione del quartiere espositivo per adeguarlo ai più alti standard europei; il potenziamento dei servizi digital, allestitivi e di ristorazione. Anche se l’aggiornamento del piano industriale si riferisce al 2022, attraverso queste iniziative gettiamo le basi per uno sviluppo strategico della fiera che traguarda ai prossimi venti anni”.

Per questo tra i padiglioni troviamo sempre più innovazione, internazionalità, digitalizzazione. Tutto per affinare ulteriormente la manifestazione come il più efficace strumento di business per gli operatori del settore vitivinicolo, in arrivo a Verona da oltre 140 nazioni. Veronafiere con Vinitaly mette in pratica quello che una manifestazione leader deve fare: essere in costante contatto con i mercati, percepirne mutazioni e aspetta-tive fornendo al contempo soluzioni semplici ai problemi complessi di aziende e buyer propri clienti”

E storia e internazionalizzazione sono gli elementi che emergono dal Premio Internazionale Vinitaly 2019 che quest’anno è andato alla cantina Ornellaia, un monumento del Made in Italy nel mondo, come riconoscimento dell’eccellenza dei suoi vini, a Leon Liang, tra i fondatori della più importante e innovativa scuola di educazione al vino in Cina, e a Demei Li, l’enologo che per primo ha portato un vino cinese a vincere un premio internazionale.

L’americana Madeline Puckette è stata invece proclamata vincitrice dell’edizione2019 del prestigioso premio “The Wine Communicator of the Year”, sponsorizzato da Vinitaly.

La motivazione del premio sottolinea come Ornellaia nata nel 1982, quindi solo in tempi recenti, “ha raggiunto l’eccellenza con una gamma di prodotti di indiscusso valore che tutto il mondo ci invidia. Il vino bandiera dell’azienda, l’Ornellaia Bolgheri Rosso, è un vero cult wine italiano, come anche il 100% Merlot Masseto. Guidata da Giovanni Geddes da Filicaja, amministratore delegato, e appartenente al gruppo toscano Frescobaldi, Ornellaia ha contribuito, insieme ad altre aziende locali di grande fama e valore, a dare vita a una denominazione – Bolgheri – dove prima esisteva per lo più una Toscana selvaggia e costiera. Giovanni Geddes da Filicaja ha saputo inoltre creare un vero e proprio brand trasformando la tenuta in uno scrigno di opere d’arte, chiamando ogni anno un artista di fama internazionale a creare l’etichetta e a firmare una serie unica di 111 bottiglie di grande formato, battute all’asta e contese da appassionati e collezionisti di tutto il mondo”.

Leon Liang da oltre 10 anni è un grande cultore e appassionato del vino italiano che conosce a fondo dopo molti soggiorni di studio e approfondimento nel nostro paese.

La motivazione del premio nei suoi confronti riconosce che “Insieme a Yang L, unico Master of Sommelier cinese, ha fondato Grapea, la più importante e innovativa scuola di educazione al vino del Paese. Con tale struttura, ricca di un team di oltre 20 persone che solo nel 2018 ha condotto più di 150 seminari e wine tasting in 14 città locali, operano le più importanti associazioni internazionali nel mondo del vino e un numero crescente di consorzi italiani. Leon Liang, proprio per questo, sta diventando un punto di riferimento essenziale del mercato del vino in Cina, anche attraverso la sua straordinaria capacità di saper raggiungere sia il mondo del trade che quello degli end-consumer cinesi e di evidenziare al contempo le specificità uniche del prodotto di qualità italiano, dove diversità e talento imprenditoriale si fondono in uno straordinario “unicum”. Leon Liang rappresenta quindi l’esponente più significativo della rinascita dei fine wine importati nel paese e risulta un interlocutore indispensabile per capire i trend di sviluppo e i futuri scenari del vino in Cina”.

Quanto a Demei Li professore associato di Scienze e Tecnologie Alimentari all’Università dell’Agricoltura di Pechino, uno dei docenti in visita all’ESA, Ecole Superieur d’Agriculture a Angers, in Francia, il premio gli è stato assegnato con questa motivazione: ”È uno dei più importanti enologi cinesi ed è stato più volte riconosciuto come uno dei motori trainanti del miglioramento delle cantine del Paese. È stato il primo responsabile di produzione (nonché direttore del reparto tecnico) del progetto franco-cinese Domaine Franco Chinois. È consulente per svariate cantine in Cina, comprese Helan Qingxue, Leirenshou in Ningxia, Tiansai e Zhongfei in Xinjiang. Proprio mentre lavorava per la Helan Qingxue, il vino Jia Bei Lan vinse l’International Trophy del Decanter World Wine Awards nel 2011: grazie a lui, per la prima volta un vino cinese si è aggiudicato l’ambito premio. Li è ormai diventato uno dei più bravi viticoltori della Cina e da tanti è considerato l’equivalente cinese di Michel Rolland. Grazie alla sua attività di consulente, in particolare nelle province di Ningxia e Xinjiang, a Li Demei si deve l’alto standard dei vini cinesi sul mercato globale. Nel 2012 ha vinto il Wine Intelligence 10-for-10 Business Award. Nel 2013 ha conseguito invece il Decanter Power List ed è stato nominato Top 10 Most Influential Wine Consultants da Drinks Business. Come cronista, Demei scrive per molte testate enologiche tra cui DecanterChina.com. È stato anche uno degli editorialisti per la quarta edizione dell’Oxford Companion to Wine.

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