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Ubi non molla: “Rilancio Intesa Sanpaolo non basta”

FIRSTonline

Il rilancio di Intesa Sanpaolo – con i 650 milioni cash proposti in aggiunta all’Offerta pubblica di scambio – non bastano a Ubi Banca. E il gruppo bancario resta contrario all’Ops lanciata da Carlo Messina.

Lo afferma un comunicato di Ubi, diffuso nella tarda serata di giovedì, con il quale il Cda ripercorre le recenti novità riguardo all’Offerta che è in corso e che rimane aperta fino al 28 luglio. La conferma del veto tiene conto anche del responso Antitrust che ha dato via libera all’operazione, giudicandola compatibile con il mantenimento della concorrenza sul mercato purché Intesa ceda 500 sportelli.

Ecco i quattro punti sui quali Ubi Banca focalizza l’attenzione per confermare che “gli elementi di novità non sono tali da far superare tutte le considerazioni conclusive espresse dal Consiglio di Amministrazione di UBI Banca” nel comunicato pubblicato il 3 luglio 2020:

  1. Il Corrispettivo Incrementato esprime una valorizzazione di UBI Banca che ancora non riflette il suo reale valore e non riconosce agli Azionisti di UBI Banca: (i) il contributo apportato al valore complessivo della combined entity; e (ii) un adeguato valore delle sinergie prospettate da ISP. 
  1. L’Offerta continua a porre a carico degli Azionisti di UBI Banca gran parte dei rischi connessi al raggiungimento degli Obiettivi Strategici dell’Operazione definiti da ISP. Il Corrispettivo Incrementato, seppur aumentato attraverso la Componente in Denaro, non remunera adeguatamente tali rischi, persistendo, inoltre, una allocazione del valore e delle sinergie sfavorevole agli Azionisti di UBI Banca attesa l’invarianza della Componente in Azioni ISP. 
  1. Inoltre, le valutazioni condotte con il supporto degli Advisor Finanziari evidenziano che il Corrispettivo Incrementato esprime, al 21 luglio 2020, un concambio implicito pari a 2,00x, ancora inferiore sia alla media e sia alla mediana dei concambi risultanti dall’applicazione delle metodologie utilizzate dal Consiglio di Amministrazione pari, rispettivamente, a 2,40x e 2,27x. D’altra parte, la valorizzazione implicita nella mediana dei concambi indicata nel Comunicato dell’Emittente faceva emergere una differenza pari a Euro 1,1 miliardi (senza considerare il limitato riconoscimento agli Azionisti di UBI Banca delle sinergie prospettate da ISP nell’ambito dell’Operazione). Tale differenza risulta solo parzialmente colmata dalla Componente in Denaro, pari a massimi Euro 652 milioni circa. 
  1. L’Autorizzazione Antitrust dispone che, nel caso in cui ISP non riesca a dismettere sportelli di proprietà di UBI Banca, ISP sarà obbligata a cedere sportelli di sua proprietà idonei a produrre nei mercati interessati effetti almeno equivalenti a quelli derivanti dalla cessione di sportelli UBI Banca, con potenziali effetti negativi sul perseguimento delle prospettive di sviluppo reddituale sottese agli Obiettivi Strategici dell’Operazione. 

Intanto sulla partita finanziaria del momento è intervenuto, intervistato dall’Eco di Bergamo, anche il presidente dell’Atalanta Antonio Percassi, che ha valutato l’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca (banca legata anche e soprattutto al territorio bergamasco), che scade martedì prossimo, dal punto di vista dell’impatto sul tessuto imprenditoriale locale: “Quello presentato dal CEO Carlo Messina è un progetto industriale serio, che dà l’opportunità di portare la nostra identità e la nostra storia nella Champions League del credito”, ha detto l’imprenditore, paragonando l’atteso salto di qualità a quello fatto dal suo club in ambito sportivo.

Nel caso in cui la fusione dovesse andare in porto, come Percassi auspica, ne beneficerà la città di Bergamo tutta e anche l’Atalanta stessa, impegnata nel progetto per il nuovo stadio: “Potremo contare su maggiori risorse finanziarie e rendere ancora più bello lo stadio”.

Per approfondire leggi: Intesa Sanpaolo alza il prezzo dell’Ops Ubi con più cash

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Categories: Finanza e Mercati