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Trump allenta la stretta sulla Cina: banche e Borse respirano

Gage Skidmore on Flickr

“Ho pensato al Natale degli Americani”, Così Donald Trump ha spiegato la decisione di spostare al 15 dicembre gli aumenti tariffari sulle importazioni dalla Cina di pc, mobile e giocattoli già programmati per la fine dell’estate. La mossa ha innescato la ripresa, perché accompagnata da altri segnali distensivi: l’agenzia di stampa della Cina Xinhua ha riferito che il vicepremier cinese Liu He ha parlato al telefono in questi giorni con il delegato della Casa Bianca ai commerci, Robert Lighthizer, e con il segretario al Tesoro Steve Mnuchin. Altre telefonate sono in programma per i prossimi giorni.

SOLO +4,8% LA PRODUZIONE CINESE, AI MINIMI DAL 2002

Continua così il tiro alla fune tra le due superpotenze che, in questi giorni, vede in vantaggio Trump sulla squadra di Pechino. Solo da poche ore, dopo due giorni di violente proteste, ha riaperto l’aeroporto di Hong Kong, bloccato dalle proteste dei dimostranti. Intanto, nuovi dati confermano che la pressione Usa sui dazi sta provocando effetti sempre più pesanti. La produzione industriale cinese a luglio è cresciuta del 4,8%, l’incremento più debole dal 2002. A giugno era stato del 6,3%. Rallentano più del previsto, lo stesso mese, anche i consumi: +7,6%, dal +9,8% di giugno. I mercati hanno accusato il colpo riducendo in rialzi della notte. Ma si profila comunque un’apertura positiva.

HONG KONG +0,8%: RIAPRE L’AEROPORTO

A Tokyo l’indice Nikkei avanza dello 0,7%. In terreno positivo anche l’indice Csi 300 300 dei listini di Shanghai e Shenzhen (+0,8%) ed il Kospi di Seul (+1%).

Segno più anche ad Hong Kong (+0,8%) dopo giorni drammatici. Risale Cathay Pacific (+3,7%), vola Sunny Optical (+12%), grande fornitore di Apple.

Lo yuan resta sopra quota 7 sul dollaro a 7,022. Si spegne, per ora, la corsa allo yen salito in poche ore ieri dell’1,5%, si assesta stamattina a 106,4, da 105,3 di 24 ore fa.

CONTINUA LA FRANA DEL PESO ARGENTINO, FRENA L’ORO

Intanto continua la fuga dal peso argentino, in caduta a 55,6 sul dollaro (+5%). La Borsa di Buenos Aires invece ha recuperato il 10%, dopo il -37% di ieri.

APPLE E NIKE GUIDANO LA RISCOSSA DI WALL STREET

Brillante ieri Wall Street, spinta da Trump in versione Babbo Natale: Dow Jones +1,44%, S&P 500 +1,47%, Nasdaq +1,95%.

A trainare il listino sono stati i tecnologici guidati da Apple (+4,2%) e dai semiconduttori (+3% l’indice di settore).

In evidenza anche Nike, altra beneficiata al rinvio dei dazi.

L’inaspettata ripartenza dell’inflazione non ha cambiato di molto la situazione sul mercato delle obbligazioni, intrappolato in un rialzo perenne. Il Treasury decennale si rafforza a 1,67%, da 1,71% di ieri.

L’euro si indebolisce a 1,119 (+0,1%).

Il calo delle tensioni frena i beni-rifugio: l’oro si è allontanato dai massimi degli ultimi sei anni, ma tiene le posizioni intorno a quota 1.500 dollari l’oncia, stamattina il prezzo è 1.499 dollari, -0,1%.

Si assesta il petrolio: -1% a 60,7 dollari il barile dopo il balzo di ieri +4,7%.

In recupero ieri Tenaris (+1,6%), Eni (+2,3%) e Saipem (+2,4%).

SI RISVEGLIA ANCHE L’EUROPA. MILANO AL TOP

Seduta a due volti ieri in Europa. Mattina all’insegna del ribasso, sotto la pressione dell’ennesimo dato deludente in arrivo dall’economia tedesca: l’indice della fiducia degli investitori tedeschi, lo Zew, ha registrato un brusco calo oltre le attese. Riscossa nel pomeriggio quando da Washington sono arrivati segnali di distensione con la Cina. Il riavvicinamento tra Stati Uniti e la Cina ha risvegliato le Borse interrompendo per ora la corsa ai beni rifugio: un ribaltone che ha fatto guadagnare miliardi ai bene informati.

Piazza Affari ha accantonato i dilemmi della politica e ha guidato il rimbalzo: +1,36% a 20.539 punti base, grazie alla performance delle banche.

Ieri sera al Senato hanno perso quelli che vorrebbero andare a votare subito. L’assemblea di Palazzo Madama ha bocciato la richiesta della Lega di votare la sfiducia a Giuseppe Conte già oggi e ha deciso che il premier riferirà in Aula martedì 20 agosto. Il calendario è stato approvato con i voti di una maggioranza inedita: M5S, Pd, Leu e Autonomie.

Bene anche Parigi (+0,99%). Francoforte + 0,58%. Henkel perde il 7,3% dopo le comunicazioni del trimestre: è andata male la divisione Beauty Care (Antica Erboristeria, Neutromed e Schwarzkopf.

Madrid +0,27%; Londra +0,33%.

IL RENDIMENTO DEI BTP ARRETRA ALL’1,63%. BUND -0,60%

Il rendimento del Btp a 10 anni si è attestato in chiusura a 1,63%, 7 punti base in meno dell’apertura in linea con la tendenza degli altri mercati dell’Eurozona. È stata una seduta interlocutoria, in attesa della riunione del Sento fissata per le 18.

Il rendimento del Bund si abbassa di un altro gradino a -0,60%.

RIMBALZANO LE BANCHE, VOLA LEONARDO

L’indice delle banche italiane guadagna il 2,5% rimbalzando dai minimi degli ultimi tre anni: Rimbalzano Ubi Banca (+4%), Unicredit (+3,3%), Banco Bpm (+4%) e Intesa (+3%). Continua il volo di Banca Monte Paschi (+7,5%).

Accelera Leonardo (+3%) che rafforza la propria posizione sul mercato sudamericano degli elicotteri VIP/Corporate. Alla mostra di San Paulo, la più importante esposizione aerospaziale della regione, l’azienda ha annunciato nuovi ordini per cinque elicotteri, per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro. Leonardo può già vantare una solida presenza locale con una flotta di oltre 170 elicotteri in Brasile e più di 220 nell’intera America Latina.

SI PLACA IL “MAL D’ARGENTINA”: SALINI +3,6%, PIRELLI+3%

Rimbalzate anche le società che lunedì hanno pagato il “mal di Argentina”: Pirelli +3%, Cnh Industrial +1,7%, Salini +3,6%.

Sale Buzzi (+0,7%): Morgan Stanley abbassa il giudizio a Equal Weight, target price a 21 euro.

Fuori dal paniere principale, Confinvest +9,4%: la matricola dell’oro, si è portata su nuovi massimi storici.

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