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Tim, la vendita della rete è più vicina malgrado l’attacco della speculazione: può bastare un Cda per il Sì a KKR

Imagoeconomica

Malgrado l’attacco speculativo in Borsa dei fondi shortisti che negli ultimi due giorni ha messo in ginocchio il titolo facendogli perdere oltre l’8%, il silenzio calato sul non facile incontro di giovedì tra il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e i vertici di Vivendi rappresentati dal presidente Yannick Bollorè e dall’Ad Arnaud de Puyfontaine sulla vendita della rete di Tim, di cui Vivendì è il primo azionista con il 23,75%, lascia intuire che l’operazione di cessione al fondo KKR e allo stesso Mef è più vicina al traguardo di quanto non si immagini. Vivendi non è convinta della validità dello scorporo della rete e soprattutto del prezzo di vendita, che dai ventilati 20-23 miliardi dell’offerta KKR vorrebbe veder salire attorno ai 30, ma non pare volersi mettere di traverso dopo la discesa in campo in prima persona del Governo Meloni.

Tim attende ora la formalizzazione dell’offerta vincolante di KKR entro il 15 ottobre e poi avrà altre due settimane per portare la proposta all’esame del Consiglio d’amministrazione. Per concludere l’operazione basterà il sì del Cda di Tim senza ricorrere ad assemblee straordinarie dove Vivendi avrebbe buon gioco a bloccare la vendita della rete. Ma autorevoli pareri legali affermano che la vendita non cambia lo statuto di Tim e che quindi non occorre passare dalle forche caudine dell’assemblea straordinaria. Questo non esclude che il Cda, se verrà definitivamente approvata la vendita della rete, possa convocare un’assemblea puramente consultiva per informare dettagliatamente sui dettagli dell’operazione.

Sparkle, importante controllata di Tim ad alta contenuto strategico che ieri ha raccolto 4 premi internazionali, non farà invece parte della vendita a KKR ma dovrebbe passare sotto controllo interamente pubblico, o della Cda o del Mef.

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