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Tav, tensione alle stelle: ecco cosa sta succedendo

Imagoeconomica

Da un lato il fronte dei No Tav, dall’altro, per la prima volta numeroso, quello dei Sì Tav. Al centro Palazzo civico con la polizia in tenuta antisommossa impegnata a bloccare gli accessi e a separare i due fronti.

È una giornata cruciale a Torino dove il Consiglio comunale ha approvato l’ordine del giorno presentato dalla maggioranza pentastellata sull’alta velocità Torino-Lione che anche all’interno dell’aula ha causato più di una frizione: il risultato è stata l’espulsione dei consiglieri del PD (Piero Fassino compreso), dei Moderati, di Cantiere civico e la sospensione della seduta. Ma alla fine, con un po’ di trambusto, è arrivata la votazione e la maggioranza No Tav, sostenuta dai Cinque Stelle, è prevalsa.

L’ORDINE DEL GIORNO NO TAV DELLA MAGGIORANZA GRILLINA A TORINO

Al centro delle polemiche, di ora in ora sempre più incandescenti, l’ordine del giorno della maggioranza, attraverso il quale il Comune di Torino chiederà ufficialmente al Governo di rinunciare alla costruzione della linea ad alta velocità Torino-Lione. 

Grande assente del giorno (perché a Dubai) la sindaca Chiara Appendino che comunque alla vigilia della seduta aveva ribadito la sua posizione: “Siamo sempre stati contrari alla Tav, la posizione è già nota da tempo. Ora la decisione spetta al governo e spero si arrivi in fretta ad una conclusione”, ha detto a margine dell’iniziativa sui cambiamenti climatici “Climathon”.

I NO TAV E I SI TAV

Malgrado la posizione del Comune torinese, il fronte dei No Tav usa parole durissime nei confronti del Movimento 5 Stelle, che dopo le aspre polemiche suscitate dal Sì alla Tap, ora rischia di replicare sull’alta velocità.

Alberto Perino, leader del Movimento No Tav e comitati della Valle avvertono l’Esecutivo: “Se il governo decide di Sì al Tav continuiamo sulla nostra strada, sono 29 anni che ci battiamo”. Poi in riferimento alla posizione del M5S (che in campagna elettorale aveva promesso di bloccare la Torino-Lione), spiega: “Non sono neanche deluso, sono seduti in posti più importanti di loro. Non è facile bisognerebbe parlare meno e studiare di più come Conte che perlomeno non sproloquia”.  

Dall’altro lato della barricata, quella dei Sì Tav, le parole utilizzate nei confronti dei Cinque Stelle non sono certo più leggere. I rappresentanti delle categorie produttive sono saliti in consiglio mentre imprenditori e sindacalisti (compresi i vertici nazionali di Confindustria) partecipano al presidio davanti al Comune di Torino. Presenti Api, Unione Industriale, Amma, Ascom, Confartigianato, Cna, Confesercenti, Collegio Costruttori, Confapi e per i sindacati la Cisl e la Fim.

“Con l’associazione SiLavoro abbiamo raccolto già 13mila firme e 9mila solo da ieri – afferma Mino Giachino di Forza Italia – Torino è terrorizzata di perdere l’opera. Se non facciamo il Corridoio mediterraneo la via della seta ci taglia fuori e noi continueremo a decrescere. Nella società globale non si sta fermi, o si cresce o si precipita”.  

“Non hanno avuto la capacità di ascoltare, di fronte a barriere ideologiche è difficile argomentare. Abbiamo dato un grande segno compattezza imprese e sindacati insieme”, afferma il presidente dell’Unione Industriale Dario Gallina. “Una marcia dei quarantamila? Sarà dei centomila se continua così”, aggiunge a proposito di una manifestazione sull’esempio di quella del 1980 a Torino”, dichiara il presidente dell’Unione Industriale Dario Gallina dopo l’incontro con la capogruppo del M5S in Comune Valentina Sganga e la prima firmataria dell’odg contro la Tav Viviana Ferrero.

LA TAV FA LITIGARE ANCHE IL GOVERNO

Ma se a Torino la tensione tra Sì Tav e No Tav cresce di ora in ora, anche tra i due partiti al Governo, che mantengono posizioni diametralmente opposte sulla Tav, ad oggi pare difficile trovare la via del dialogo.

La Tav è un’opera strategica e la Lega è a favore. Si sta attendendo un’analisi costi-benefici e quindi la posizione della maggioranza è ideologica e non supportata da dati oggettivi – afferma il capogruppo della Lega Fabrizio Ricca -. Non vogliamo correre il rischio di vedere il nostro territorio tagliato fuori dalle tratte commerciali europee proprio ora che ne avrebbe più bisogno. Ci va responsabilità, chiarezza e il coraggio di prendere posizione per il bene di Torino, anche a costo di scontentare la propria maggioranza”.

“È vero, è la prima volta che i Sí Tav si fanno sentire in modo così concreto, ma siamo disposti ad aprire un canale di dialogo – dice Francesca Frediani, consigliera regionale M5S arrivata in Comune.  “L’alta velocità – continua – non è la risposta giusta, io ne ho altre per gli imprenditori, ad esempio bisogna ridiscutere il costo dell’energia”.

QUANTO COSTA BLOCCARE LA TAV

Sulla questione è intervenuto anche il commissario di Governo per l’Alta Velocità Paolo Foietta, secondo cui bloccare i lavori sulla Torino Lione potrebbe costarci oltre due miliardi di euro tra penali e contenziosi. Una cifra che circola da mesi e che da sempre viene contestata dai No tav, secondo cui non ci sarebbe alcuna penale in caso di “gravi motivazioni”.

Ricordiamo che i lavori dovrebbero avere inizio nei primi mesi del 2018 e i costi – per il tratto Susa-Saint Jean de Maurienne sono così suddivisi: il 40% a carico della Ue, il 35% a carico dell’Italia, il 25% della Francia. Costo totale 8,6 miliardi di euro.

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