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Scudo di Draghi sulle banche, Opec tiene in bilico le Borse

Quant’è largo l’Atlantico di questi tempi. Ieri mattina un sondaggio dell’autorevole centro studi tedesco Sintex ha certificato che il rischio che l’Italia esca dalla zona euro è ai massimi da quattro anni, da quanto sono iniziate le rilevazioni. Su un campione di oltre mille investitori europei il 19,3% considera probabile questo risultato. In sensibile ascesa anche il dato relativo a Francia e Olanda.

Al contrario, la fiducia dei consumatori Usa vola alle stelle. L’indice elaborato da Conference Board è salito in novembre a 107,1 da 100,8 di ottobre, il consensus degli economisti si aspettava un incremento a 101. L’indice sulla fiducia dei consumatori è salito su livelli precedenti il crack di Lehman Brothers. Effetto Trump, ma non solo. Ha sorpreso in positivo anche la revisione al rialzo della crescita dell’economia americana del terzo trimestre, ben prima cioè delle elezioni. Il Pil Usa è salito del 3,2% sul trimestre precedente, contro la previsioni di +3,0%. Intanto Trump ha assolto una promessa elettorale: di fronte alla minaccia di ritorsioni Carrier (condizionatori) ha rinunciato a trasferire la produzione dall’Indiana al Messico .

REFERENDUM, LA BCE PRONTA AD ENTRARE IN AZIONE

Ma l’area euro ha una carta da giocare: la determinazione di Mario Draghi. Lunedì il presidente della Bce aveva ammonito i mercati a non sottovalutare la tenuta dell’eurozona. Ieri l’agenzia Reuters, sulla base di informazioni in arrivo dall’Eurotower, ha fatto sapere che la Banca centrale è pronta ad aumentare temporaneamente gli acquisti di titoli di Stato italiani nel caso il risultato del referendum di domenica si traduca in un’impennata dello spread. È il paracadute che il mercato, in balia di speculazioni e di rumors, attendeva, come dimostra il rimbalzo di Mps (+17%) che ha cancellato la voragine (-13%) di lunedì. Ma a tensione resta: il sollievo è solo temporaneo.

Meteo Borsa prevede però ancora volatilità sui mercati. A movimentare la giornata sarà oggi il petrolio, in attesa dell’esito dell’attesissimo vertice Opec di Vienna (inizio fissato per le 11): un flop potrebbe innescare un brusco ribasso dei prezzi, a danno anche della Trumpflation.

SAMSUNG AUMENTA IL DIVIDENDO. MNUCHIN AL TESORO USA

In lieve rialzo i listini asiatici: Tokyo 0,1%, i titoli dell’area Asia Pacific +0,3%. Hong Kong guadagna lo 0,3% e Shanghai lo 0,8%. Mumbai +0,5% e Seul +0,3%. Boom di Samsung (+3,9%): il board del colosso coreano, rispondendo alla richieste dei fondi, ha deciso di aumentare il dividendo è di dare il via ad una riorganizzazione del business e della governance.

Nonostante l’incertezza sul petrolio, anche Wall Street ha ripreso la strada del rialzo: il Dow Jones sale dello 0,13%, così come l’indice S&P 500. Il Nasdaq, dopo aver toccato un nuovo record assoluto a 5.400,58, ha chiuso a +0,21% a 5.379,92. Il dollaro ha perso terreno nei confronti dell’euro, salito a 1,061 (chiusura ieri 1,060).

Steve Mnuchin, ex Goldman Sachs, sarà il nuovo segretario al Tesoro Usa. Gestore di hedge fund, ha finanziato alcuni grandi successi di Hollywood. La nomina di Tom Price, nemico dell’Obamacare, alla Sanità ha spinto all’insù i titoli del settore salute e pharma: sale del 3,2% United Health, il maggior assicuratore del Paese, AbbVie +3,8%. Su anche l’indice biotech (+0,9%).

Tiffany sale del 3,1%, miglior titolo dell’indice S&P500. La società ha diffuso dati del trimestre superiori alle aspettative. I ricavi sono saliti dell’1,2% anno su anno a 949 milioni di dollari, primo trimestre in crescita dopo quasi due anni di ribasso. Le vendite a parità di perimetro, nei negozi aperti da più di un anno, sono scese del 3%, contro una stima di -4,3%. Meglio del previsto anche l’utile, pari a 95 milioni di dollari, +5% anno su anno.

IRAN-IRAQ, ULTIMI OSTACOLI ALL’ACCORDO SUL GREGGIO

A Vienna si tratterà oggi ad oltranza sul tetto alla produzione di petrolio da parte dei Paesi Opec secondo quanto concordato ad inizio mese ad Algeri: si dovrebbe scendere a 32,3-33 milioni di barili al giorno dagli attuali 33,64 milioni. Ma l’intesa, secondo le ultime informazioni, appare assai difficile: le condizioni delle finanze pubbliche, oltre allo sforzo bellico dei Paesi coinvolti nei conflitti in Siria ed in Yemen (ma anche la guerra civile in Libia e la guerriglia in Nigeria), rendono indigesti i tagli di produzione. Iran ed Iraq (ma anche la Russia che non fa parte del cartello) si dicono disposti a non aumentare la produzione, ma rifiutano l’ipotesi di taglio. Il ministro di Teheran, Zanganeh, ha chiesto all’Arabia Saudita un taglio unilaterale di un milione di barili al giorno, più di quanto Riyad è pronta a concedere.

Il greggio a New York ha chiuso in ribasso del 3,9%, 1,85 dollari, a quota 45,23 dollari al barile. Stamane i prezzi sono in lieve ascesa.. In ribasso a Wall Street i titoli del comparto energia (-1,12%). A Piazza Affari Eni ha chiuso in rialzo dello 0,6%. Il cane a sei zampe si attende di incassare 2 miliardi di euro dalla cessione di parte dei giacimenti in Mozambico, altrettanti dalla vendita di un’ulteriore quota del maxigiacimento di Zohr in Egitto per arrivare al 50%. Altri 3-3,5 miliardi potrebbero arrivare dalla vendita dei propri clienti italiani nel settore gas. Le cessioni servirebbero a Eni per mantenere invariata la quota di dividendi. Saipem -1%, arretra anche Tenaris -1,4%.

MILANO, SEDUTA BOOM. RECUPERANO BTP, SCENDE LO SPREAD

Riscossa a sorpresa delle Borse europee dopo le incertezze di inizio settimana. A rendere possibile il rimbalzo è stata, come già detto, la notizia rilanciata da Reuters di un possibile intervento temporaneo della Bce per acquistare titoli del debito pubblico italiano se il risultato del referendum costituzionale di domenica prossima dovesse creare volatilità sui mercati. La Bce si è limitata a rilasciare un secco “no comment”. In ogni caso il programma degli acquisti mensili del Quantitative easing europeo ha un grado di flessibilità sufficiente per cui un eventuale temporaneo incremento degli acquisti non richiede un via libera formale da parte del consiglio Bce.

Chiusura in forte rialzo per la Borsa di Milano, con l’indice FtseMib che mette a segno un progresso del 2,1%. I guadagni sono diffusi in tutti settori e in particolare fra le banche. Positive anche le altre Borse europee con Parigi che sale dello 0,9% e Francoforte che guadagna lo 0,3%.

Migliora il Btp decennale con il rendimento che scende a 1,95%, da 2,06% di ieri. Spread in calo a quota 173 da 186 in apertura. Ieri si era impennato fino a un massimo dal marzo 2014 di 192 punti. Il secondario italiano archivia una seduta all’insegna di un sensibile rialzo. Nelle aste a medio lungo di ieri il Tesoro ha collocato 6,2 miliardi di Btp a 5 e 10 anni e due Ccteu a fronte dei 6,5 offerti, con rendimenti in sensibile rialzo. In calo anche il differenziale di rendimento tra Italia e Spagna sul tratto decennale, che ha chiuso a 45 punti base dai 52 del finale di seduta di ieri, al minimo dalla scorsa settimana. Infine, il tasso del Btp 50 anni, emesso a inizio ottobre con un rendimento di 2,85%, passa a 3,36%, al minimo da metà novembre.

MPS, “PROBABILE L’ARRIVO DI UN INVESTITORE RILEVANTE”

Ancora al centro della scena il comparto bancario: l’indice di settore ha messo a segno un balzo del 4,1% (+0,7% il dato europeo). Alla testa del rimbalzo c’è ovviamente Monte Paschi, protagonista da inizio settimana di oscillazione nell’ordine del 32%. Ieri, durante una conference call con gli investitori, il Cfo della banca, Francesco Mele, ha detto che “è probabile l’accordo con un investitore rilevante nel prossimo fine settimana. Se la Banca avrà bisogno di aiuti Stato, potremmo richiedere burden sarin”. Se fallisce il piano di aumento capitale sul mercato, un’opzione potrebbe essere ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato.

Sale Generali (+2,8%) dopo la decisione di convertire le obbligazioni (400 milioni) in azioni della banca. La compagnia è stata confermata nella lista delle azioni preferite nel settore assicurativo da Kepler Cheuvreux.

In forte recupero anche i titoli delle altre banche, con rialzi che superano i cinque punti percentuali per Ubi (+5,8%) e Bper (+5,4%). Bene Intesa (+4,2%), Banco Popolare (+4,1%), Mediobanca (+4,2%) e Carige (+5,6%).

UNICREDIT, AL VIA LA “MACCHINA” DELL’AUMENTO

Unicredit è salita del 3,1%. Sono partiti gli inviti formali alle banche per formare il consorzio di garanzia dell’aumento di capitale. Sono stati contattate dieci investment bank che saranno incaricate di allestire il consorzio di garanzia per il collocamento dei titoli. La Banca mira a raccogliere 12-13 miliardi che serviranno a rafforzare il patrimonio assieme ai quattrini raccolti con le cessioni di Pekao (3 miliardi), Pioneer (4 miliardi) e di un’ulteriore quota di Fineco Bank. In tutto fanno 20 miliardi circa, necessari, assieme alla cessione di non performig loans per 20 miliardi per conservare il rango di banca sistemica. Tra gli istituto coinvolti saranno joint global coordinator Morgan Stanley, JP Morgan, Bofa-Merrill Lynch e Mediobanca. Come co-global sono state chiamate Credit Suisse, Goldman Sachs, Hsbc, Citi e Deutsche Bank.

SALGONO LE UTILITIES, TONFO DI ITALIA INDEPENDENT (-3,6%)

Positive le utility: Enel avanza del 2,3%, A2A +1,8%, Snam + 2,4% nonostante il downgrade di Goldman Sachs a Neutral da Buy. Italgas (+1,26%) ha beneficiato dell’upgrade di Goldman Sachs a buy da neutral con prezzo obiettivo a 4,2 euro da 4,35 euro. Positiva Atlantia (+3,5%).

Buon rialzo di Telecom Italia +2,7%, Mediaset sale del 2,1%. Positivi i titoli dell’industria: Leonardo +1,5%, StM +0,9%, Prysmian +3,3%. Brillante il comparto del lusso: Ferragamo +4%, Moncler +2,6%, Tod’s +2,7%.

Fra le mid cap, Rcs è salita del 6%. Rai Way +3,18%: Equita Sim che ha limato il target price del titolo da 4,4 a 4,2 euro, livello che resta ben superiore agli attuali prezzi di Borsa.

In forte calo Italia Independent -3,46% dopo l’arresto a New York di Lapo Elkann.

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