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Sanità, liste d’attesa: le nuove regole del piano nazionale

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C’è l’accordo sulle liste d’attesa. Governo e Regioni hanno raggiunto l’intesa sul piano nazionale delle liste d’attesa nella sanità per il triennio 2019-2021. L’accordo prevede uno stanziamento di 150 milioni di euro per il 2018  e di altri 100 per i prossimi due anni, ma soprattutto nuove regole che ogni Regione dovrà impegnarsi a rispettare per cercare di porre rimedio ai tempi d’attesa lunghissimi che i pazienti devono spesso affrontare per le prestazioni mediche del servizio sanitario nazionale.

Il via libera al testo arriverà nel pomeriggio nella Conferenza Stato-Regioni, ma i cambiamenti – importanti – sono già stati definiti. Tra le novità più significative spicca l’obbligo, per le Regioni, di indicare i tempi massimi per tutte le prestazioni sanitarie. Non solo, le prenotazioni saranno gestite dai Cup (Centri Unici di prenotazione), per i quali è prevista anche un’implementazione dei servizi online, in modo da consentire la consultazione delle liste d’attesa direttamente dal web e in tempo reale. E ancora: nei casi di prime prestazioni sarà previsto il ricorso al privato accreditato, pagando solo il ticket, mentre viene stabilito l’obbligo di monitoraggio delle cure ambulatoriali che sono erogate in libera professione intramuraria per conto e a carico dell’utente.

La nuova normativa dovrebbe entrare in vigore il prossimo luglio.

LISTE D’ATTESA: LE CLASSI DI PRIORITA’

Asl e ospedali dovranno indicare i tempi di tutte le prestazioni fornite (precedentemente erano 58). Rimangono 4 le classi di priorità da assegnare per l’ambulatorio:

  • Urgente (entro 72 ore);
  • breve (entro 10 giorni);
  • differibile (entro 30 giorni per le visite o 60 giorni per le analisi);
  • programmata (entro 120 giorni, oggi sono 180).

Previste 4 classi anche per i ricoveri:

  • A, caso grave, entro 30 giorni;
  • B, caso clinico complesso da affrontare entro 60 giorni;
  • C, caso meno complesso: entro 180 giorni;
  • D, caso non grave: entro 12 mesi.

LISTE D’ATTESA: I CASI SPECIFICI

Per casi cardiovascolari e oncologici le Regioni dovranno individuare dei PDTA (Percorsi Diagnostico Terapeutico Assistenziali) caratterizzati da gruppi specifici di prestazioni ambulatoriali, di ricovero o territoriali.

Per i pazienti cronici saranno previsti dei percorsi “ad hoc”, diversi da quelli previsti per i “primi accessi” e in generale per tutti gli utenti non cronici per le ricette e le visite di controllo non ci sarà bisogno di andare dal medico di famiglia, ma farà tutto lo specialista.

L’INTRAMOENIA

Le prestazioni fornite in libera professione non potranno superare quelle istituzionali e il medico dovrà dedicarsi ad esse per un numero di ore inferiore a quello contrattualmente dovuto sia per le attività ambulatoriali che per quelle di ricovero, seguendo un principio secondo cui la libera professione rappresenta “uno strumento eccezionale e temporaneo per il governo delle liste e il contenimento dei tempi d’attesa”.

 

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Categories: Lavoro