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Трамп и продолжающееся столкновение со СМИ — дуэль, которая в Америке имеет давнюю историю.

L’ultimo scontro sugli accrediti alla Casa Bianca si inserisce in una storia americana lunga oltre due secoli di tensioni tra presidenti e giornalisti, tra accuse di notizie false, ragioni di sicurezza nazionale e tentativi di limitare la libertà di stampa

Трамп и продолжающееся столкновение со СМИ — дуэль, которая в Америке имеет давнюю историю.

Giovedì scorso, il giudice Timothy J. Kelly ha заблокированный на две недели la decisione del presidente Дональд Трамп di revocare l’accredito per l’accesso alla Casa Bianca ai giornalisti delle reti televisive CNN e MS Now e del sito d’informazione Politico.

Il tycoon li aveva accusati, in un primo momento, di распространение умышленно notizie false su di lui и впоследствии из mettere a repentaglio la sicurezza nazionale con il loro lavoro.

La sospensione del provvedimento di The Donald, che ha costretto la Casa Bianca a riammetterli, è solo temporanea per dare al giudice più tempo per valutare i fatti e si è basata su meri aspetti procedurali: le differenti motivazioni addotte dalla presidenza in tempi diversi per giustificare il ritiro dei badge (il rischio per la sicurezza nazionale avrebbe dovuto essere indicato subito) e, in particolare, la circostanza per la quale lo staff della Casa Bianca non aveva informato i reporter della possibilità di подать апелляцию se non dopo la confisca dei pass, impedendo loro di far valere le proprie ragioni prima che divenisse esecutiva la misura adottata nei loro confronti.

Tuttavia, si è trattato di un intervento significativo per contenere gli abusi dell’amministrazione Trump, in quanto Kelly è stato nominato alla carica proprio dal tycoon nel 2017 e, quindi, non gli può essere contestato di avere agito per ragioni politiche.

Трамп и СМИ

L’ordinanza di Kelly è solo lo sviluppo più recente di una diatriba che contrappone Trump ai media fino dall’inizio del suo primo mandato.

All’epoca The Donald non aveva esitato per una quarantina di volte a definire “враги народа” quei giornalisti che lo criticavano e che, a suo dire, mettendolo in cattiva luce, ostacolavano i suoi sforzi per l’attuazione di un programma di governo in grado di risolvere i problemi degli Stati Uniti.

I suoi violenti attacchi contro la stampa avrebbero incoraggiato aggressioni fisiche ad almeno ventiquattro giornalisti, secondo una ricerca di Jon Marshall (The Clash. Presidents and the Press in Times of Crisis, Lincoln, University of Nebraska Press, 2022).

Inoltre, risale alla prima presidenza di Trump un precedente di quanto è accaduto negli ultimi giorni. L’8 novembre 2018 Trump fece cacciare dalla sala stampa della Casa Bianca, Jim Acosta, il capo dei corrispondenti della CNN, in seguito a un alterco con il giornalista.

Dopo il ritiro dell’accredito, Acosta fece causa non solo a The Donald, ma anche alla portavoce di Trump, e agli agenti del Секретная служба che lo avevano allontanato fisicamente. Acosta riebbe il pass dopo che in suo favore si pronunciò il giudice Kelly, lo stesso magistrato dell’ingiunzione di giovedì scorso.

In seguito, Trump ha citato in giudizio alcune reti televisive - из азбука все CBS – nonché il “New York Times"И"Washington Post” per come avevano riferito alcune notizie su di lui, con esiti differenti: accordi extragiudiziari, archiviazioni e cause ancora in corso (come quella intentata per diffamazione alla britannica BBC, alla quale The Donald ha chiesto un risarcimento di dieci miliardi di dollari per danni).

Lo scorso luglio, nel tentativo di intimidire la stampa affinché non diffondesse informazioni sgradite al presidente, il dipartimento di Giustizia aveva spiccato mandati di comparazione nei confronti di quattro reporter del “New York Times” per conoscere i nomi di coloro dai quali avevano appreso che, per motivi di sicurezza, Trump era stato costretto a utilizzare il vecchio Air Force One, invece del Boeing 747-8 da 400 milioni di dollari donatogli dall’emiro del Qatar, per rientrare negli Stati Uniti dal vertice della NATO in Turchia.

I mandati erano stati poi отозван dopo che un giudice federale, Арун Субраманиан, li aveva ritenuti inappropriati, in quanto volti a costringere i giornalisti a violare il segreto professionale sulla riservatezza delle loro fonti fiduciarie.

Il Sedition Act del 1798

Il rapporto conflittuale di Trump con i media viene in genere ricondotto alle derive autoritarie della sua amministrazione che denoterebbe anche la tendenza a violare il primo emendamento della Costituzione federale, quello che garantisce la libertà di stampa.

Eppure The Donald non è il primo presidente che ha cercato di imbavagliare i media. Anzi, il potere esecutivo ha provato ad asservire il giornalismo fin quasi dalla nascita degli Stati Uniti.

Nel 1798 il Congresso approvò il Закон о подстрекательстве, una legge che puniva con il carcere chi avesse pubblicato affermazioni false, scandalistiche o comunque malevole contro il governo federale e il presidente.

A volere il provvedimento era stato il federalista Джон Адамс, il secondo presidente degli Stati Uniti, per soffocare preventivamente le critiche dei giornalisti di orientamento democratico-repubblicano che avrebbero potuto favorire il suo sfidante nelle elezioni del 1800, Thomas Jefferson.

Tra i primi a essere colpiti dalla misura ci fu John Daly Burk, un immigrato irlandese, direttore del “Time-Piece”, un giornale newyorkese che attaccava con regolarità la politica di Adams. Burk fu arrestato insieme al suo socio Джеймс Смит, anche se poi le accuse furono lasciate cadere, dopo che il periodico aveva cessato le pubblicazioni.

A essere condannato a quattro mesi di carcere e a un’ammenda di mille dollari (pari a circa 20.000 dollari odierni) fu, invece, un altro immigrato irlandese, Мэтью Лайон, per avere pubblicato un articolo in cui aveva messo in ridicolo Adams, dipingendolo come un personaggio dai gusti aristocratici, desideroso di essere adulato e incline all’avarizia.

Lyon, che era un membro della Camera per il partito democratico-repubblicano, si tolse comunque la soddisfazione di essere rieletto al Congresso nel 1800 mentre languiva in carcere.

Nello stesso anno il Sedition Act si rivelò controproducente anche nella questione che ad Adams premeva di più. Il sospetto che il presidente avesse sostenuto un provvedimento liberticida contribuì alla sua sconfitta contro Jefferson e la legge non venne prorogata alla sua scadenza naturale.

Tuttavia, pur avendo difeso la libertà di stampa prima di accedere alla presidenza, neppure Jefferson ebbe un rapporto idilliaco con i giornalisti. In seguito alla diffusione delle voci sulla sua convivenza more uxorio con una schiava afroamericana, Салли Хемингс, uno dei primi scandali politici della storia statunitense, nel 1807 Jefferson rispose a un corrispondente che gli aveva chiesto consigli su come gestire una testata in modo ottimale: “non si può credere a nulla di quello viene letto in un giornale.

La verità stessa è diventata sospettosa quando viene collocata in un tale strumento”. Fu un radicale rovesciamento della posizione che, nel 1787, aveva portato Jefferson ad affermare di preferire una stampa senza governo a un governo senza giornali.

Девятнадцатый век

Il Закон о подстрекательстве fu parte di un pacchetto di quattro leggi giustificate da Adams in nome della protezione della sicurezza nazionale per contrastare i presunti tentativi della Francia di portare gli Stati Uniti in guerra contro l’Inghilterra nell’ambito dei conflitti militari che contrapponevano Parigi e Londra.

Con la guerra civile (1861-1865) si ripresentò il problema della discrasia tra libertà di stampa e sicurezza nazionale, questa volta in termini meno pretestuosi di quelli che Adams aveva addotto oltre mezzo secolo prima.

I giornali dell’Unione non si facevano scrupolo di fornire notizie sulla dislocazione delle truppe, mettendo a repentaglio le operazioni militari, né di presentare ai lettori elenchi dei numerosissimi caduti tra i soldati nordisti, finendo per stimolare il disfattismo e facilitare le critiche alla conduzione della guerra da parte del presidente repubblicano Abraham Lincoln. Il dipartimento della Guerra iniziò, pertanto, a censurare le informazioni che il telegrafo riportava dal fronte e chiuse alcuni giornali.

Lincoln stesso ordinò personalmente la sospensione delle pubblicazioni del “New York Journal of Comerce and Gazette"И о"Нью-Йорк уорлд” quando nel 1864 avevano dato eco alla fake news, estremamente impopolare, secondo cui il presidente sarebbe stato sul punto di richiamare sotto le armi 400.000 uomini.

I rapporti tra la presidenza e la stampa tornarono a essere incandescenti all’inizio del secondo mandato del democratico Гровер Кливленд.

L’inquilino della Casa Bianca si fece operare per un carcinoma al palato in gran segreto, nel timore che rendere la malattia di dominio pubblico avrebbe spazzato via la sua autorevolezza politica: sarebbe stato dato quasi per morto, in quanto la sopravvivenza al cancro al tempo era minima.

Quando un reporter, Elisha Jay Edwards, pubblicò la notizia poche settimane dopo l’intervento, Cleveland non si limitò a smentirlo, ma lo attaccò sul piano personale e professionale, con toni che anticiparono quelli a cui avrebbe fatto ricorso Trump più di un secolo dopo, arrivando a definirlo “una disgrazia per il giornalismo”.

I primi del Novecento

All’inizio del Novecento, il presidente Теодор Рузвельт, che pure si atteggiava a riformista nel periodo trascorso alla Casa Bianca dal 1901 al 1909, ribattezzò “rastrellatori di letame” gli artefici delle prime forme di giornalismo investigativo che avevano condotto inchieste sulla corruzione politica e sulle collusioni tra grandi aziende e legislatori.

Вудро Вильсон (1913-1921), pur essendo il primo presidente a nominare un addetto stampa e a convocare periodiche conferenze stampa, detestava i giornalisti dall’alto della sua formazione intellettuale e del suo ruolo passato di docente all’università di Princeton.

Con l’ingresso degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale il 6 aprile 1917, Wilson si avvalse di un’agenzia federale specifica, il Committee on Public Information, e di un brillante giornalista, George Creel, per orientare l’opinione pubblica a sostenere l’intervento nel conflitto. In parallelo, però, chiese e ottenne dal Congresso nuovi provvedimenti per imbavagliare la stampa e soffocare il dissenso neutralista.

Il combinato disposto di un nuovo Sedition Act, promulgato nel 1917, e dello Espionage Act del 1918 introdussero di fatto i reati di opinione per quanto riguardava la contestazione della partecipazione statunitense alla guerra.

In applicazione della seconda misura legislative, il periodico socialista “Массы” venne escluso dal servizio postale con l’accusa di avere incoraggiato il pacifismo e la renitenza alla leva in tempo di guerra. Poiché la distribuzione del mensile avveniva soprattutto per posta, il provvedimento provocò la cessazione delle pubblicazioni.

Nel 1919, con la sentenza sul caso Schenck v. United States, la Corte Suprema riconobbe la costituzionalità delle due leggi in base alla dottrina del “clear and present danger”, per la quale era legittima la limitazione della libertà di stampa e di parola, tutelata dal primo emendamento, in situazioni in cui la sicurezza nazionale era minacciata da un “pericolo chiaro e incombente”.

Ричард М. Никсон

Se Wilson aveva disprezzato i giornalisti, il presidente repubblicano Ричард М. Никсон arrivò letteralmente a odiarli. La paranoia lo condusse ad attribuire ai media la responsabilità di tutti i suoi insuccessi politici, a partire dalla sconfitta contro il democratico Джон Фицджеральд Кеннеди nelle elezioni del 1960 per la Casa Bianca.

La sua, pertanto, fu un’avversione radicale preesistente ai mandati alla presidenza (1969-1974).

Per esempio, dopo aver perduto le elezioni per il governatorato della California nel 1962, concluse l’incontro con un centinaio di giornalisti in cui riconobbe la vittoria del suo sfidante, il democratico Пэт Браун, esclamando stizzito: “non avrete più un Nixon da prendere a pedate perché, signori, questa è la mia ultima conferenza stampa”.

Alla metà del 1971, Чак Колсон, uno dei consiglieri della Casa Bianca, preparò un elenco di 220 persone e organizzazioni, considerate ostili a Nixon, contro le quali avrebbe dovuto essere sguinzagliato l’Служба внутренних доходов, la versione statunitense dell’Agenzia delle Entrate, alla ricerca di eventuali violazioni della normativa fiscale che potessero stroncarne la carriera o costringerli a mettere fine alle loro attività.

Più di un quarto dei nominativi sulla lista era costituito da giornalisti, ai quali si aggiungevano anche il “New York Times"The"Санкт-Louis Post-Dispatch"И"Washington Post”, nonché la proprietaria di quest’ultimo quotidiano, Katharine Graham.

Lo scontro di Nixon con la stampa non avvenne tanto in relazione al famigerato caso Watergate, l’effrazione nella sede nazionale del partito democratico per carpire informazioni utili a favorire Nixon nella campagna del 1972 per la rielezione alla Casa Bianca.

Due cronisti del “Washington Post», Carl Bernstein e Bob Woodward, contribuirono a far scoppiare lo scandalo, denunciando il tentativo di Nixon di insabbiare l’indagine dell’FBI. Tuttavia, non furono i loro reportage, bensì le inchieste del Congresso e della magistratura a provocare le dimissioni di Nixon nel 1974.

Il vero confitto di Nixon con i media si era svolto in precedenza sulla questione dei Документы Пентагона, 47 volumi di documenti del dipartimento della Difesa che dimostravano come il governo federale avesse sistematicamente mentito al Congresso e all’opinione pubblica sull’andamento della guerra nel Vietnam.

Un ex analista militare del Pentagono, Дэниел Эллсберг, fece visionare 43 dei 47 volumi a un giornalista del “New York Times”, Neil Sheehan, che li fotocopiò senza il suo consenso, e il quotidiano iniziò a pubblicarne il contenuto il 13 giugno 1971.

L’amministrazione federale cercò di ottenere un’ingiunzione che impedisse la diffusione di ulteriore materiale, adducendo ragioni di sicurezza e interessi nazionali e appellandosi all’Закон о шпионаже che era ancora in vigore e vietava la divulgazione di informazioni sensibili che potevano recare danno agli Stati Uniti e andare a vantaggio dei nemici di Washington.

Ma, quando la controversia legale giunse alla Corte Suprema, la maggioranza dei giudici si espresse a favore della libertà di stampa, consentendo ai giornalisti del “New York Times” e successivamente del “Washington Post” di continuare a scrivere articoli fondati sulle circa 7.000 pagine dei Pentagon Papers.

La sentenza non stabilì l’incostituzionalità dello Espionage Act, ma comportò comunque una netta sconfitta di Nixon nel suo intento di assoggettare i media alle direttive del governo federale.

Harry S. Truman e Barack Obama

Dopo Cleveland e Wilson, altri presidenti democratici ebbero un pessimo rapporto con la stampa. Nel 1950, dopo che Пол Хьюм, il critico musicale del “Washington Post” aveva stroncato un concerto della soprano Маргарет Трумэн, suo padre, il democratico Гарри С. Трумэна, gli scrisse una lettera indignata per minacciarlo che gli avrebbe rotto il naso se lo avesse mai incontrato di persona.

In seguito, le tensioni degli inquilini democratici della Casa Bianca con i giornalisti non sono rimasti confinati al piano delle vicende personali o familiari, ma hanno conosciuto soprattutto risvolti politici.

В частности, Барак Обама ebbe un rapporto molto teso con la rete televisiva conservatrice Fox News, che lo attaccò soprattutto sul progetto di riforma sanitaria. Il presidente democratico offrì poche occasioni ai corrispondenti di Fox News per rivolgerli domande durante le conferenze stampa alla Casa Bianca e limitò il numero delle interviste che gli esponenti della sua amministrazione concessero alla rete televisiva.

Obama stesso boicottò Fox News, rifiutando in modo sistematico gli inviti a partecipare alla trasmissione di punta del canale, лисица News Sunday, проводится Крис Уоллес dal settembre del 2009 all’aprile del 2016, quindi per quasi l’intera durata della sua presidenza.

Nel 2010, in una conversazione con la rivista “Перекати-поле”, per cercare di delegittimare l’attività della Fox News come organo di informazione, Obama la tacciò di mancanza di oggettività e arrivò al punto di sostenere che il suo operato fosse “distruttivo” per la crescita degli Stati Uniti.

По словам "Washington Post”, per identificare la fonte che dal dipartimento di Stato aveva fatto trapelare ai media informazioni sensibili sulla Северная Корея, il dipartimento di Giustizia si sarebbe addirittura spinto a ottenere un mandato per l’accesso alla posta elettronica di un giornalista della Fox News (Ann E. Marimow, A Rare Pick into a Justice Department Leak Probe, 19 maggio 2013).

Le azioni legali intraprese contro WikiLeaks и ее fondatore Julian Assange, definito nel 2010 dall’allora vicepresidente Joe Biden un “terrorista dell’alta tecnologia”, responsabili della diffusione di rapporti confidenziali del personale diplomatico americano e di documenti riservati sulle operazioni militari degli Stati Uniti in Afghanistan e in Iraq concernenti in particolare l’uccisione di civili scambiati per terroristi e rivoltosi, attestarono gli sforzi compiuti anche dall’amministrazione Obama per contrastare la libera informazione, trincerandosi ancora una volta dietro alla difesa della sicurezza nazionale.

I media “fai da te”

Rispetto ai propri predecessori nello Studio Ovale, Trump ha affrontato la questione del rapporto con i media ancora una volta a modo suo.

Alla sospensione del proprio account Twitter (oggi X), dopo l’istigazione all’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021, il tycoon rispose lanciando un social network personale, Truth Social, il 21 febbraio.

Adesso, frustrato dalla copertura riservatagli da stampa e reti televisive, ha creato la Trump TV, una piattaforma streaming, attiva 24 ore su 24, che trasmette i presunti successi che The Donald stesso attribuisce alla propria amministrazione. L’iniziativa è una nuova espressione della tendenza di Trump a inventarsi realtà parallele sotto il suo assoluto controllo.

Ha agito in questo modo anche in campo diplomatico con la formazione del Board of Peace, una sorta di organizzazione internazionale alternativa alle Nazioni Unite.

Nel brevissimo periodo la Трамп ТВ mira a portare voti ai candidati repubblicani nelle elezioni di midterm del prossimo 3 novembre, con l’intento di scongiurare la presumibile vittoria del partito democratico.

Sembra, però, un tentativo assai velleitario, perché è molto probabile che, a parte pochi curiosi, a collegarsi alla piattaforma saranno quasi esclusivamente i sostenitori indefessi del tycoon che avrebbero votato comunque repubblicano tra poco più di un mese.

Permane, però, il problema di fondo rappresentato dagli attacchi di Trump alla libertà di stampa для чего l’unico argine, al momento, rimane la magistratura federale.

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Стефано Лукони

Он преподает историю США на кафедре исторических, географических и древних наук Падуанского университета. Среди его публикаций: «Незаменимая нация. История Соединенных Штатов от колоний до второго президентства Трампа» (2026), «Институты США от разработки Конституции до Байдена, 1787–2022» (2022), «Черная душа Соединенных Штатов. Афроамериканцы и трудный путь к равенству, 1619–2023» (2023), «Гонка за Белый дом 2024. Выборы президента Соединенных Штатов от праймериз до выборов после 5 ноября» (2024).

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