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Ritardo Assegno Unico, l’Inps risponde: la causa è un conguaglio. Ecco chi riceverà più soldi e chi dovrà restituirli

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L’assegno unico di maggio 2023 è in ritardo: che fine ha fatto? È la domanda che molti genitori si stanno ponendo negli ultimi giorni. Di consueto, infatti, i versamenti arrivano a metà mese, ma ad oggi sono tante le famiglie che non hanno ancora ricevuto l’importo di maggio e si ritrovano a far fronte alle spese quotidiane con molte difficoltà.

La puntualità per il versamento è vitale in molti casi per arrivare a fine mese senza avere l’acqua alla gola”, ha affermato il 25 maggio il presidente del Forum delle associazioni familiari, Adriano Bordignon. Per molte famiglie l’assegno unico è anche un modo per sostenere il costo del caro vita, dai beni primari a quelli per la prima infanzia”.

Finalmente dopo giorni di attesa sono arrivati i chiarimenti dell’Inps, che si occupa dell’erogazione del beneficio. L’Istituto Nazionale di previdenza sociale ha fatto sapere che i pagamenti dell’assegno unico per maggio sono in corso. Alla base dei ritardi, che riguardano solo una parte dei beneficiari, ci sarebbe un maxi ricalcolo degli importi che – rassicura l’ente – in molti casi consentirà alle famiglie di ricevere qualche euro in più. 

Ritardo Assegno Unico: la risposta dell’Inps

Attraverso il messaggio n.1947 del 26 maggio, l’Inps ha comunicato che i riconteggi sono terminati e che i pagamenti dell’Assegno Unico Universale relativi al mese di maggio, comprensivi di importi a titolo di conguaglio finale, sono attualmente in corso. 

Nelle ultime settimane, l’istituto ha infatti effettuato dei ricalcoli allo scopo di recepire le variazioni Isee, i cambiamenti intervenuti nel nucleo familiare, ma anche la nuova normativa che ha modificato la disciplina dell’Assegno Unico. Queste le motivazioni alla base del ritardo nell’erogazione del beneficio. 

Assegno Unico: 272 euro in più per 512mila famiglie

L’Inps fa sapere inoltre che le somme spettanti a titolo di Assegno unico sono state integrate con importi che, nella maggior parte dei casi, evidenziano un credito in favore delle famiglie dovuto, a seconda dei casi, all’adeguamento dell’ISEE, al riconoscimento del cd. premio alla nascita (settima e ottava mensilità di gravidanza) e alla presenza di persone con disabilità, alle quali spettano importi maggiorati con decorrenza già dal mese di marzo 2022. Tradotto in parole povere: molte famiglie riceveranno più soldi. 

In base alle previsioni, infatti, 512mila famiglie riceveranno un’erogazione aggiuntiva che costerà all’Inps un totale di circa 140 milioni di euro. In media, il conguaglio a credito comporterà circa 272 euro in più a famiglia.

Assegno Unico: per 378mila famiglie un taglio di 41 euro

Ci sono però anche delle famiglie che dovranno restituire dei soldi: si tratta di 378mila nuclei familiari che andranno incontro ad una decurtazione dell’assegno pari a 41 euro, per un totale di 15 milioni di euro. 

“Chi risulta a debito dovrà restituire gli importi erogati ma non spettanti, ma lo dovrà fare a rate, pari a non più di un quinto del debito complessivo”, spiega Vincenzo Caridi, direttore generale di Inps.

Gli utenti saranno informati della variazione dell’Assegno con un Sms ed un messaggio e-mail e potranno approfondire le modalità di calcolo rivolgendosi al Contact Center oppure alle Sedi dell’Istituto. 

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Categories: Economia e Imprese