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Riaperture, protesta delle aziende termali: “Troppa confusione”

Foto di nirolfix da Pixabay

Sulla riapertura delle terme il governo è in contraddizione. Questa l’accusa che rivolgono compatte Federturismo e Federalberghi all’esecutivo, contestando la data del primo luglio come giorno di riapertura per terme e parchi acquatici. Nei fatti – sottolineano – le terme non hanno mai chiuso e hanno continuato a fornire i servizi essenziali.

Sono 320 le terme in Italia, frequentate ogni anno mediamente da 3 milioni di persone, di cui il 12% straniere. Il Veneto è la prima regione italiana con 85 aziende termali, seguita da Campania (55) e Toscana (23). Il sistema termale garantisce (dati 2019) circa 800 milioni di fatturato solo nell’ambito sanitario e raggiunge i due miliardi se si tiene conto dell’indotto.

Secondo Emanuele Boaretto, presidente di Federalberghi Terme, sulle nuove linee guida definite dalla Conferenza delle Regioni “è utile ricordare che gli stabilimenti termali italiani sono aperti già oggi per le prestazioni incluse nei livelli essenziali di assistenza (ad esempio fango-balneoterapia e inalazioni) e per attività riabilitative e terapeutiche. Non capiamo bene a quali ipotesi di termalismo si faccia riferimento quando si parla di riaperture al primo luglio”.

Gli fa eco Marina Lalli, presidente di Federturismo Confindustria: “Rimaniamo perplessi sulla confusione che si sta generando in queste ore sulle differenti date di riapertura. Le terme, per la loro attività caratteristica, ovvero le cure mediche termali, sono rimaste aperte anche in periodi di lockdown e quindi sarebbe curioso chiuderle proprio adesso”. Dunque “quanto agli stabilimenti termali confidiamo che si tratti chiaramente di una svista”.

Non solo. “Francamente – aggiunge Marina Lalli – non capiamo perché i parchi a tema possano riaprire solo a luglio, perdendo così un mese decisivo come giugno in termini di arrivi turistici. I parchi tematici svolgono, tra l’altro, un ruolo di traino per molte destinazioni che senza la loro apertura rischiano di rimanere con alberghi e ristoranti vuoti”.

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Categories: Economia e Imprese