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Retail: comandano gli Usa, ma corrono gli emergenti. L’Italia resta al palo

Gli Stati Uniti comandano ancora, ma alle loro spalle sgomitano i Paesi emergenti. Parliamo della classifica globale dei maggiori retailer mondiali stilata da Deloitte, una classifica che, se da un lato certifica ancora il predominio sul mercato dei colossi statunitensi (5 tra i primi 10 nella classifica delle vendite del 2012, con Wal-Mart primo per distacco), dall’altro testimonia della crescita del settore nei paesi emergenti.

Già, perchè se si guarda alla classifica dei tassi di crescita dei ricavi nel periodo 2007-2012 troveremo ben sei gruppi sparsi tra Cina (2), russia (2), Sudafrica e Turchia, a fronte di tre gruppi statunitensi e uno, il primo in classifica Jumbo Holding, olandese.

I grandi retailer (la classifica di Deloitte prende in considerazione i primi 250 gruppi mondiali per fatturato) hanno fatto segnare tra giugno 2012 e giugno 2013 un fatturato complessivo di 4.287 miliardi, per una crescita pari al 4,9%, frenata dai bassi tassi di cescita europei.

E l’Italia? L’Italia langue, come spesso avviene, registrando aumenti risibili. Gli unici tre gruppi italiani presenti nella classifica (Coop, Coonad ed Esselunga) tra il 2008 ed oggi hanno preso posizione e il loro fatturato complessivo, inferiore ai 40 miliardi di euro, è pari a quello del 27simo gruppo mondiale.

A pesare, sull’andamento dei piccoli giganti nostrani, sono i bassi margini di profittabilità e la scarsissima espansione all’estero rispetto alla media dei grandi gruppi mondiali, che ottengono il 24,3% dei propri ricavi da mercati diversi rispetto a quelli del Paese di provenienza.

Intanto, per la prima volta nell’analisi di Deloitte risultano anche i retailer che operano sul web, che hanno registrato un aumento dei ricavi del 29% nel solo scorso anno. 

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