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Renzi vuole cambiare la Rai: al vertice un manager scelto dal Governo

Un amministratore delegato nominato direttamente dall’Esecutivo. E’ questo il punto centrale della riforma della governance Rai studiata dal premier Matteo Renzi per mandare in pensione la legge Gasparri, sottraendo la Rai dall’influenza diretta dei partiti (con l’attuale gestione mista Cda-direttore generale) e rendendola più simile, come struttura di comando, ad una società privata.

Una strada, quella scelta dal premier, che non mancherà di scatenare polemiche, soprattutto per via del fatto che sarà il Governo stesso, che presenterà il disegno di legge, a scegliere poi l’amministratore unico della Rai.

Secondo la tabella di marcia, le linee guida della riforma arriveranno in settimana al Consiglio dei ministri. Come annunciato da Renzi, non si tratterà di un decreto, ma di un disegno di legge governativo, che passerà al Parlamento seguendo le stesse modalità di quello sulla Scuola.

Il disegno, dopo il passaggio al consiglio dei Ministri, sarà oggetto di una consultazione ristretta, che conterà i pareri di una trentina di esperti, chiamati ad esprimersi soprattutto sui diversi aspetti relativi alla governance, come la riduzione dei membri del consiglio di amministrazione (da 9 a 5), la fine della cogestione con il Cda stesso e la scomparsa della carica di direttore generale, oggi occupata da Luigi Gubitosi.

Ma ci sono altre novità all’orizzonte, come quelle che riguardano la commissione parlamentare di Vigilanza Rai, che resterebbe, contrariamente a quanto suggerito dai grillini, come organo di controllo, ma che non nominerebbe più, come avvenuto sinora, i membri del consiglio.

Altre novità riguarderanno la possibile formazione di un consiglio di sorveglianza, ma anche, più prosaicamente, il canone, che dovrebbe essere dimezzato (a 65 euro contro gli attuali 113,5) e abbinato alla bolletta dell’energia elettrica.

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Tags: RaiRenzi