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Renzi: “E’ Bersani a cercare l’accordo con il Pdl, io voglio le elezioni”

“Detto tra di noi, se proprio si deve parlare di alleanza con il Pdl, Berlusconi si fida molto di più di Bersani o D’Alema che non dei nuovi del Pd. E’ da tempo che si conoscono e, pur su posizioni diverse, è più facile che trovino un accordo loro”. Lo ha detto oggi Matteo Renzi ai microfoni di Radio 105, smentendo così le voci su una sua trattativa con Berlusconi. Polemiche nate dopo l’aut-aut arrivato ieri dal sindaco di Firenze (o governo subito, o elezioni), accusato dai bersaniani di ricalcare perfettamente le posizioni del Cavaliere.

“Io dico solo che Bersani ha provato a fare l`accordo con Grillo e Grillo gli ha detto di no – ha proseguito Renzi –. Adesso, o Bersani riuscirà a spaccare i 5 Stelle oppure farà un accordo con il Pdl. Si stanno parlando: Migliavacca (braccio destro di Bersani, ndr) ha parlato più volte con Verdini (uno dei più stretti collaboratori di Berlusconi, ndr). Io personalmente sarei per andare a votare, ma siccome non è importante quello che penso io, ma quello che pensano gli italiani, bisogna fare qualcosa. Io entro nelle aziende, vedo i cassaintegrati, la situazione. Facciano quel che gli pare, ma facciano qualcosa. Io sarei per andare a votare, ma non è importante quello che penso io”. 

Il sospetto dei renziani è che un eventuale accordo tra il segretario del Pd e Berlusconi si giocherebbe su un equo scambio fra Quirinale e Palazzo Chigi: al Colle andrebbe una persona non sgradita al centrodestra (Luciano Violante?), così da rassicurare il Cavaliere sul fronte giudiziario, mentre a Bersani sarebbe finalmente concesso di presentarsi in Aula e chiedere la fiducia. Anche se il tentativo dovesse fallire, il leader del Pd potrebbe traghettare in prima persona il Paese alle elezioni, nel tentativo (improbabile) di ottenere una ricandidatura automatica alla guida del centrosinistra ed evitare così le insidiose primarie contro Renzi. D’altra parte, sembra che anche Berlusconi – dopo aver letto un sondaggio che lo darebbe in svantaggio di circa 10 punti sul sindaco di Firenze – abbia cambiato idea sull’opportunità di tornare subito alle urne. 

In effetti, secondo una rilevazione realizzata da Swg in esclusiva per “Agorà” (Rai Tre), un Pd guidato da Renzi potrebbe arrivare al 36% dei voti, in netto vantaggio su centrodestra (28%), Movimento 5 Stelle (26%) e anche su una riedizione del Pd bersaniano (28%), il quale a sua volta sarebbe in svantaggio sul centrodestra (31%) e praticamente alla pari con i grillini (27%). 

Insomma, la tensione all’interno del Partito democratico continua a salire e le voci di scissione iniziano a circolare con una certa insistenza. Renzi però sostiene di non considerare nemmeno l’ipotesi di dar vita una nuova forza, perché “uscire e farsi un partito non ha senso. Ce ne sono già troppi di partiti”. 

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Categories: Politica