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Putin, con la sua brutale aggressione all’Ucraina, mette l’Europa di fronte a un bivio: sapersi difendere o perire

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L’ultimo capitolo del recente libro che Biagio de Giovanni, professore emerito di Filosofia politica dell’Università Orientale di Napoli, ha dedicato ad una profonda riflessione sul destino dell’Europa, si intitola “L’Occidente ami se stesso” ed è una allarmata requisitoria contro la caduta di autostima delle democrazie occidentali, corrose da un senso di colpa nei confronti dei tanti conflitti scatenati nei secoli passati all’interno della stessa Europa, e dal brutale dominio imposto a gran parte del resto del mondo. Eppure, anche se attraverso contrasti talvolta sanguinosi, dal secondo dopoguerra l’Europa è riuscita a costruire insieme agli Stati Uniti una architettura democratica e aperta verso gli altri, che oggi molti tendono a rinnegare facendo sprofondare non solo l’Europa ma un po’ tutto l’Occidente, in uno stato di passività di fronte agli eventi che non fa altro che aumentare l’aggressività del resto del mondo nei confronti dei vecchi dominatori coloniali.

Le bugie sulla presunta aggressività della Nato

L’aggressione di Putin all’Ucraina giustificata dallo stesso dittatore moscovita come la necessità di rispondere alle minacce della Nato nei confronti della Grande madre Russia, dovrebbe aver suonato un capannello d’allarme nelle cancellerie occidentali. Le intenzioni di Putin sono infatti chiarissime. Sono state più volte dette da lui stesso e dai suoi servitori. Da ultimo l’ambasciatore a Roma Alexey Paramonov in una lunga lettera inviata al quotidiano la Repubblica, dopo tante clamorose bugie e alcune mezze verità, afferma chiaramente che obiettivo del Cremlino è quello di liberare l’Europa , meglio se divisa in singoli Stati senza il coordinamento di Bruxelles, dalla pesante tutela degli Stati Uniti che la costringono ad essere la base territoriale degli americani in Eurasia. Al contrario la Russia propone un Grande Partenariato Euroasiatico nel quale la vecchia Europa potrebbe ritagliarsi un posto “adeguato e dignitoso.” Insomma i russi propongono agli europei di passare dal protettorato americano ( che ha garantito tramite la Nato la nostra sicurezza ) ad un protettorato russo che peraltro – secondo loro – sarebbe in grado di liberare il popolo dall’ oligarchia liberale ( in altri tempi si diceva i plutocrati ) che tiene in piedi una finta democrazia. Invece quella di Putin è una vera democrazia come Navalny ha testimoniato da un carcere nel Nord della Siberia!

L’Occidente però appare profondamente diviso. Non a caso grazie ai ritardi nella fornitura di armi a Kiev, l’esercito russo è riuscito non solo a far fallire l’offensiva estiva degli ucraini, ma sta conducendo con qualche successo una campagna invernale che se non si riuscirà ad arginare in tempo, potrebbe minare il morale delle truppe ucraine. Non a caso dopo i mesi critici che vanno dalla primavera dello scorso anno in cui Putin ha dovuto fronteggiare anche la rivolta dei propri mercenari, ora l’autocrate di Mosca si mostra spesso in pubblico con grandi sorrisi ed aria da padrone. Rinasce la speranza che le incertezze ed i ritardi dell’Occidente possano consentire alle truppe russe di entrare a Kiev come avevano tentato di fare nei primi giorni del conflitto e da dove erano stati respinti dall’eroica ed inattesa resistenza degli ucraini.

Le incertezze delle democrazie alimentano la sete di dominio di Putin

In questa fase del conflitto qualsiasi incertezza di chi ha la fortuna di vivere con istituzioni libere e democratiche, non fa altro che alimentare la determinazione di Putin e rafforzare il nazionalismo della popolazione russa bombardata da una insistente propaganda senza poter sentire voci dissonanti. Gravissimo è l’atteggiamento di Trump che sta bloccando gli aiuti militari ed economici a Kiev, facendo capire al nuovo Zar che in fondo a lui dell’Europa non frega nulla. Sbaglia perché cedere alla prepotenza non è mai una buona scelta per difendere i propri interessi. La storia insegna che a furia di concessioni per tener buono il mostro che si sente un po’ Ivan il Terribile ed un po’ Stalin, alla fine si sarà costretti ad intervenire in condizioni peggiori e con sacrifici e lutti molto più grandi di quelli che si sarebbero dovuti sopportare se si fosse intervenuti alle prime manifestazioni della follia imperialistica del Cremlino.
Per l’Europa la situazione è simile. In un primo momento si è manifestata una unitaria solidarietà nei confronti degli ucraini che ha sorpreso lo stesso Putin che pensava di tenerci buoni con le sue forniture di gas. Ma poi con il passare dei mesi, sono emersi dubbi . Non si voleva esagerare con l’invio di armi che dovevano essere solo difensive, per non inimicarsi il dittatore del Cremlino. Per far arrivare i carri armati Leopard ci sono voluti più di 15-16 mesi dall’inizio delle ostilità, gli aerei non sono ancora arrivati. Le munizioni promesse non siamo stati in grado di produrle. E poi è arrivata la così detta “ stanchezza “ delle opinioni pubbliche nei confronti della guerra. Un vero e proprio insulto nei confronti delle migliaia di uomini ucraini che stanno da mesi nelle trincee!

Si torna a parlare di diplomazia come suggerisce Paramonov, il che vuol dire di cedere alle richieste territoriali di Putin , sperando così di calmare la fame del dittatore. Dopo il compromesso di Monaco, Churchill disse rivolto ai capi politici di Gran. Bretagna e Francia“ si poteva scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore ed avranno la guerra“. Sicuramente le incertezze di Salvini e delle altre destre europee, ma anche di alcuni di sinistra, alimentano le speranze di Putin di vincere la guerra e di mangiarsi tutta l’Ucraina.

Le elezioni europee e quelle Usa fondamentali per il nostro futuro

Ora i popoli occidentali hanno l’occasione delle elezioni per dire con chiarezza cosa vogliono fare per non cedere alla prepotenza e per ridare un ruolo (vero) all’Europa ed alla sua democrazia che , nonostante tutti i suoi difetti, vale la pena di difendere.

Prima in Europa e poi negli Stati Uniti gli elettori sono chiamati ad una prova impegnativa. Non si può votare solo seguendo il pifferaio demagogico che tutto promette e poi nulla riesce a fare. Bisognerà dare un voto pensando al futuro della nazione in cui si vive, dell‘ Europa e dell’intero Occidente. Divisi si perde sicuramente di fronte ai tanti nemici che la nostra debolezza sta facendo proliferare in ogni dove. Dobbiamo abbandonare i nostri sensi di colpa, dobbiamo smetterla di cancellare la nostra cultura, anche se quello che facevano i nostri antenati non ci piace molto. Ma noi abbiamo fatto tesoro degli errori del passato ed ora siamo in grado di far sentire la nostra voce. Dobbiamo avere la capacità di rintuzzare agli attacchi ( armati o verbali ) che ci vengono lanciati da vaste aree del mondo. Quindi dobbiamo avere un esercito europeo ben armato e un ministro degli Esteri che parla a nome di tutti i paesi europei. Dobbiamo dimostrare di essere pazienti e disposti a dialogare con gli altri . Ma non fino al punto da farci dominare da chi governa su un mondo di schiavi incatenati dalle bugie della propaganda e dalla repressione poliziesca.

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