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Prometeia rivede al ribasso (+0,7%) le stime sul Pil 2023: ci sarà stagnazione, ma non recessione. L’inflazione va giù

Pixabay

La fase espansiva dell’economia italiana potrebbe aver concluso la sua corsa, in linea con il rallentamento di quella globale. Dopo la crescita registrata nel primo trimestre, nel secondo il Prodotto Interno Lordo italiano ha registrato una brusca frenata (-0.4% rispetto al trimestre precedente, +0.4% sul corrispondente) e gli indicatori congiunturali portano a prevedere un terzo e quarto trimestre 2023 stagnante. Questo quanto si legge nel Rapporto di Previsione Prometeia di settembre, secondo cui in media d’anno la crescita del Pil dovrebbe attestarsi a +0,7%, meno del +1,1 stimato tre mesi fa.

L’inflazione scende

Nel frattempo, però, arrivano buone notizie sull’inflazione. L’indice dei prezzi al consumo ha cominciato a manifestare i primi segni di frenata, grazie al calo delle componenti più volatili, dai prezzi dei beni energetici agli alimentari freschi, mentre il rallentamento della componente core è ancora limitato. Nei prossimi mesi, ci si attende che il rallentamento continui, con l’inflazione al consumo in media d’anno che scenderà al 5,7% dall’8,2% del 2022.

Perché il Pil italiano rallenta

Oltre alle tendenze legate al rallentamento del commercio globale e agli effetti delle politiche monetarie restrittive, ci sono tre principali fattori domestici che vincolano il ritmo di crescita del nostro Paese. Il primo riguarda la debolezza dei consumi delle famiglie, che sembra destinata a proseguire a causa dell’elevato livello dei prezzi e della conseguente perdita di potere d’acquisto dei salari, nonché a causa del venir meno degli effetti espansivi del Superbonus 110%.

È stata poi appena approvata dal governo la Nota di aggiornamento al Def (Nadef). In base alle informazioni disponibili, “risultano margini ridotti per politiche espansive, nonostante sia indicata una più lenta riduzione di disavanzo rispetto a quanto programmato dal Def in aprile. Una volta finanziati i contratti pubblici e le spese necessarie, le risorse per nuovi interventi di sostegno risultano limitate a pochi decimi di Pil. Ulteriori interventi dovranno quindi trovare copertura nella manovra, col rischio di una crescita che potrà essere ben inferiore a quella ipotizzata nella Nadef”, sottolinea Prometeia nel suo rapporto.

Infine, il Pnrr è stato ridefinito ma non ha ancora il via libera dalla Ue. Dopo la terza relazione di monitoraggio, che aveva messo in evidenza difficoltà nell’attuazione di numerosi interventi, il governo ha elaborato un nuovo Piano, dove, a fronte di definanziamenti per 15,9 miliardi di euro, sono stati inseriti nuovi interventi per la transizione verde. 

Prometeia prevede una lenta ripresa nel 2024 

“Prevediamo che queste modifiche portino a un diverso profilo temporale, depotenziando l’impatto aggiuntivo soprattutto nel biennio 2023-2024”, fa sapere Prometeia, secondo cui però la fiammata inflazionistica, combinata al rallentamento del PIL, potrà esaurirsi senza una vera e propria recessione ma con una stagnazione quest’anno e una ripresa lenta nel prossimo (PIL 2024 al +0,4%). 

Dal 2025, in assenza di shock significativi, l’economia italiana potrebbe tornare sui ritmi medi di crescita precrisi e con inflazione moderata. Questo perché l’attuazione del PNRR consentirebbe di mantenere l’economia su un ritmo di crescita del Pil pro-capite positivo nonostante il venir meno dell’impulso della politica di bilancio, alle prese con l’obiettivo di riportare l’indebitamento sotto il 3% e il debito su un percorso obbligato di discesa.

Il peso dell’inflazione sulle famiglie

Nello scenario Prometeia i prezzi non scenderanno: “l’economia dovrà assestarsi su livelli di prezzi permanentemente più elevati. In particolare, per i consumatori quelli dell’energia rimarranno più alti rispetto al pre-Covid del 70%, del 20% per i prodotti alimentari e in media del 10% per gli altri beni e servizi”, prevede l’associazione.

“Con riferimento alle famiglie con reddito da lavoro dipendente – continua Prometeia – la crescita dei salari che prefiguriamo non consente un recupero della perdita di potere d’acquisto. Più in generale, anche la ricchezza finanziaria accumulata dalle famiglie subirà una decurtazione del suo valore reale. Tuttavia, la crescita economica e la quota rilevante sul prodotto dei servizi e (ancora) dalle costruzioni, a maggiore intensità di lavoro, sosterranno l’occupazione e la quota del lavoro dipendente nella distribuzione del reddito”

Prometeia: “Siamo alla fine della fase rialzista dei tassi, ma rischi per la stabilità”

L’uscita dall’emergenza mette in discussione l’approccio di politica economica degli ultimi anni, in cui il bilancio pubblico pareva non avere vincoli in nome della difesa di famiglie e imprese. Nel 2022, il deficit dovuto al Superbonus 110% e agli interventi per mitigare gli alti prezzi dell’energia è stato superiore al 6% del PIL; nell’anno in corso, si prevede che sarà di circa il 2,8% e scenderà quasi a zero nel 2024.

Secondo Prometeia siamo arrivati alla fine della fase rialzista mondiale dei tassi di politica monetaria: “nel nostro scenario i tassi di policy negli Stati Uniti e area euro rimangono fermi nei prossimi mesi.. Ma non sono certamente esauriti i suoi effetti, né si è annullato interamente il rischio che i prezzi tornino a rialzare la testa e inducano le banche centrali a intensificare la restrizione monetaria” si legge nel rapporto di settembre.

Infine lo spauracchio Cina. “Le difficoltàcinesi, soprattutto quelle legate all’immobiliare, pongono forti limiti alla crescita e rischi alla stabilità finanziaria. Altro fattore di debolezza per la crescita globale è il venire meno nei principali Paesi del supporto delle politichefiscali, dopo i forti stimoli del periodo Covid. Tuttavia, nel nostro scenario la UEM e gli Stati Uniti rallentano in modo significativo verso livelli poco al di sotto delle rispettive crescite potenziali, con un PIL 2023 rispettivamente a +0,6% e a +2%. Evitando così una recessione, con il buon andamento dell’occupazione, specie oltreoceano, che si riflette in una tenuta dei redditi disponibili delle famiglie e dunque dei consumi”, conclude Prometeia.

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Categories: Economia e Imprese