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Ospedali: non sempre piccolo vuol dire inefficiente. Occhio alla geopolitica sanitaria

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Ho letto l’intervista dei giorni scorsi di FIRSTonline al Professor Silvio Garattini, che ha fatto un’analisi precisa e condivisibile sugli odierni problemi della Sanità Italiana e sui possibili interventi da attuare per svolgere una politica sanitaria moderna e democratica. Per la mia esperienza di medicina territoriale, prima come medico di famiglia per trentacinque anni a Perugia e da dieci anni impegnata nell’emergenza in Alta Pusteria, mi sembra importante analizzare il punto di vista delle diversità geografiche dell’Italia. Dalle piccole isole ai territori montani, i servizi da dare sono diversi da quelli delle zone di facile comunicazione.

OSPEDALI: CHIUDERNE UNO PICCOLO MA EFFICIENTE IN MONTAGNA RISCHIA DI CREARE CITTADINI DI SERIE A E B

Chiudere per un puro calcolo aritmetico un piccolo ma efficiente ospedale di montagna significa esporre le popolazioni residenti ad enormi disagi e pericoli, creando Cittadini di serie A e B, non per reddito ma per collocazione geografica. Significa anche privare gli ospedali maggiori di un filtro, sovraccaricarli e quindi renderli non più in grado di dedicarsi ai casi di maggiore importanza.

Infine, se si vuole porre rimedio allo spopolamento di alcuni territori e al sovraffollamento di altri, bisogna democraticamente offrire a tutti lo stesso diritto alla prevenzione e alla cura. L’errore della politica economica sanitaria è stato proprio quello di ignorare la geopolitica sanitaria, forse la cosa più importante su cui avrebbero dovuto concentrarsi gli assessori regionali.

°°° L’autrice Paola Virginia Gigliotti è medico per l’emergenza Covid e le Competizioni Nazionali e Internazionali in Alta Pusteria

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Categories: Politica