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Orcel, Unicredit: M&A nel Dna ma solo se rende almeno il 15%. Operazione straordinaria in vista per il secondo mandato del Ceo

Imagoeconomica

Il secondo mandato di Andrea Orcel alla guida di Unicredit, che l’assemblea di metà aprile confermerà numero uno della banca di Piazzale Gae Aulenti, non sarà un mandato di ordinaria amministrazione ma all’insegna della crescita. Tutti si aspettano un colpo d’alta da quello che la comuni finanziaria considera il Ronaldo del M&A. E Orcel non li deluderà. Lo ha già fatto capire all’European Financials Conference di Morgan Stanley dell’altro giorno. “Sarebbe deludente – ha sostenuto il banchiere romano che come il Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, si trova per curiosa combinazione del caso a guidare una banca fortemente radicata a Milano – se i rigidi criteri stabiliti da Unicredit per valutare potenziali acquisizioni impedissero alla banca di utilizzare almeno una parte dell’ampio capitale in eccesso in questo modo”. Ossia: restituire agli azionisti parte del capitale in eccesso anzichè utilizzarlo per fare un’acquisizione di qualità sarebbe una delusione soprattutto per Orcel che da mesi scruta il mercato e cerca la preda da mettere nel paniere. Ma non a tutti costi. Il Ceo di Unicredit lo ha ripetuto tante volte e lo ha confermato anche ieri: le acquisizioni si fanno non per il gusto di farlo ma se creano valore e se garantiscono un rendimento alla banca predatrice di almeno il 15%. Ci sono occasioni del genere in Italia? Sì, dal Banco Bpm al Monte dei Paschi ormai risanato o ad Azimut, mentre resta improbabile un’integrazione con Mediobanca che garantirebbe il controllo di Generali ma finirebbe per diluire le partecipazioni azionarie dei soci di Unicredit. E fuori dall’Italia? Commerz fa sempre gola anche se non porta bene a chi si avvicina, ma non va trascurata l’ampia area balcanica dove la presenza di Unicredit ha una sua storia.

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Categories: Finanza e Mercati