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Napolitano: “Dimissioni? Decido io”

Le decisioni spettano al Capo dello Stato, e dunque a Giorgio Napolitano. A mettere un freno alla ridda di indiscrezioni circolate negli ultimi giorni sulla possibili dimissioni del Presidente della Repubblica a inizio 2015 è una nota diffusa dal Colle: “Restano esclusiva responsabilità del Capo dello Stato il bilancio di questa fase di straordinario prolungamento, e di conseguenza le decisioni che riterrà di dover prendere. E delle quali come sempre offrirà ampia motivazione alle istituzioni, all’opinione pubblica, ai cittadini”. 

Napolitano, dunque, non vuole farsi dettare i tempi della propria uscita da qualcun altro. “Il Presidente della Repubblica – prosegue la nota – nel dare la sua disponibilità alla rielezione che il 20 aprile 2013 il Parlamento generosamente gli riservò a larghissima maggioranza, indicò i limiti e le condizioni – anche temporali – entro cui egli accettava il nuovo mandato”.

Limiti e mandati che, però, ha chiarito il capo dello Stato, rimangono ancora nelle sue mani e rimangono, oltretutto, legati alle riforme istituzionali che Napolitano si era proposto di accompagnare prima delle sue dimissioni.

Dimissioni che aprono in anticipo diversi tavoli sulla scena politica, cambiando radicalmente la posta in gioco. Il tavolo principale è quello del patto del Nazareno, con Matteo Renzi che minaccia la rottura, usando come leva proprio la corsa al Quirinale. Il succo del pensiero del premier, in poche parole, è il seguente: o Berlusconi ci segue sull’Italicum oppure eleggiamo il presidente della Repubblica senza di lui, aprendo a Grillo e al Movimento 5 Stelle.

Renzi ha dato tempo al leader di Forza Italia fino alle 21 di questa sera, quando si terrà il vertice di maggioranza per fare il punto sull’Italicum, per tornare a trattare sulla legge elettorale. I temi sul tavolo sono quelli enunciati dal premier negli ultimi giorni e in particolare la soglia di accesso per le liste al 3%. “Possiamo andare avanti da soli – avverte Renzi-. I numeri li abbiamo, vedrete”.

Una modifica, questa della soglia di sbarramento, richiesta a gran voce dai piccoli partiti, e che avrebbe l’effetto di emancipare sempre di più i pianeti minori della galassia del centrodestra (da Fratelli d’Italia a Ncd, passando per la Lega) dal centro del loro sistema solare, aumentando così l’isolamento dei forzisti, e diminuendone la forza contrattuale.

In ogni caso, Renzi non sembra intenzionato ad arrivare alla rottura, considerata più che altro come un piano di scorta. Ma in ogni caso comincia a fare di conto. Sia sull’Italicum che sulla corsa al Quirinale. In entrambe le partite, il premier lo sa ben anche perchè la storia recente insegna, servirà soprattutto la compattezza del partito.

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Categories: Politica