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Mediobanca e Generali, le nuove regole sulla governance vietano i doppi incarichi

Quale poltrona sceglieranno Alberto Nagel e Vincent Bollorè? Quella di Mediobanca o quella delle Generali? Mai come quest’anno la vigilia delle maggiori assemblee societarie è carica di tensioni per l’applicazione dell’articolo 36 del decreto Salva Italia che vieta la duplicazione degli incarichi in società concorrenti nelle banche, nelle assicurazioni e nella finanza. Il divieto non scatta nei gruppi e in presenza di controllo, che può essere anche di fatto e congiunto. Le nuove, anche se non complete, norme attuative diffuse ieri dalla Banca d’Italia, dalla Consob e dall’Isvap in applicazione della prima riforma del governo Monti obbligano a scelte rapide. Altrimenti si corre il pericolo di perdere tutti gli incarichi.

Alcuni big hanno già risolto le loro incompatibilità: il presidente di Intesa Giovanni Bazoli ha lasciato l’Ubi, Carlo Pesenti ha optato per Mediobanca lasciando Unicredit, Francesco Gaetano Caltagirone ha preferito le Generali a Mps. Ma di casi spinosi ce ne sono ancora molti. E in palio ci sono 250 poltrone. Che faranno Palenzona (Mediobanca o Unicredit?), Vita (Unicredit o Allianz?), Jonella Ligresti (Fonsai o Mediobanca?), Doris (Mediobanca o Mediolanum?), Gabriele Villa (sindaco in Mediobanca o nel Credito Artigiano?).

Ma gli intrecci più politicamente sensibili sono quelli che legano Mediobanca a Generali, dove Piazzetta Cuccia che ha sempre negato di esercitare il controllo è comunque il primo socio del Leone con il 13,5%. Sabato prossimo c’è l’assemblea delle Generali a Trieste ed entro il giovedì 26 Alberto Nagel, che è vcepresidente del Leone e ad di Mediobanca, Saverio Vinci e Vincent Bollorè dovranno scegliere. E la decisione non sarà indolore, anche se nel caso di Nagel è ovviamente scontata.

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