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Mediaset e Unicredit, fuochi d’artificio in Borsa

La Borsa riserva un’accoglienza trionfale al piano “Transform 2019” di Unicredit e all’ipotesi di un’Opa di Vivendi su Mediaset. Piazza Affari chiude a +2,49%, a 18.827 punti, regina in Europa, sulle ali di questi due titoli che mettono a segno rialzi stellari, rispettivamente del 15,92% e del 31,86%. 

Ben intonate anche le altre piazza del continente, in una giornata dove l’onda verde lambisce tutte le sponde: Madrid +1,58%; Londra +1,13%; Parigi +0,91%; Francoforte +0,84%.

Wall Street, in apertura, estende ulteriormente il trend bullish, con il Dow Jones verso la soglia psicologica dei 20.000 punti, mai toccata prima. Fra i titoli in crescita Exxon Mobil, dopo che l’amministratore delegato Rex Tillerson è stato scelto come segretario di Stato dal neo presidente Donald Trump, nonostante le critiche sui legami del manager con la Russia e il presidente Vladimir Putin. L’attenzione però è catalizzata dalla Federal Reserve che si riunisce oggi per l’ultimo meeting dell’anno e che domani comunicherà le decisioni sul costo del denaro e le stime sull’economia: si prevede un rialzo dei tassi dello 0,25%, il primo da dicembre 2015, e si attende la conferenza stampa di Janet Yellen che chiarirà la traiettoria futura della politica monetaria nel nuovo e inatteso contesto politico americano. 

Anche in Italia il contesto politico è mutato, ma la soluzione della crisi apparentemente rapida porta fiducia: lo spread del decennale col bund tedesco scende del 6,63%, a 150.80 punti base, rendimento 1,87%; mentre Paolo Gentiloni promette che il governo affronterà i problemi legati al sistema bancario e sarà pronto a intervenire ove necessario per garantire la stabilità e il risparmio dei cittadini.

“Self help” però è uno dei motti di Unicredit, che non cerca soldi pubblici, ma un aumento di capitale per 13 miliardi di euro, il più imponente che si sia mai visto nel Belpaese, praticamente pari all’intera capitalizzazione attuale dell’istituto. L’ad Jean Pierre Mustier, nel piano 2016-1019, si appresta a ripulire i conti con 12,2 miliardi di perdite straordinarie nel 2016, quasi tutte rettifiche su crediti e a dare un taglio ai costi per 1,7 miliardi, basato in gran parte su esuberi in Germania, Italia, Austria. La banca ha anche concluso due accordi per la cessione di 17,7 miliardi di crediti in sofferenza.

L’altra grande protagonista della giornata è Mediaset, sospesa più volte per eccesso di rialzo. A scatenare gli acquisti una nota in cui ieri sera Vivendi, socia al 3%, annunciava che potrebbe rilevare fino al 20% con l’obiettivo di creare una piattaforma media nel Sud Europa e che continuerà a comprare azioni per diventare secondo azionista del gruppo. Una “scalata ostile” per Finivest, che denuncia gli ex amici francesi per “manipolazione di mercato”.  Un tentativo facilitato dal deprezzamento del titolo causato proprio dalla marcia indietro dei francesi sull’acquisizione di Premium. Morale: oggi boom di acquisti sul titolo e prezzo a 3,584 euro; circa 125 milioni di pezzi scambiati, oltre il 10% del capitale. La Consob accende un faro e fa sapere di aver avviato le verifiche sul titolo.

Mediobanca Securities bolla la mossa dei francesi come “grossa e aggressiva”, la “conferma che Vivendi ha un interesse per tutta Mediaset e non solo per il business della pay tv”. Secondo Equita, la strategia di Vivendi potrebbe avere riflessi anche su Telecom Italia (+1,39%), di cui controlla il 24% circa. La partita sembra destinata a riservare ancora molti colpi di scena.

Alti e bassi nel resto del listino. Sfavillante Finecobanck +7,69%, di cui Unicredit non intende vendere altre quote. Saipem +5,18%, a innescare gli acquisti il report di Morgan Stanley che ha alzato la raccomandazione da underweight a overweight con prezzo obiettivo che sale a 0,75 da 0,35 euro. Ubi +3,39%; Intesa San Paolo +3,85%. Giornata positiva per Mps +1,29%. Deboli soprattutto le popolari, Bpm -3,03% e Bp -3,49%. Giornata negativa Buzzi, -0,91%; giù Tenaris -1,44%. Eni +1,01%. 

Brent in frazionale calo: -0,31%, 55,52 dollari al barile. Euro poco mosso.

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