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L’Ulisse di Joyce e l’Irlanda: 100 anni di incomprensioni

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Proprio per la sua complessità e anche il suo radicale sperimentalismo linguistico e contenutistico il romanzo di Joyce ha avuto un cammino travagliato prima di raggiungere il plauso universale. Lo ha avuto particolarmente nel suo paese, l’Irlanda, forse così assorbita dai suoi problemi e dai suoi conflitti da non accorgersi del tutto di avere dato alla luce uno dei maggiori geni letterati del Novecento.

Indubbiamente Joyce era molto avanti per una società con venature fortemente tradizionaliste e anche arcaiche come l’Irlanda coeva dell’Ulisse. Indubbiamente l’Irlanda cosmopolita, disinibita, aperta e proiettata nel futuro che esce dal romanzo di Joyce, e come è l’Irlanda di oggi, non era la nazione del primo ventennio del Novecento ancora sotto l’odiato dominio britannico e testardamente risoluta a diventare una libera repubblica.

Comunque, il rapporto tra l’Irlanda e Joyce, quest’ultimo davvero cittadino europeo a suo agio ovunque, merita un’indagine che gli stessi irlandesi stanno portando avanti con sincero impegno.

Al riguardo vi proponiamo di seguito un breve intervento di Jude Webber, corrispondente irlandese del “Financial Times”.

Un decennio di centenari per l’Irlanda

Per l’alter ego letterario di James Joyce, la storia potrebbe essere l’incubo dal quale sta cercando di fuggire. Per molti di noi, quell’incubo potrebbe essere la lettura dell’Ulisse stesso.

Famoso per la impenetrabilità di alcune parti, il classico irlandese ha compiuto 100 anni il 2 febbraio, proprio mentre l’Irlanda entra nell’ultimo anno del suo decennio di centenari – una commemorazione continuativa degli eventi tra il 1912 e il 1922 che sono stati cruciali per la sua storia allo stesso modo in cui l’Ulisse ha dimostrato essere un’opera cruciale per la letteratura mondiale.

Quindi, se mai c’è stato un momento per parlare di quello che è il libro meno letto d’Irlanda, il momento potrebbe essere proprio questo. Infatti, Paschal Donohoe, il ministro delle finanze irlandese e bibliofilo, ha dichiarato che nel 2021 l’Ulisse è stato il suo “grande progetto Covid”: ha finalmente trovato “il coraggio di prenderlo in mano e iniziare a scavare nello straordinario mondo” che contiene.

Una guida per leggere l’Ulisse

Con l’occasione del centenario del trattato anglo-irlandese del 1922 con cui gli inglesi consegnarono al governo provvisorio la quasi indipendenza – celebrato in una mostra al castello di Dublino –  senz’altro qualche irlandese ha tirato fuori dallo scaffale il tomo ancora intonso dell’Ulisse, pubblicato a Parigi nel 1922 qualche settimana prima del trattato stesso.

Una guida alla lettura è venuta da Dan Mulhall, l’ambasciatore dell’Irlanda negli Stati Uniti, che ha appena dato alle stampe Ulysses: A Reader’s Odyssey. Mulhall propone un approccio pragmatico: se alcune parti del libro si rivelano troppo toste, semplicemente saltatele.

Il lavoro di Mulhall offre anche una ragione convincente per fare i conti con il romanzo: “Ulysses è un’odissea attraverso la lingua inglese… è un’odissea del carattere… ma è anche un’odissea attraverso il mondo all’inizio del 20° secolo”, ha detto al lancio online del libro. “E si dà il caso – ha aggiunto –che i temi del romanzo siano tornati di nuovo attuali a 100 anni dalla pubblicazione del libro”.

L’Ulisse, liberamente modellato sul racconto epico di Omero del ritorno a casa di Ulisse dopo la guerra di Troia, si svolge in un solo giorno a Dublino – il 16 giugno 1904 – e Mulhall vi vede la rappresentazione di “una società nel momento del cambiamento”. L’Irlanda appunto.

Joyce, l’espatriato

Joyce, però, scrisse il romanzo da espatriato a Trieste, nell’allora impero austro-ungarico, così come a Zurigo e Parigi. Lo scrisse mentre infuriava la Prima guerra mondiale e nell’immediato turbolento dopoguerra.

L’Irlanda, a quel tempo, era immersa in profondi sconvolgimenti: la serrata di Dublino del 1913-14, un’enorme e cruciale disputa industriale, la Rivolta di Pasqua del 1916, una cruenta ribellione armata si contro il dominio britannico che portò alla proclamazione della Repubblica Irlandese, la guerra d’indipendenza del 1919-21, la divisione dell’Irlanda e il trattato anglo-irlandese del 1922.

Poco più di due settimane dopo la pubblicazione dell’Ulisse, gli inglesi consegnarono il castello di Dublino al leader nazionalista Michael Collins. il 1922 fu anche l’anno nel quale scoppiò la guerra civile tra i sostenitori e gli oppositori del trattato e l’anno della fondazione dello Stato Libero Irlandese.

L’illuminazione Joyce

Séamus Cannon, presidente della Friends of Joyce Tower Society (con sede nel forte del 19° secolo appena a sud di Dublino dove Joyce visse per una settimana nel 1904 e dove si apre l’Ulisse), dice che gli anni della guerra civile “non sono un centenario con cui la gente si sente a proprio agio. Quindi è bello avere Joyce da commemorare”.

Proprio il Sinn Féin, il partito nazionalista fondato nel 1905 dal negoziatore del trattato anglo-irlandese Arthur Griffith (che fa capolino nell’Ulisse), sta rafforzando la sua posizione come il partito più popolare a nord e a sud del confine. Si prevede che prevarrà alle elezioni nordirlandesi del maggio 2022 e anche alle elezioni della Repubblica irlandese che si terranno nel 2025.

Joyce, ipotizza Cannon, “si sarebbe considerato un nazionalista irlandese, ma non violento” e si sarebbe preso anche gioco del revival della lingua irlandese. Nell’Ulisse fa parlare in irlandese un personaggio per la sola e unica ragione che gli odiati inglesi non lo capiscono.

Joyce potrebbe, pure, essersi divertito di fronte al tentativo del romanziere satirico Flann O’Brien di tradurre l’Ulisse in irlandese, cosa che O’Brien non ha fatto, ma altri hanno fatto davvero. Lo scrittore, che è uno dei maggiori esponenti della letteratura irlandese attuale, ha motivato così questa idea: “Mi sono detto: se non lo leggeranno in inglese, li metterò nella condizione di potersi vantare di non averlo letto nemmeno in irlandese”. Tanto è difficile l’eredità di Joyce per gli irlandesi.

Da: Jude Webber, James Joyce enlivens Ireland’s uncomfortable centenaries, “The Financial Times”, 27 gennaio 2022

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