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L’Italia dopo il voto, Barclays: “Niente Omt dalla Bce, servono Bot a breve e Btp Italia”

I team degli analisti stanno esaminando a tempi da primato il nuovo scenario dell’Italia post elezioni. Tra i primi a tagliare il traguardo è stata la squadra di Barclays, composta da Fabio Fois, Giuseppe Maraffino e Antonio Garcia Pascual. Ecco, in sintesi, la loro previsione sui prossimi sviluppi del caso Italia. 

CHIEDERE L’INTERVENTO DI DRAGHI? PER ORA E’ PRESTO

Dopo lo shock del voto, è la prima considerazione, l’incertezza regna sovrana. Di qui la scelta di puntare sulle emissioni con scadenza inferiore a tre anni, “protette” dall’ombrello della Bce. Com’è ovvio, l’evoluzione del mercato sarà condizionata alla capacità delle forze politiche di assicurare un governo al Paese e, cosa ancor più importante, di rassicurare i mercati in merito alla volontà di proseguire nella politica di risanamento dei conti e delle riforme strutturali. 

Nel breve termine, continua l’analisi, “è prematuro immaginare un deterioramento della situazione che comporti la richiesta di interventi Omt da parte dell’Unione Europea”. Per far scattare l’Omt sarebbe necessaria una impennata dei rendimenti dei Btp sopra la soglia del 6-6,50%, come nel novembre 2011 e nel luglio 2012. Ma “questo scenario è improbabile se si tiene conto delle massicce vendite di titoli italiani che si sono registrate in quelle occasione”. Per di più gli operatori che vantano un’esposizione sul debito sono oggi in condizioni più forti e perciò in grado di sostenere l’onda d’urto. Non va poi trascurata la forza della domanda interna a sostegno dei titoli pubblici. 

IL TESORO SI AFFIDERA’ AI BTP-ITALIA

Inoltre, sul fronte dell’offerta, il Tesoro è in condizioni favorevoli. Finora l’Italia ha messo, nel 2013, titoli per 36 miliardi pari al 19% del suo fabbisogno annuo ed è riuscito, grazie al Btp a 15 anni, ad allungare la “duration” del debito. Una crisi politica di lunga durata, naturalmente, provocherà problemi per il collocamento dei titoli (137 miliardi) nella parte restante dell’anno. Ma il Tesoro ha in mano diversi strumenti per fronteggiare l’eventuale emergenza (anche se a costi crescenti): puntare sui Bot a breve invece che sui Btp e rilanciare le emissioni di Btp Italia rivolte al mercato retail che ne 2012 hanno permesso di raccogliere 27 miliardi. 

RISCHIO SERIE B. MA CI SALVA IL CANADA

L’elevata instabilità del quadro politico comporterà giudizi più severi da parte delle agenzie di rating. Di recente S&P (rating BBB+, outlook negativo) ha sottolineato che i problemi italiani sono più gravi sotto il profilo della mancata crescita piuttosto che sul debito pubblico ed ha insistito sul rischio “di perdere dopo le elezioni l’occasione per varare le riforme strutturali e rilanciare la crescita”. Visti gli sviluppi del quadro politico è probabile, dicono gli autori, che il rating del 13 gennaio scorso, in cui l’outlook negativo era motivato dall’incertezza sul dopo voto, si traduca a giorni in un nuovo giudizio. Anche Moody’s, ferma al rating del 13 luglio 2012 (Baa 2, rating negativo) e Fitch (A- lo scorso dicembre) hanno sottolineato il rischio post elezioni. 

PER LE BANCHE IL PESO DEI 225 MILIARDI DA RESTITUIRE A FRANCOFORTE

E’ improbabile, comunque, che un eventuale taglio del rating si estenda alle condizioni praticate dalla Banca Centrale Europea e, di riflesso, al costo del funding per le banche italiane. Ma non va dimenticato che, secondo le regole di Francoforte, gli assets con un rating nell’area AAA/A godono di condizioni migliori di quelli tra BBB+/BBB-. A l proposito, però, non va dimenticato che l’agenzia canadese Dbrs continua ad attribuire all’Italia la pagella A: di conseguenza la Bce potrebbe mantenere il rischio delle nostre banche nella serie A anche nel caso che Fitch decida di procedere ad una retrocessione rispetto all’attuale A-. 

Una conseguenza immediata potrebbe essere il rinvio a data da destinarsi della restituzione dei fondi Ltro prestati dalla Bce alle banche italiane (225 miliardi). Questo fattore potrebbe sostenere i tassi a breve ma a scapito delle prospettive del sistema a medio termine (3 anni). 

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