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Lavoro e Fisco, due nuove sfide per il Governo

L’interminabile Consiglio dei ministri di ieri ha dato il via a una nuova fase decisiva per l’azione del Governo. Dopo l’ok definitivo alle liberalizzazioni, la squadra di Mario Monti è alle prese con altri due provvedimenti vitali per la propria credibilità internazionale: la riforma del lavoro e la delega fiscale

Il primo intervento è certamente il più delicato e rischia di far saltare i precari equilibri su cui si regge la maggioranza parlamentare, creando pericolose fratture all’interno del Pd. L’Esecutivo ha approvato un testo di massima che consentirà al Professore di recarsi in Cina con in mano qual cosa di concreto. Allo stesso tempo il provvedimento non è stato blindato e rimangono possibili alcune modifiche in Aula, dove arriverà come disegno di legge ordinario. Sulla questione più controversa – la modifica dell’articolo 18 – il Premier ha però ribadito insieme al ministro Fornero che non intende fare marcia indietro. 

Quanto al disegno di legge delega per la riforma fiscale, ieri il CdM ne ha rinviato l’approvazione, limitandosi a un esame preliminare. In questo caso, l’accordo sui contenuti è molto meno problematico, ma rimangono ampie zone d’incertezza su modalità e tempi d’attuazione. Per accelerare il via libera, si fa strada fra i bocconiani l’idea di non scrivere un nuovo testo, ma di emendare semplicemente la delega partorita dal precedente Governo, ancora arenata in Parlamento.  

Fra le due deleghe dovrebbe esserci comunque un unico punto in comune: il riordino delle agevolazioni fiscali. Saltano invece capitoli ben più importanti previsti dai berluscones, come la cancellazione dell’Irap e la riduzione delle aliquote Irpef da cinque a tre.

Vediamo ora quali sono le misure fondamentali contenute nei due provvedimenti su cui si è discusso ieri in CdM.

RIFORMA DEL LAVORO

Articolo 18. Il reintegro è previsto solo per licenziamenti discriminatori. Per i licenziamenti dettati da motivi economici, se il giudice riterrà non valido il motivo addotto dall’azienda, arriverà solo un indennizzo, compreso fra un minimo di 15 e un massimo di 27 mensilità. Nei casi di licenziamenti disciplinari, se il lavoratore riuscirà a dimostrare la propria innocenza, il giudice potrà scegliere fra le due opzioni: il reintegro o al semplice indennizzo, che anche in questo caso non potrà superare le 27 mensilità. Il timore dei sindacati è che le aziende possano approfittare del nuovo ordinamento licenziando per motivi “falsamente economici”, visto che poi in ogni caso non potrebbero essere obbligate a reintegrare i dipendenti. Per rassicurare le parti sociali, l’Esecutivo ha stabilito che se il licenziamento economico verrà ritenuto “strumentale” dal giudice, sarà possibile anche il reintegro. “Particolare attenzione è riservata all’intento di evitare abusi”, si legge nel comunicato del Governo, che intende anche introdurre un “rito procedurale abbreviato per le controversie in materia di licenziamenti”.

Contratti: dall’apprendistato all’assunzione. Il contratto “subordinato a tempo indeterminato diventa quello che domina sugli altri”, ha spiegato Fornero. Con un’aliquota dell’1,4% sui contratti a termine, la precarietà dei lavoratori diventerà più cara per le aziende, che però in caso di stabilizzazione potranno recuperare parte di questi costi. Per entrare nel mondo del lavoro, il viatico principale sarà il contratto di apprendistato.  Allo scadere dei termini, il bivio: l’impresa potrà scegliere se chiudere il rapporto con l’apprendista oppure assumerlo a tempo indeterminato. Nel caso di mancata conferma, “vogliamo che quel periodo gli valga qualcosa – ha detto ancora Fornero -. Si potrebbe pensare a una certificazione delle competenze professionali”. Inoltre, non sarà più consentito alle aziende di offrire ai giovani contratti di stage non retribuiti.

Ammortizzatori sociali, la novità è l’Aspi. L’assicurazione sociale per l’impiego sostituirà gradualmente ogni forma di mobilità ed entrerà a regime nel 2017. Si applicherà a tutti i dipendenti con contratto a tempo determinato, ma per averne diritto bisognerà probabilmente avere almeno due anni di anzianità assicurativa e 52 settimane lavorative negli ultimi due anni. L’assegno massimo sarà di 1.119 euro lordi al mese, con un taglio del 15% dopo i primi sei mesi. La durata standard del trattamento sarà di 12 mesi: solo per gli over 55 arriverà a 18 mesi. L’aliquota contributiva dovrebbe essere dell’1,3% (2,7% per i precari). 

Accordi per gli esodiLa riforma “crea una cornice giuridica per gli esodi” dei lavoratori anziani, “con costi a carico dei datori di lavoro – si legge ancora nel comunicato di Palazzo Chigi – A tal fine è prevista la facoltà per le aziende di stipulare accordi con i sindacati maggiormente rappresentativi, finalizzati a incentivare l’esodo dei lavoratori anziani”.

Fondo di solidarietàViene istituito un fondo di solidarietà per la tutela dei lavoratori nei settori non coperti da cassa integrazione straordinaria. “La riforma prevede la salvaguardia e l’estensione della cassa integrazione guadagni – spiega il Governo – che  offre un’integrazione salariale in caso di riduzione dell’orario di lavoro durante una congiuntura sfavorevole”.

DELEGA FISCALE

– Fondo Irpef. Il gettito derivante dalla lotta all’evasione e dal riordino delle agevolazioni confluirà in un fondo destinato a eventuali sgravi fiscali.

 – Revisione delle rendite catastali. Non si prevede un aumento del prelievo generale (all’aumento della rendita calerà l’aliquota), tuttavia saranno rivisti i criteri in base ai quali calcolare le rendite catastali, in particolare sostituendo come unità di misura fondamentale i metri quadri al numero di vani. Per stabilire le nuove rendite si terrà conto però anche di altri aspetti più difficili da determinare, come la diversa qualità delle zone in cui sorgono gli edifici. L’operazione potrebbe quindi richiedere complessivamente qualche anno di lavoro.  

Dall’Ires all’Iri. L’imposta sul reddito delle società sarà sostituita dalla nuova imposta sul reddito imprenditoriale. In sostanza, i redditi di professionisti e piccoli imprenditori verranno assoggettati all’Irpef, che è un’imposta progressiva, vale a dire cresce al crescere del reddito. L’Ires invece aveva un’aliquota fissa al 27,5%. 

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Taglio delle agevolazioni. E’ probabilmente la questione più delicata e complessa fra quelle che il Governo dovrà affrontare dopo l’approvazione della delega. Nella relazione tecnica si legge che, “avendo opportunamente deciso di rinunciare ai tagli lineari, bisogna individuare in modo selettivo le misure passibili di intervento”. Alcune sono considerate “intangibili”, come quelle previste dalla nostra Costituzione o dall’ordinamento comunitario. Si punta quindi a sfoltire “le spese fiscali più obsolete, meno coerenti con l’ assetto del sistema tributario, quelle rivolte a un numero modesto di beneficiari, quelle di modesto importo unitario”.

Contenziosi. Si prevede il ricorso a procedure extragiudiziali di definizione delle piccole liti per accelerare le controversie di competenza delle commissioni tributarie. La conciliazione giudiziale potrebbe inoltre essere estesa anche alla fase d’appello e al giudizio di revocazione.

Carbon Tax. In arrivo accise più pesanti sui produttori di combustibili fossili per finanziare lo sviluppo delle fonti rinnovabili.

Sanzioni penali più severe. L’elusione fiscale non avrà rilevanza penale, ma per gli evasori le pene saranno riviste secondo criteri di “predeterminazione e proporzionalità” dei comportamenti.

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