X

La Fed aumenta i tassi, il petrolio crolla, l’Olanda vota

FIRSTonline

I riflettori sono concentrati sulla Fed che stasera, accanto allo scontato aumento dei tassi, aggiornerà le sue previsioni sulla congiuntura Usa, sensibilmente diverse da quelle del presidente Trump. Non meno attente le cronache da Amsterdam: gli elettori olandesi oggi inaugurano la stagione elettorale più calda nella storia dell’Eurozona, arroventata dall’aspro duello con il presidente turco Erdogan. L’euroscettico Geert Wilders potrebbe arrivare primo, ma, vista l’assenza di alleati, non avrà alcuna possibilità di costituire un governo. Un’affermazione superiore ai sondaggi, però, potrebbe accendere nuovi timori sulla forza dell’onda populista in Europa, con immediata ricaduta sulle chances di Marine Le Pen, già favorita dagli scandali che stanno affossando François Fillon.

A sorpresa, però, la vera notizia della vigilia arriva dal petrolio, ormai in caduta libera. A provocare la nuova frana (-10% in una settimana) è stato l’aumento a febbraio della produzione dell’Arabia Saudita, che pure è rimasto nei limiti concordati nel vertice Opec di novembre. La crescita è stata di 263.000 barili al giorno a 10,11 milioni di barili giorno. Secondo fonti vicine al governo di Riyadh l’Arabia Saudita non avrebbe destinato la maggior quota al mercato internazionale, bensì alle scorte domestiche da utilizzare per le proprie raffinerie e i propri terminali. Non è comunque una buona notizia per i mercati Emergenti, già alle prese con il probabile aumento dei tassi Usa e, di riflesso, dei debiti in dollari.

LI KEQUIANG AGLI USA: LA GUERRA COMMERCIALE COSTERÀ DI PIÙ A VOI

Deboli stamane i mercati in Asia sotto la pressione dei titoli energetici. In lieve ribasso sia Tokyo che Shanghai. La Borsa coreana scende dello 0,2%: le elezioni presidenziali si terranno il 9 maggio.

“I dati economici ci confortano ma restiamo vigili contro i pericoli sia interni che internazionali”. Il premier cinese Li Kequiang ha comunque sottolineato, nel corso di una conferenza stampa, che “abbiamo a disposizione gli strumenti per affrontare un’eventuale guerra commerciale, che costerebbe agli Usa assai più che a noi”.

Listini Usa contrastati alla vigilia delle decisioni della Fed sui tassi. L’indice Dow Jones arretra dello 0,21%, S&P 500 -0,34%. In ribasso anche il Nasdaq (-0,32%).

OIL, FREDDO E SANITÀ FRENANO WALL STREET

A pesare sui prezzi è stata la pressione combinata di tre fattori: la frana dei petroliferi, il tonfo dei titoli delle compagnie aeree alle prese con le tempeste che stanno impedendo i voli nel Nord Est Usa; la discesa dei titoli legati all’assistenza sanitaria, ospedali in testa, di fronte alla controriforma della sanità che toglierà ogni copertura a 14 milioni di americani.

La curva dei rendimenti delle obbligazioni si è schiacciata. Il rendimento del Treasury Bill a 10 anni è sceso a 2,59%, dai massimi di settembre del 2014 toccati ieri a 2,61%. Il biennale si è indebolito, con il suo rendimento salito a 1,38% (+ due punti base).

Il comparto energia ha lasciato sul terreno l’1,1%. Chevron (-1,8%) è stata la peggiore blue chip. Simile l’andamento dei titoli oil nelle Borse europee: l’indice Stoxx del settore (-1,7%) segna il calo più consistente.

Eni ha chiuso in ribasso dell’1,1%, Saipem -1,3%, Tenaris -0,7%. Tra le compagnie aeree United Continental -4,7%, Southwest Airlines-3% e American Airlines -2,7%.

IN FRENATA MILANO. S’ALLARGA LO SPREAD

Giornata d’attesa anche per i mercati del Vecchio Continente, frenati dal petrolio in calo e dalle tensioni sul mercato del debito, ancora sui massimi. A Milano l’indice Ftse Mib ha chiuso la seconda seduta della settimana in calo dello 0,86% a 19.537 punti.

In ribasso anche gli altri indici europei: Parigi ha chiuso a -0,51%, Londra -0,13%, mentre Francoforte ha perso lo 0,01%. L’indice Zew relativo alle attese economiche in Germania è salito a 12,8 punti a marzo rispetto ai 10,4 di febbraio.

Il livello dell’attività economica resta significativamente sotto il potenziale in alcuni Paesi tra cui “Francia, Italia e Corea del Sud”. Lo sostiene il Fondo monetario internazionale nel documento preparato in vista della riunione dei ministri delle Finanze e dei banchieri centrali del G20, prevista il 17 e 18 marzo prossimi a Baden-Baden, in Germania. Il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto al gruppo delle venti maggiori economie mondiali di lavorare insieme per preservare i benefici del libero commercio ed evitare il protezionismo.

S’allarga seppur di poco lo spread tra Btp e Bund a 191 punti base da 189 della chiusura precedente. Sui mercati ha prevalso la cautela in vista degli appuntamenti di oggi. La carta italiana ha risentito anche della particolare concentrazione dell’offerta: la riapertura nel pomeriggio dell’asta sui Btp a tre, 7, 15 e trent’anni ha registrato una richiesta degli specialisti per meno del 10% del totale a disposizione, pari a oltre due miliardi. L’interesse si è limitato al titolo trentennale: il tratto extra-lungo è quello che ha mostrato la miglior performance.

BANCHE IN FRENATA POSTE SOTTO TIRO

La giornata è stata caratterizzata dalla performance mediocre del settore bancario, in calo dell’1,4% sia a livello italiano che continentale. Sotto tiro Banco Bpm -3%, Ubi -2,5% come Bper, oggetto di uno studio di Icbpi sul tema dello smaltimento degli Npl che l’istituto modenese è chiamato ad affrontare su sollecitazione Bce.

I prestiti in sofferenza delle banche italiane iniziano peraltro a calare in modo deciso: 77,8 miliardi a gennaio, il dato più basso dal giugno 2014 Il calo consente di ridurre il rapporto sofferenze nette/impi al 4,45% (dal 4,89% di dicembre).

Unicredit ha chiuso in ribasso dello 0,9% nonostante la promozione di Barclays a Equal Weight da Underweight. Intesa -1,3%. Nelle assicurazioni il calo di Generali (-0,9%) è meno marcato di quello di UnipolSai (-2,3%).

Sotto tiro Poste Italiane (-0,85%) nonostante il giudizio di Goldman Sachs che ha alzato il target price a 7,20 euro da 7,0 euro (raccomandazione Neutral/Attractive confermata). Il mercato reagisce così ai rumors sulla possibile mancata riconferma dell’ad Franceso Caio, inviso ad una parte della maggioranza.

RISALE IL SOLE: GENTILI AD INTERIM, AUMENTO ATTORNO A 50 MILIONI

Piazza Affari ha premiato il ribaltone ai vertici del Sole 24 Ore (+10,5%) dopo la decisione del Cda di affidare la direzione del quotidiano ad interim a Guido Gentili, in sostituzione di Roberto Napoletano che entra in aspettativa non retribuita, Dopo la svolta l’assemblea dei giornalisti ha deciso a larghissima maggioranza di far rientrare lo sciopero che da sabato ha bloccato la pubblicazione del quotidiano,stamane di nuovo in edicola. A proposito del futuro direttore l’ad Franco Moscetti ha chiarito che personalmente ritiene che “sarebbe preferibile individuare una persona che non ha mai lavorato per il gruppo Sole 24 Ore a nessun titolo”.. Secondo l’ad l’aumento di capitale, che sarà deliberato dall’assemblea di fine aprile. Dovrebbe essere “più vicino ai 50 che non ai 100 milioni”.

SU FIAT CHRYSLER VOLKSWAGEN SI CORREGGE. SOFFRE CIR

Chiude in ribasso Fiat Chrysler (+0,3%) dopo una breve fiammata seguita alle dichiarazioni dell’ad di Volkswagen Mathias Mueller che ha smentito di non voler aprire un dialogo con Sergio Marchionne in vista di una ipotetica alleanza. “Ho solo detto – ha precisato nel corso dell’assemblea – che non ci siamo incontrati”. Nell’automotive sale anche Brembo +0,6%.

Poco mossi gli altri industriali: Stm è salita dello 0,3%.Tra le small balzo di Gefran +11,56% a pochi giorni dalla Star conference in cui saranno protagoniste le multinazionali tascabili.

Molto bene anche Technogym +5,05%: Equita Sim ha alzato il prezzo obiettivo da 5,7 a 6 euro, confermando la raccomandazione buy. Marr (+3,35%) festeggia il nuovo massimo storico a 20,99 euro.

Al contrario soffre ancora Cir (-4,2%). Kepler Chevreu ha declassato a “hold” da “buy” e Banca Akros a “neutral” da “accumulate”.

Tra le utilities Snam arretra del 2,3% dopo l’annuncio del lancio di un prestito obbligazionario equity linked per un importo nominale di 400 milioni. Acea scivola di oltre il 3% sulla scia di alcuni downgrade di broker.

In lieve rialzo Atlantia (+0,18%): Deutche Bank ha alzato il prezzo obiettivo sul titolo da 22,6 a 24,7 euro.

Related Post
Categories: Finanza e Mercati