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La Borsa fa i conti con il declassamento dell’Italia deciso da Moody’s ma spera nell’Europa

Moody’s ha tagliato il rating sul debito sovrano dell’Italia ad A2 da AA2, mantenendo l’outlook negativo, ma a Piazza Affari sembrano non accorgersene. Anzi, in aperture l’indice Ftse Mib fa segnare un deciso quanto inaspettato rialzo, attestandosi in territorio positivo dell’1,7%. La volatilità rimane comunque molto alta, tanto che in pochi minuti i guadagni si dimezzano: alle 9 e 30 Milano segna già +1%.   

Il taglio del rating di tre notch, che conclude l’analisi per il downgrade, iniziata lo scorso 17 giugno, si fonda su tre fattori principali: – l’aumento dei rischi di finanziamento a lungo termine per un Paese come l’Italia ad alto livello di debito nel quadro della crisi di fiducia e della crisi dei debito sovrano che sta caratterizzando la zona euro; – gli aumentati rischi di minore crescita dovuti alla debolezza strutturale macroeconomica dell’Italia e all’outlook globale in peggioramento; – i rischi di applicazione e il tempo necessario al raggiungimento dei target della manovra correttiva al fine di invertire il trend negativo del debito pubblico a causa delle incertezze economiche e politiche.

Moody’s nella nota diffusa ieri in serata spiega che questi crescenti rischi giustificano il downgrade nonostante alcuni elementi positivi, a partire dall’assenza di squilibri significativi nell’economia italiana. La decisione di Moody’s di tagliare di tre gradini il rating sovrano della Repubblica italiana era prevista. Questo il primo commento del premier Silvio Berlusconi all’annuncio dell’agenzia di rating affidato a una breve nota. Il documento della presidenza del Consiglio aggiunge che il governo italiano sta lavorando con il massimo impegno per il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla manovra economica, approvati e apprezzati dalla Commissione Europea.

Giulio Tremonti, però, dà un’interpretazione personale del “massimo impegno”: rispondendo ad una domanda sullo spread tra il rendimento dei titoli di Stato spagnoli e il Bund tedesco, inferiore a quello italiano, il ministro dell’Economia ha detto che ci sono diverse varianti da prendere in considerazione e “nel caso della Spagna potrebbe dipendere dall’annuncio di elezioni e dalla prospettiva di un nuovo governo”. Tremonti ha subito escluso un collegamento con la situazione italiana. “Ho detto così per dire,” ha precisato tra lo scetticismo generale.

Seduta sulle montagne russe a Wall Street. Ma, stavolta, con l’happy end. Al termine della giornata l’indice Standard & Poor’s 500 chiude con un rialzo del 2.25%, dopo una giornata per larga parte in terreno negativo. Particolare non indifferente, perché nel corso della seduta l’indice è sceso più volte sotto il 20 per cento rispetto ai massimi. Ovvero è entrato, anche sul piano tecnico, in recessione. Poi, quasi all’improvviso, il Toro è entrato nell’arena: in soli 50 minuti l’S&P’ 500 ha messo a segno un rialzo del 4,1% trascinando anche il Dow Jones Industrials + 1,44% e il Nasdaq composite + 2.95%.

A che si deve quest’improvvisa inversione di tendenza? La riscossa è partita dopo che il sito del Financial Times ha riportato una dichiarazione del commissario Ue Ollie Rehn: “Si sta facendo strada la convinzione che sia necessaria una strategia comune per fermare la frana dei debiti sovrani”. A prima vista non sembra un’affermazione epocale, ma è bastata la sola idea che l’Europa esca dall’immobilismo suicida di questi giorni per ridare ossigeno al mercato. A conferma della situazione di innaturale volatilità del mercato basti la violenza del recupero dei titoli dei colossi della finanza: Morgan Stanley ha registrato un balzo del 17 per cento, Bank of America del 10%. Ecco le frasi di Ollie Rehn che hanno ridato ossigeno a Wall Street, una volta apparse sul sito del Ft alle 22 e 14 ora italiana. “C’è un crescente consenso sul fatto che abbiamo bisogno di un approccio concertato e coordinato in Europa, sebbene molti interventi siano di competenza dei singoli Stati: i ministri condividono l’urgenza e abbiamo bisogno di agire”. In sintesi: “Il capitale delle banche europee deve essere rinforzato al più presto per aumentare i margini di sicurezza e ridurre l’incertezza. Quest’azione va considerata parte integrante della strategia dell’Unione Europea per superare la crisi”.

Di fronte al tracollo di Dexia (che ha in cassa 3,5 miliardi di bond greci ma anche 15 miliardi in Btp italiani) ed alle difficoltà di Deutsche Bank l’Europa sembra pronta a reagire. Lo stesso Wolfgang Schaueble, il ministro delle Finanze tedesco che ha opposto il nein più deciso all’allargamento del fondo salva Stati, ha dichiarato che “ tutti noi sappiamo che il rischio più grave della crisi attuale è che si traduca in un collasso delle banche”. Non è ben chiaro come avverrà l’eventuale iniezione di capitali. La strada più rapida passa per le autorità nazionali con il supporto delle istituzioni della Bce. “La ripresa è stata assai meno forte di quel che speravamo”. E ancora: “La politica monetaria può avere un ruolo assai importante, ma non è la panacea dei mali dell’economia americana. Il compito di far ripartire la crescita e l’occupazione tocca ancor di più i politici”. Così Ben Bernanke davanti al Congresso Usa. Il presidente della Federal Reserve ha ripetuto argomenti già noti: l’economia resta debole anche a causa di due fattori esterni, le ripercussioni del terremoto giapponese e la crisi del debito sovrano europeo. La Fed non ha esaurito le cartucce a sua disposizione e le giocherà, se necessario, al momento opportuno. Ma la cosa più importante è che si muovano Congresso e Casa Bianca sul fronte del debito, della fiscalità e di una strategia per l’occupazione e lo sviluppo.

Per la prima volta nel 2011 il Brent è sceso sotto quota 100 dollari. E’ un altro segnale di recessione che ha contagiato anche Goldman Sachs, per tradizione capofila dei traders rialzisti sul greggio: la banca d’affari ha ridotto da 130 a 120 dollari al barile la sua previsione per il 2012.

Nuova seduta di forti ribassi per le Borse europee, che comunque sono riuscite a chiudere sopra i minimi grazie alle dichiarazioni del presidente della Fed, Ben Bernanke, che si è detto preparato ad altre iniziative per sostenere la ripresa economica. A Milano l’indice FtseMib ha chiuso in ribasso del 2,7%, Londra ha perso il 2,5%, Parigi -2,6%, Francoforte -2,9%. Molto male i titoli bancari (Stoxx europeo -4%), zavorrati dai timori che un eventuale default greco scateni una crisi bancaria, con l’istituto franco-belga Dexia che ha perso oltre il 20% in Borsa. A peggiorare il clima è arrivato anche il profit warning di Deutsche Bank che ritiene l’utile lordo di 10 miliardi nel 2011 non più raggiungibile per le attività di core business. Le azioni della banca tedesca sono scese del 4,3%. A Milano sono caduti Unicredit -4,5% e Intesa -6,2%. Banco Popolare -2,7%, Mps -5,22%, Ubi -2,86%. Si arresta la corsa a Bpm: -5,57% nel giorno dell’ennesimo cda decisivo (o quasi). Ieri sera Investindustrial ha detto di avere il 2,6% del capitale. Vendite meno aggressive sugli assicurativi: Generali -0,7%, si è esaurita la spinta al rialzo su Fondiaria Sai -1,2%. Pesante il calo di Fiat -7,47% e Fiat Industrial -8,46%, in linea con la ritirata di Buzzi – 7,28% e Italcementi -5,7%. Tiene l’Eni -0,2%. Cadono gli altri titoli petroliferi, soprattutto Saipem -4,4% e Tenaris-3,6%

Soluzione per il giallo Impregilo (+4,7% ieri in Borsa). Il “colpevole” degli acquisti era proprio la Salini costruzioni. La società ha annunciato l’acquisto dell’8,13% di Impregilo: tra il 21 settembre e il 3 ottobre è stato accumulato da Equita Sim il pacchetto del 5,01% cui si è aggiunto ieri l’acquisto di ulteriori 12.560.061 azioni, portando la percentuale di capitale con diritto di voto complessivamente detenuta all’8,13% con un esborso totale di 65 milioni. “Il management di Salini Costruttori – si legge in una nota – ritiene l’investimento così effettuato strategico e finalizzato a creare le basi per un dialogo costruttivo e funzionale ad instaurare una collaborazione industriale nonché facilitare una ipotesi di crescita dimensionale di impresa orientata a poter meglio competere sui mercati internazionali”. Ma l’ingresso non è stato concordato con i soci di Igli (Benetton, Gavio, Fondiaria) che detiene la maggioranza.

Il Cda di Pop Milano ha deliberato di avanzare un’offerta di 100 milioni di euro per la quota del 6,49% detenuta da CIC, del gruppo Credit Mutuel, nella Banca di Legnano con l’obiettivo di arrivare al possesso totalitario della controllata. Lo dice una nota dell’istituto che, in aggiunta, smentisce le recenti indiscrezioni circa un’ispezione in corso da parte di Bankitalia sulla banca o sulle società del gruppo. In merito inoltre alla questione relativa alle promozioni del personale della banca e in particolare al documento del 2010 apparso sulla stampa nel quale venivano stabilite le regole per creare una corsia preferenziale per gli associati Amici della Bpm “il Cda e la Direzione Generale della banca ribadiscono fermamente di non essere mai stati a conoscenza dell’esistenza di tale documento”. “La Direzione Generale della Banca Popolare di Milano ha informato il Cda di aver avviato una procedura di verifica interna relativa agli avanzamenti di carriera interni avuti nel corso degli ultimi cinque anni; i risultati di tale verifica dovranno pervenire prima dell’Assemblea Straordinaria dei Soci prevista per il 22 ottobre 2011” dice la nota.

Malgrado il negoziato abbia ripreso, sulla via dell’accordo di marzo (spezzatino di Edipower e controllo Edison a EdF), restano ancora alcuni nodi non secondari da sciogliere, primo fra tutti quello della fissazione del valore della put option (diritto di vendere) da concedere ai soci italiani. A questa si è aggiunta poi un’altra variabile, la volontà del Governo di creare un Polo italiano delle rinnovabili. Ci attendiamo maggiore chiarezza sulla situazione dopo l’incontro tra il ministro Paolo Romani e Henri Proglio fissato per fine settimana. In merito alla put Il Messaggero riporta che A2A vorrebbe proporre a Edf un’opzione a tre anni al valore di 1,5 euro per azione, prezzo che riteniamo elevato tenuto conto dell’evoluzione dei margini attesi di Edison.

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