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Imballaggi sostenibili e circolarità. Il ruolo dell’alluminio e il nuovo Regolamento Ue tra rischi e opportunità

Italiaonline

Indistruttibile, facile da raccogliere e completamente riciclabile, l’alluminio può essere riutilizzato all’infinito e si adatta a molteplici impieghi. Questo materiale rappresenta il partner ideale per la produzione di imballaggi perché è leggero, malleabile, resistente agli urti e alla corrosione ed è, principalmente, dotato di un eccellente effetto barriera. Caratteristica questa che permette di rispondere agli altissimi standard qualitativi e igienici richiesti dal settore del food & beverage. Il packaging in alluminio, infatti, garantisce una lunga e sicura conservazione di cibo e bevande, a tutela della salute umana, e contribuendo, in maniera determinante, anche alla prevenzione della formazione del rifiuto organico e alla riduzione dello spreco alimentare e degli scarti.

Un metallo straordinario, vero e proprio simbolo di economia circolare e sostenibilità: recuperarlo conviene perché è un materiale diffuso e molto presente nella vita quotidiana di ognuno di noi e un suo corretto riciclo consente enormi risparmi dal punto di vista energetico e ambientale. Infatti, la produzione di alluminio riciclato da oggetti esausti richiede fino al 95% in meno dell’energia necessaria rispetto al processo per l’estrazione e la produzione di alluminio primario dalla bauxite, la principale fonte per la produzione dell’alluminio. A ciò si aggiunge un cospicuo abbattimento delle emissioni inquinanti. Non a caso quasi la maggior parte degli oggetti realizzati in alluminio circolanti sono riciclati.

Recupero e riciclo degli imballaggi in alluminio: il ruolo del Cial

CIAL, uno dei sette Consorzi nazionali che aderiscono a Conai, il Consorzio nazionale imballaggi, esiste per un motivo ben preciso: nato nel 1997, ha l’obiettivo di ricercare soluzioni per ottimizzare, raccogliere, recuperare e riciclare gli imballaggi in alluminio post-consumo. Per farlo, il consorzio, senza fini di lucro, riunisce i protagonisti dell’intera filiera industriale: dai produttori di materia prima ai fabbricanti di imballaggi fino agli utilizzatori finali, ai recuperatori, ai riciclatori.

L’Italia a tutto riciclo

Da molti anni, ormai, l’industria italiana del riciclo dell’alluminio detiene una posizione di rilievo nel panorama mondiale per quantità di materiale riciclato. Il nostro Paese ricicla in media più del 70% degli imballaggi in alluminio, ben oltre gli obiettivi del 50% entro il 2025 e del 60% entro il 2030 fissati dalla normativa europea. Per questo ci collochiamo ai primissimi posti in Europa

La proposta di Regolamento Ue: meno imballaggi, meno rifiuti

Lo scorso novembre, la Commissione europea ha presentato una proposta di Regolamento, noto come PPWR (Proposal Packaging and Packaging Waste), incentrata sul riutilizzo a scapito del riciclo. In base al nuovo Regolamento, gli Stati membri dell’Ue devono ridurre i rifiuti da imballaggi del 5% entro il 2030. Entro la fine del 2025, il 65% di tutti i rifiuti di imballaggio dovrebbe essere riciclato, compreso il 50% di plastica, il 50% di alluminio, il 70% di vetro, e il 75% di carta e cartone.

Obiettivi certamente condivisibili. Tuttavia, la nuova proposta di Regolamento Ue sugli imballaggi potrebbe avere “effetti dirompenti” sull’Italia e le sue filiere del riciclo. Lo scrivono le commissioni ambiente e attività produttive della Camera, che nel pieno rispetto dei pronostici hanno espresso parere negativo sulla misura dando mandato al governo di chiedere alla Commissione europea una nuova valutazione d’impatto.

La proposta ha scatenato diverse polemiche, in quanto non terrebbe conto delle strade già intraprese dai singoli Stati: nel caso dell’Italia, non solo il riciclo è alla base del nostro sistema nazionale di gestione dei rifiuti da ormai 25 anni, ma è stato finora possibile raggiungere con anni di anticipo gli obiettivi di riciclo sui singoli materiali di imballaggio imposti dalle precedenti normative europee emanate in forma direttiva.

Infatti, la scelta stessa di ricorrere a un regolamento invece che a una direttiva impedisce agli Stati membri un margine di discrezionalità nelle modalità di attuazione.

L’Italia leader europeo nel riciclo dell’alluminio

Secondo l’ultima assemblea annuale del Cial, nel 2022 è stato avviato a riciclo il 73,6% degli imballaggi in alluminio immessi sul mercato (ovvero 60.200 tonnellate) e, con il recupero energetico, il totale di quelli complessivamente recuperati cresce e si avvicina al 78%.

Questi risultati hanno consentito di evitare emissioni serra pari a 423mila tonnellate di CO2 e di risparmiare energia per oltre 185mila tonnellate equivalenti di petrolio.

L’efficienza e l’efficacia del sistema italiano di raccolta differenziata e riciclo dell’alluminio è ancor più evidente se consideriamo lo spaccato del tasso di riciclo per le lattine in alluminio per bevande che è pari al 91,6%, di gran lunga superiore al tasso medio di riciclo europeo del 73%.

Lattine: obiettivo 100% di riciclo al 2030

Dal 2019, inoltre, l’Italia ha aderito al vasto progetto europeo “Every can counts” (“Ogni Lattina Vale”), iniziativa che coinvolge 19 Paesi più il Brasile, proponendosi di promuovere la raccolta e il riciclo delle lattine in alluminio anche in occasione dei grandi eventi culturali e sportivi. Il progetto si inserisce nell’ambito di un traguardo ancora più ambizioso, condiviso da CIAL insieme ai produttori e alle principali associazioni europee del packaging in alluminio: raggiungere il traguardo 100% di riciclo delle lattine per bevande entro il 2030.

Il sistema di gestione dei relativi rifiuti di imballaggio è oggi una componente essenziale dell’industria italiana dell’alluminio, che ha permesso al nostro Paese di diventare un eccellente modello di sostenibilità sociale, economica e ambientale in Europa.

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Categories: Economia e Imprese