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Il Tgv, simbolo della Francia, compie 30 anni: grande successo di pubblico ma disastro gestionale

Solo pochi giorni fa, l’8 settembre, il Presidente Nicholas Sarkozy aveva inaugurato l’ultima delle tante linee ad alta velocità che hanno reso celebre il Tgv in tutta Europa: la Rhin-Rhone. Nel suo discorso, Sarko aveva posto l’accento sul grande successo del treno amato da tutti i francesi: “Il Tgv è la Francia. Ed è uno sforzo di tutti. Il treno è amato dal popolo e appartiene a tutti loro, senza distinzioni”.

A parte i toni decisamente gollisti dell’intervento, Sarkozy, pur nel rendere un dovuto omaggio al treno che è un’icona del progresso tecnologico e dell’efficienza del servizio pubblico francese, ha dimenticato però di ricordare la montagna di debiti che lo Stato ha ereditato dalla gestione del Tgv in questi 30 anni. Gestione a dir poco disastrosa, ed esattamente proporzionale al numero di passeggeri, in continua crescita: dal 1981, infatti, oltre 1,7 miliardi di passeggeri sono saliti a bordo del simbolo dell’eccellenza industriale. E senza mai nessun incidente. Un vero e proprio plebiscito, insomma.

Ma quanto costa allo Stato, e dunque agli stessi cittadini, tutto questo? Secondo quanto riporta Challenges.fr, siamo quasi sui 40 miliardi di euro. Il debito della Rete Ferroviaria Francese (RFF) già nel 1997 si aggirava sui 20 miliardi, mentre nel 2011 si sfiorano i 30 miliardi. Ai quali vanno aggiunti i 9 miliardi di debito della SNCF, l’altra società che gestisce il traffico. Nonostante questo, RFF continua a costruire e investire: nel 2012 saranno ben 4 i nuovi cantieri, TGV Est, Tours-Bordeaux, Le Mans-Rennes, Nimes-Montpellier, per un totale di spesa di ben 15 miliardi di euro! Ancora più disarmante se si pensa che le tratte coperte non sono quelle di grandi città, per cui non è possibile attendersi un gran flusso di passeggeri.

Lo stesso parlamentare Hervé Mariton, della commissione Finanze, ha detto che il traffico sulla Tours-Bordeaux coprirà a malapena il 50% del suo costo. Come intendono adesso le società in questione risolvere la faccenda? Ovviamente, facendolo pesare direttamente sugli stessi passeggeri, con degli aumenti dei biglietti del quasi +12%. Ma soprattutto chiedendo l’ennesimo aiuto a mamma Francia: la Sncf, infatti, ha già minacciato lo Stato di chiudere alcune tratte (tra cui la Parigi-Arras e la Lilla-Strasburgo, abbastanza nevralgiche e fequentate), lasciando così il problema all’amministrazione pubblica che dovrà giustificare di fronte ai cittadini il grave disservizio.

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