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Il petrolio torna a spaventare i mercati

Il ministro saudita del petrolio Al Naimi ha scelto Houston, la sede della maggior parte dei rivali dello shale oil, per ribadire che la produzione di greggio del regno non scenderà in assenza di un accordo tra i grandi del settore. Pronta la risposta dell’Iran: la richiesta di congelare il nostro export petrolifero è “semplicemente ridicola”. E’ tornato così il grande freddo sul fronte oil, con immediate conseguenze negative per i mercati finanziari. Piazza Affari ha aperto in calo (-1,01 alle 10,13 di mercoledì mattina), quando l’euro/dollaro fissa 1,0999 in linea con il giorno precedente e lo spread sale a 139 punti. Anche le altre capitali europee hanno aperto in ribasso.

Le quotazioni del petrolio hanno subito un brusco calo: Brent -4,1% a 33,27 dollari a Londra, il Wti -4,6% in Usa. Di riflesso, l’indice dei titoli petroliferi è arretrato a New York del 3,2%. La peggiore blue chip è stata Chevron, in calo del 4,5%. Anche Eni subisce a Piazza Affari le conseguenze del calo del greggio e chiude la seduta in ribasso del 2,1%,Tenaris -3,6%. 

Pagano un prezzo salato i titoli finanziari: JP Morgan cede il 4,2% dopo aver annunciato che accantonerà altri 500 milioni di dollari per fare fronte alle perdite del settore energia.

Inevitabile la frenata di Wall Street: Dow Jones -1,14%, S&P 500 -1,25%. Peggio il Nasdaq (-1,47%). Crollano, dopo i conti, le quotazioni di Fitbit, il produttore dei braccialetti elettronici per il fitness e lo sport: -20,8%.

 A complicare la marcia delle Borse ha contribuito il calo dello yuan dopo che la Banca centrale cinese ha deciso nella mattinata di martedì di abbassare il riferimento sul cambio al minimo degli ultimi sei mesi. La fiducia dei consumatori americani è intanto scesa ai minimi da luglio.

Nonostante i segnali negativi Stanley Fischer, numero due della Fed, ritiene che sia “troppo presto” per misurare le conseguenze di petrolio e Cina sulla crescita. Perciò, secondo l’opinione del leader dei “falchi” della Banca centrale, si deve procedere a nuovi aumenti dei tassi.

CALA LA PROPENSIONE AL RISCHIO: IL DECENNALE GIAPPPONESE A -0,0004%

La tempesta è proseguita stamane sui mercati asiatici. Arretra Tokyo (-0,7%), condizionata dal rialzo dello yen, vicino ai massimi da 15 mesi. Il rendimento del titolo di Stato a dieci anni è sceso a -0,0004%. Deboli anche le Borse cinesi. Ma da monitorare è soprattutto l’andamento di Hong Kong (-1,8%) . Di rilievo il tonfo di Standard Chartered (-6,8%), dopo che la Banca, specializzata nei mercati emergenti, ha chiuso l’anno in rosso come non accadeva dal 1988. Il colosso delle materie prime Bhp Billiton ha accusato un calo del 9,8%, la peggior perdita in una seduta dal 2008.

MILANO LASCIA SUL TERRENO L’1,9%. AL VIA LE ASTE DEL TESORO

In questa cornice è assai probabile che continui la discesa delle Borse europee, già ieri in sofferenza. I futures segnalano un’apertura in calo dell’1,5% a Francoforte e dell’1,4% a Parigi. Tiene meglio Londra (-0,4%), ma solo per la pressione al ribasso sulla sterlina, ancora sotto tiro per l’incognita del Brexit.

A Milano l’indice FtseMib ha chiuso ieri la seduta con un calo dell’1,9%, marcia indietro anche delle altre Borse: Parigi -1,4%, Francoforte -1,6%, Madrid -1,3%.

Sotto pressione anche i titoli di Stato della periferia alla vigilia delle aste del Tesoro. Oggi andranno in asta i Btpei (da 500 milioni a 1 miliardo). Domani toccherà a 6,25 miliardi di Bot semestrali. Il 26 febbraio, infine, saranno offerti da 1,75 a 2,25 miliardi di Btp 5 anni, da 3,5 a 4,5 miliardi del nuovo decennale 1/6/2026, e da 1,5 a 2 miliardi di Ccteu.

LA BORSA DI LONDRA (E DI MILANO) A NOZZE CON FRANCOFORTE

In Europa sono scesi di più i titoli maggiormente esposti alla crescita economica, come l’industria automotive (Stoxx del settore -2,2%) e le banche (-2%). 

Il London Stock Exchange, che possiede la borsa di Londra e la Borsa di Milano, e Deutsche Boerse hanno avviato le trattative per una fusione. La notizia ha fatto impennare le quotazioni azionarie di entrambe: Deutsche Boerse +8% e Lse +18%. La rivale Euronext guadagna invece il 4,6%.

Nascerà la prima Borsa europea e a una delle prime del mondo sia per le contrattazioni su azioni sia per quelle su prodotti derivati, in grado di competere per dimensioni ad armi pari contro le statunitensi Cme Group e Intercontinental Exchange oltre che con la Borsa di Hong Kong.

PER IL CREDIT SUISSE INTESA E’ IL MEGLIO IN EUROPA

Sotto pressione le banche, al centro dei report degli analisti. Pesa la lunga crisi di Deutsche Bank (-3,6%). Da inizio anno la perdita supera ampiamente il 30%. Resta alta anche la tensione sui Cds. Giù anche BnpParibas (-2,6%) e Société Générale (-3,7%). 

Un report di Credit Suisse giudica eccessivo il calo del comparto bancario, ma non ritiene che il settore a livello europeo sia tornato ad essere un investimento di lungo periodo interessante.

Per il broker in Europa ci sono tre istituti di credito sui quali puntare. Uno di questi è Intesa Sanpaolo (-2,6%), la prima banca italiana, che ha chiuso il quarto trimestre del 2015 con un confortante incremento, trimestre su trimestre, del margine di interesse.

Unicredit ha perso ieri il 2,5%. Banco Popolare -4,2%. Male anche Pop.Milano (-2,9%). E’ difficile che i preparativi per la fusione dei due istituti si concludano in tempo per celebrare le nozze nel prossimo week end. Pop.Emilia -3,7%. In controtendenza Monte Paschi (+1,9%). Nel risparmio gestito soffre soprattutto Anima (-3,5%). 

INDUSTRIA, TIENE SOLO FINMECCANICA GRAZIE AI TOP GUN

Giornata difficile per gli industriali. Frena il settore auto: FiatChrysler è scesa del 2,9%, Volkswagen-2,8%, Bmw-2,7%. Giù anche StM (-2,4%) e Buzzi (-3,2%). 

Finmeccanica (+0,5%) è tra le poche blue chip ad aver chiuso in terreno positivo. Il gruppo si è alleato con il colosso Usa Raytheon, quarto al mondo nel settore della difesa, per partecipare ad una maxi gara del Pentagono per fornire 350 aerei di nuova generazione che addestreranno i top gun americani. La commessa ha un valore stimato in diversi miliardi di dollari. 

BARCLAYS FRENA TELECOM, EXOR ESCE DALLA PRODUZIONETV

Marcia indietro di Telecom Italia (-1,6%). Barclays ha tagliato il target price sul titolo a 0,90 euro dagli 1,08 euro precedenti confermando il giudizio Underweight. Gli analisti inglesi hanno rivisto il prezzo obiettivo anche sulle azioni di risparmio portandolo a 0,70 euro dagli 0,86 euro precedenti, giudizio Underweight.

Su 34 analisti censiti da Bloomberg prevale l’ottimismo: 20 consigliano di acquistare il titolo e 9 di tenerlo in portafoglio, il restante di venderlo. Il prezzo obiettivo medio è di 1,13 euro. 

Debole Mediaset (-2,8%). La consociata spagnola ha concluso il piano di riacquisto di azioni proprie dopo avere investito 132,6 milioni di euro su un massimo di 150 milioni possibili. Sono state riacquistate 14,2 milioni di azioni, pari al 3,89% del capitale.

Exor (-0,64%) è intanto uscita da Banijay, società di produzione e distribuzione televisiva cedendo il suo 17,1% per 60,1 milioni in contanti con una plusvalenza di 24,8 milioni.

TAMBURI LANCIA “ASSET ITALIA”PER NUOVI INVESTIMENTI

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Tamburi Investment Partners scende dello 0,5% a 3,138 euro. La società di investimento ha lanciato un’iniziativa, denominata Asset Italia, una nuova società con un capitale “opzionato” di varie centinaia di milioni di euro, da versarsi a chiamata, ma che, contrariamente a tutte le iniziative assimilabili, non prevede l’adesione obbligatoria ad ognuno degli investimenti che verranno proposti. Tip si rivolgerà ai partecipanti a questa società per tutte le prossime operazioni in club deal, per cinque anni. Tip parteciperà con 100 milioni. Dopo cinque anni sarà attivato un concambio con azioni Tip quotate.

TONFO DI RECORDATI. LA CINA FRENA IL LUSSO

Deboli le utilities. Vendite su Enel che arretra del 2,4%. La controllata Endesa ha chiuso il 2015 con un utile netto a 1,09 miliardi.  A2A -1,7%. E.On, la principale utility tedesca, è scesa del 4,5%.

Tonfo di Recordati (-8,9%), che ha pagato il collocamento di Torre Ss, che ha ceduto la propria partecipazione del 3,2% nel capitale della società a 21,65 euro per azione.

I timori sulla Cina influenzano l’andamento di Ferragamo (-4,4%) e degli altri titoli del lusso: Tod’s perde il 2,3%, Moncler -2,3%.

Categories: Finanza e Mercati