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Il petrolio guida le Borse, Goldman sveglia le banche

FIRSTonline

I mercati continuano a danzare al ritmo del petrolio. Il robusto rally (+7% il Wti) ha messo le ali a Wall Street e ai listini europei. Ma le Borse restano fragili: stamane una battuta d’arresto del greggio, assieme al ribasso del fixing dello yuan, ha provocato la frenata dei listini asiatici. A Tokyo l’indice Nikkei, partito con un rialzo dell’1,5%, ha in pratica azzerato i guadagni. Deboli Hong Kong (-0,2%) e Shanghai (-0,8%).

Il rialzo, insomma, appare ancora vulnerabile, dipendente com’è dalle mosse bizantine dei produttori di petrolio. Ma per gli strategist di Deutsche Bank il recupero di Wall Street va interpretato come un vero e proprio ritorno di interesse per l’investimento azionario di medio lungo periodo, non un mero rimbalzo generato dalle ricoperture.

PETROLIFERI SUPERSTAR. IL MINISTRO SAUDITA OGGI A HOUSTON

A Wall Street Marathon Oil ha messo a segno un rialzo del 6,9%, Chevron +2,9%. Non meno vivace i titoli energy in Europa. L’indice Stoxx di settore avanza del 3,17%, a Milano Eni +3,6%, Tenaris+4,2%. Saipem (+5,8%) festeggia la sottoscrizione dell’aumento di capitale da parte del consorzio di garanzia.

Il rimbalzo è stato provocato dal rialzo delle quotazioni del Brent (+6%) del Wti americano (+13,4% a 33,6 dollari al barile). A sostenere il rally è stato un rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), in cui si prevede una diminuzione della produzione di shale oil negli Stati Uniti sia nel 2016 che nel 2017. Quest’anno si parla di una decrescita di 600mila barili al giorno e di altri 200mila l’anno prossimo. L’Aie ha però fatto sapere che l’eccesso di offerta continuerà se i produttori non decideranno di procedere ad un taglio concordato delle estrazioni.

Oggi il ministro del Petrolio dell’Arabia Saudita, Ali al Naibi, parlerà a Houston, sede delle principali società dello shale oil, con le quali ha ingaggiato dalla metà dell’anno scorso una guerra per la conquista del mercato.

La spinta del greggio ha contribuito all’avanzata degli indici. A Wall Street Dow Jones e Standard & Poor’s salgono dell’1,4%, Nasdaq +1,5%. Di rilievo, tra i titoli tech, la mossa di Intel (+2,23%), che ha annunciato ieri un’alleanza tecnologica con Ericsson, Lg Electronics, Nokia, Sk Telecom, Verizon e KT per accelerare il decollo della tecnologia 5G nella telefonia mobile. Immediata la reazione di Stm: +4,3% a Piazza Affari.

PIAZZA AFFARI MAGLIA ROSA (+3,5%), SPREAD SOTTO 135 BP

Giornata di consistenti rialzi per tutte le Borse europee con Piazza Affari in particolare evidenza grazie a forti guadagni delle banche. Il settore privato della zona euro è cresciuto in febbraio al ritmo più lento da oltre un anno, con un andamento inferiore alle attese sia per le aziende manifatturiere sia per quelle dei servizi, rafforzando così le attese per l’intervento espansivo della Bce già in marzo.

L’indice milanese FtseMib è salito del 3,5%, il doppio di Parigi (+1,7%). Segno più anche a Francoforte (+1,9%) e Madrid (+2,2%). Lo spread tra Btp e Bund tedeschi ha aperto la settimana sotto quota 135 punti base, con il rendimento dei titoli italiani all’1,53%. Il Tesoro ha comunicato che giovedì 25 saranno offerti in asta Bot a sei mesi per 6,25 miliardi.

STERLINA AI MINIMI, MA ALLA CITY BRINDANO LE COMMODITIY

Avanza anche Londra (+1,4%), ma la sterlina perde lo 0,8% nei confronti dell’euro, a 1,283, da 1,294 della chiusura di venerdì. La caduta del pound ha provocato il forte rialzo dei titoli delle materie prime (Stoxx europeo del settore +6,3%), composto in gran parte da società inglesi che beneficiano della discesa della valuta: Glencore ha messo a segno un balzo dell’11%, Anglo American +10,8%, Bhp Billiton +8,4%, Rio Tinto +8,3%. 

GOLDMAN SACHS DA’ LA CARICA ALLE BANCHE

Giornata di grandi rialzi per i titoli bancari a Piazza Affari, alimentati anche dalle ultime pagelle di Goldman Sachs, che ieri ha fatto il punto sul settore. In generale, gli analisti americani si aspettano per le banche italiane uno scenario “sfidante” sul fronte dei ricavi, ma vedono segnali di miglioramento sul fronte patrimoniale e si attendono un calo ulteriore delle sofferenze.

Alla vigilia del Cda sui risultati, Intesa (Neutral per Gs, target confermato a 3,60 euro) è salita del 3,2%. Giudizio Neutral anche per Unicredit, ieri in rialzo del 6,9% (target price ridotto a 5,20 euro da 6,50 euro), e Monte Paschi (+4,5%). Il target della banca scende da 2 euro a 0,80: rispetto alle quotazioni di ieri il potenziale di rialzo è nell’ordine riducendo del 50%.

Il titolo preferito è Banca Pop. Emilia (+10%), miglior blue chip di ieri a Piazza Affari, confermato nella Conviction Buy list del broker Usa che ha però tagliato il target price a 9,10 euro dai 10,70 euro precedenti. Altro Buy per Pop. Milano (+2,7%). 

Volano anche Banco Popolare, +8% (neutral, ma il target price, pur ridotto a 12,50 euro garantisce sulla carta un guadagno del 60% circa), e Ubi (+7,9%). Fuori dal paniere principale, Credito Valtellinese è balzata del 7,93% dopo che il presidente Giovanni De Censi si è detto pronto ad aggregazioni.

Sul fronte dei Financials salgono anche le assicurazioni: UnipolSai +3%, Generali +3,5%, Poste Italiane +3,5%. 

VIVENDI SPINGE TELECOM, MA RAFFREDDA MEDIASET

L’effetto Vivendi ha spinto al rialzo Telecom Italia (+5,5%). Il gruppo francese ha aumentato la partecipazione al 22,2%, offrendo così una conferma indiretta all’intenzione di salire fino al 24%. Gli acquisti sono stati effettuati sul mercato tra il 16 e il 19 febbraio a un prezzo compreso tra 0,822 euro (16 febbraio) a 0,891 euro (18 febbraio) per azione. L’investimento complessivo è stato di 161,4 milioni.

La società presieduta da Vincent Bolloré ha però raffreddato le voci sull’offerta per Mediaset (+2,7% ma in frenata dai massimi della mattina a 3,39 euro): il gruppo, hanno detto a Reuters fondi interne, è troppo impegnato su altri fronti per pensare di avviare trattative su Mediaset Premium.

FINMECCANICA SI ALLEA A RAYTHEON, CONTINUA LA CORSA DI FERRARI

Tra i titoli industriali brilla Finmeccanica (+1,5%) che ha annunciato l’accordo con Raytheon per partecipare alla gara per il sistema di addestramento avanzato dei piloti della U.S. Air Force. In evidenza anche Prysmian (+2,9%).

Brillante la scuderia Agnelli: Fiat Chrysler +4,1%, CnhIndustrial +4,4%. Prosegue la corsa di Ferrari, che mette a segno il sesto rialzo nelle ultime sette sedute portandosi a 35,97 euro (+4,68%). Nella sua pur breve storia borsistica, dal minimo storico segnato lo scorso 11 febbraio a 27,91 euro il titolo ha recuperato il 28%.

RCS SCENDONO I RICAVI. INDEBITAMENTO A 487 MILIONI

Bene infine Rcs (+2,55%) che ha comunicato in serata i conti 2015. La società chiuso il 2015 con ricavi in calo del 3% per 1,03 miliardi. L’Ebitda ha chiuso in calo a 16,4 milioni di euro, quasi la metà del risultato del 2015, anche per effetto di un accantonamento da 55 milioni di euro considerato non ricorrente. Il flusso di cassa della gestione tipica segna un miglioramento di circa 32 milioni di euro. L’indebitamento finanziario netto è pari a 487 milioni di euro.

La società ha confermato che raggiungerà gli obiettivi del 2016: ricavi stabili rispetto al 2015 e efficienze nette per 40/45 milioni di Euro. Margine Ebitda ante oneri non ricorrenti al 10%. Risultato netto leggermente positivo e net cash flow a break even. Riduzione del ratio debito/ebitda a circa 4 volte. 

Nel corso del Cda si è fatto il punto sulla trattativa con le banche volta a ridefinire i termini di finanziamento del gruppo. Restano forti divergenze sulla destinazione dell’incasso dei 127,5 milioni per la vendita della Libri a Mondadori. Le banche vorrebbero incassare almeno 80-90 milioni per rientrare dell’esposizione, la società vorrebbe invece restituirne molti meno.

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