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Guerra, fame e migrazioni: allarme sul cambiamento clima

FIRSTonline

Guerre, fame, migrazioni. E’ uno scenario apocalittico ma realistico e da non sottovalutare, quello descritto nell’ultimo Rapporto “Cambiamento climatico e territorio” del comitato scientifico dell’Onu sul clima, l’Ipcc, diffuso giovedì mattina a Ginevra. “Il suolo è una risorsa cruciale” è il punto di partenza dell’intero Rapporto che torna a ricordare come il riscaldamento globale causato dall’uomo farà aumentare la siccità e le piogge estreme in tutto il mondo, pregiudicando la produzione agricola e la sicurezza delle forniture alimentari. A pagarne le conseguenze saranno soprattutto le popolazioni più povere di Africa e Asia, con guerre e migrazioni. Ma anche il Mediterraneo è ad alto rischio di desertificazione e incendi. Nessuno quindi può sentirsi escluso dalla catastrofe.

L’Ipcc nell’ottobre del 2018 ha pubblicato il rapporto sul clima che avvertiva che, se il mondo non avesse ridotto subito l’emissione dei gas serra, già nel 2030 il riscaldamento globale avrebbe potuto superare la soglia di +1,5 gradi dai livelli pre-industriali. Si concludeva perciò che occorresse mantenersi “ben al di sotto” di una crescita di 2 gradi, tendendo all’obiettivo di +1,5. Poco è stato fatto di concreto da allora. Il nuovo studio diffuso a Ginevra si concentra sul rapporto fra il cambiamento climatico e il territorio, studiando le conseguenze del riscaldamento su agricoltura e foreste. E’ stato preparato da 66 ricercatori da tutto il mondo, fra i quali l’italiana Angela Morelli. Per la prima volta, rileva l’Ipcc, il 53% degli studiosi viene da Paesi in via di sviluppo.

DESERTIFICAZIONE E DEGRADO DEL TERRENO

Il punto è che anche con un riscaldamento globale a 1,5 gradi dai livelli pre-industriali (l’obiettivo più ambizioso dell’Accordo di Parigi sul clima del 2015), vengono valutati “alti” i rischi da scarsità d’acqua, incendi, degrado del permafrost e instabilità nella fornitura di cibo. Ma se il cambiamento climatico raggiungerà o supererà i 2 gradi (l’obiettivo minimo di Parigi), i rischi saranno “molto alti”. Infatti, con l’aumento delle temperature continueranno a crescere nel XXI secolo la frequenza, l’intensità e la durata degli eventi legati al caldo, comprese le ondate di calore, prevede lo studio. Aumenteranno la frequenza e l’intensità delle siccità, particolarmente nella regione del Mediterraneo e dell’Africa meridionale, come pure gli eventi piovosi estremi.

A RISCHIO LA SICUREZZA ALIMENTARE

Quanto alla stabilità delle forniture di cibo è previsto che calerà all’aumento della grandezza e della frequenza degli eventi atmosferici estremi, che spezzano la catena alimentare. L’agricoltura e l’uso del suolo sono responsabili per il 23% delle emissioni dell’uomo di gas serra. Una dieta più bilanciata e a base di prodotti a basse emissioni di carbonio (vegetali e frutta, meno carni rosse) potrebbe liberare da 4 a 25 milioni di chilometri quadrati di superficie e significare meno emissioni pari a oltre tre miliardi di tonnellate di CO2 all’anno.

Livelli aumentati di CO2 possono anche abbassare le qualità nutritive dei raccolti. Nelle regioni aride, il cambiamento climatico e la desertificazione causeranno riduzioni nella produttività dei raccolti e del bestiame. Le zone tropicali e subtropicali saranno le più vulnerabili. Si prevede che Asia e Africa avranno il maggior numero di persone colpite dall’aumento della desertificazione, mentre Nord America, Sud America, Mediterraneo, Africa meridionale e Asia centrale vedranno aumentare gli incendi.

I cambiamenti climatici possono amplificare le migrazioni sia all’interno dei paesi che fra un paese e l’altro. Eventi atmosferici estremi possono portare alla rottura della catena alimentare, minacciare il tenore di vita, esacerbare i conflitti e costringere la gente a migrare. Il cambiamento climatico inoltre aumenterà gli impatti economici negativi della gestione non sostenibile del territorio. 

I RIMEDI CI SONO

Produzione sostenibile di cibo, gestione sostenibile delle foreste, gestione del carbonio organico nel suolo, conservazione degli ecosistemi, ripristino del territorio, riduzione della deforestazione e del degrado, riduzione della perdita e dello spreco di cibo. Sono questi, secondo il rapporto dell’Ipcc gli strumenti per ridurre le emissioni di gas serra, e quindi il riscaldamento globale, attraverso la gestione del territorio. Secondo lo studio, alcune misure hanno un impatto immediato, mentre altre richiedono decenni per ottenere risultati. Ma non tutti i rimedi danno risultati immediati

Sono immediatamente efficaci la conservazione degli ecosistemi che catturano grandi quantità di carbonio, come le paludi, le zone umide, i pascoli, le mangrovie e le foreste. Sono invece misure di lungo periodo la forestazione e riforestazione, il ripristino di ecosistemi ad alta cattura di carbonio, le attività agroforestali, il ripristino dei suoli degradati.

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