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Gentiloni: “Non è tempo di cicale”. E guarda all’Europa

FIRSTonline

“Non è questo il tempo di scardinare pilastri del nostro sistema, dai pilastri del sistema pensionistico a quelli del sistema fiscale. Non è il tempo delle cicale, ma dell’investimento sul futuro”. E’ chiaro il messaggio lanciato da Paolo Gentiloni, premier in carica in attesa delle elezioni, intervenendo all`inaugurazione dell’Anno accademico della Luiss.

“Abbiamo i conti non in ordine, ma molto in ordine – ha aggiunto – il deficit era al 3% e nell’anno che si è appena concluso sarà al 2%. Questi risultati, che sono costati sacrifici alle famiglie e ai lavoratori, non vanno dilapidati, sarebbe irresponsabile. Guai a dimenticare nella prossima legislatura l’obiettivo di passare alla riduzione graduale e sostenibile del debito pubblico, se ne parla poco nella discussione pubblica, ma deve essere uno degli obiettivi fondamentali”.

Le parole di Gentiloni arrivano a 24 ore dall’appello di 14 economisti francesi e tedeschi dell’istituto per la ricerca economica Diw di Berlino e dell’Istituto di Monaco Ifo, che hanno proposto all’Europa di aumentare la condivisione del rischio e allo stesso tempo la disciplina sui conti pubblici. E proprio mentre in Europa si prepara la riforma dell’Euro e dei rapporti istituzionali Ue, il dibattito politico in Italia ignora argomenti importanti che segneranno il nostro prossimo futuro. Tanto più che la vittoria di Emmanuel Macron e l’accordo Merkel-Spd che sdogana il governo tedesco, hanno rilanciato proprio l’Europa dopo una fase di stallo.

Gentiloni ne è consapevole tanto più che il commissario Moscovici ha ribadito: “La grande sfida dell’Italia è ridurre il debito, il 3% di deficit/pil non è un obiettivo auspicabile se si vuole rafforzare la crescita dell’economia”. E la propoposta-appello dei 14 economisti franco-tedeschi è un ulteriore segnale. La proposta cerca di sintetizzare i diversi approcci per la riforma della zona euro che sarà nuovamente discussa dall’Eurogruppo nella riunione di lunedì prossimo a Bruxelles e di cui parla anche l’accordo di governo siglato in Germania la settimana scorsa fra Cdu/Csu e Spd.

Il responsabile dell’Ifo Clemens Fuest ha spiegato presentando la proposta a Berlino che “Francia e Germania giovano un ruolo chiave nel processo di riforma in Europa e devono definire un concetto comune, agire e convincere i partner: questo lavoro potrà avere effetti solo se in entrambi i paesi si fanno dei compromessi e ciascuno si muove verso l’altro”. Ciò vuol dire che “la Francia dovrebbe accettare più disciplina di mercato e la Germania deve essere pronta per una maggiore condivisione dei rischi”.

Tra i 14 economisti ci sono Agnes Benassy-Quere’ Marcel Fratzscher, Clemens Fuest, Jean Pisani-Ferry, Helene Rey, Isabel Schnabel. Nessuno si esprime a nome del suo governo ma fra i nomi elencati, più d’uno riveste incarichi attuali e del recente passato con i governi di Parigi e Berlino. Uno dei firmatari, Philippe Martin, è stato nominato proprio mercoledì presidente del consiglio di analisi economica del governo francese. E chi vuole intendere, intende.

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Categories: Politica