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Gas russo: stop al Nord Stream dall’11 al 21 luglio. Cingolani avverte: “I prezzi aumenteranno”

Pixabay

Il momento che molti temevano è arrivato: lo stop alle forniture del gas russo. L’interruzione, spiega il colosso energetico Gazprom, è dovuta a “lavori di manutenzione” e che il gasdotto sarà fermo per 10 giorni, dall’11 luglio al 21 luglio 2022. Nord Stream Ag – la società che gestisce l’esercizio, costituita al 51% da Gazprom – “chiuderà temporaneamente entrambe le stringhe del gasdotto Nord Stream per eseguire lavori di manutenzione programmata, inclusi test di componenti meccanici e sistemi di automazione, per garantire un funzionamento efficiente, sicuro e affidabile del gasdotto”, ha detto l’azienda in una nota.

Ma dopo i recenti tagli delle forniture da parte di Mosca c’è il timore che questa volta possa non riaprire più i rubinetti. Magari scaricando la colpa, come ha sempre fatto, alle sanzioni occidentali che non consentono “l’approvvigionamento” e la “riparazione di componenti”.

Gas: per la prima volta nella storia la Ue importa più dagli Usa che dalla Russia

La chiusura di Nord Stream andrà a impattare sul rallentamento delle forniture russe di energia. Gazprom ha annunciato di aver ridotto dell’8,6% la produzione di gas nel primo semestre del 2022 e del 31% l’esportazione verso i Paesi non aderenti alla Comunità degli Stati indipendenti (Csi, ex repubbliche sovietiche). “La media giornaliera di esportazioni a giugno è crollata di un quarto rispetto allo scorso maggio”, ha sottolineato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia, su Twitter, aggiungendo che “i recenti forti tagli della Russia ai flussi di gas naturale verso l’Ue fanno sì che questo sia il primo mese nella storia in cui l’Ue ha importato più gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti che tramite gasdotto dalla Russia”. Ma importare gnl è più costoso e l’Eurozona è già alle prese con un’inflazione galoppante. In più l’indipendenza dalla Russia è ancora lontana e “il calo dell’offerta russa richiede sforzi per ridurre la domanda dell’Ue e prepararsi a un inverno rigido”, ha detto Birol.

Von der Leyen sullo stop al gas russo: “A metà luglio piano emergenza Ue”

“La Russia sta deliberatamente tagliando parzialmente il gas verso l’Europa e noi stiamo preparando un piano d’emergenza. Un punto fondamentale sarà la solidarietà”, ha detto Von der Leyen, presidente della Commissione Ue, in conferenza stampa a Praga aggiungendo che, “per la metà di luglio” verrà preparato il piano d’emergenza per l’Ue. I due pilastri del piano saranno “contenimento” della domanda e “miglior utilizzo delle interconnessioni all’interno dell’Unione”, ha spiegato, secondo cui l’obiettivo “è far fluire il gas dove serve di più”. Poi ha concluso “è tempo di muoversi anche verso l’adozione del RePowerEu”.

Cingolani: “Rischio inverno difficile ma no misure restrittive”

Se la Russia dovesse chiudere definitivamente i rubinetti del gas, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani rassicura: “Noi siamo quelli che subiscono meno questo problema, proprio perché abbiamo diversificato prima degli altri i nostri fornitori, ma è chiaro che avremmo un inverno difficile e nessuno di noi vuole fare misure restrittive”. “Un conto – ha aggiunto – è dire abbassiamo la temperatura del riscaldamento di un grado, o dire per qualche mese andiamo avanti con le centrali a carbone, perché intanto risparmiamo gas transitoriamente, un conto è dire dobbiamo interrompere le attività. Questo noi cerchiamo di non farlo, però devo dire che siamo in una posizione abbastanza buona in questo momento”.

Stop gas russo, Cingolani: “I prezzi aumenteranno”

Secondo Cingolani, “l’obiettivo principale è garantire le forniture di gas per l’inverno, quando c’è il picco di consumi industriali e domestici. Con la guerra, in Italia abbiamo avuto un calo dei flussi del 15%. Significa che il rischio è che vi sia ancora meno gas e un ulteriore aumento dei prezzi” perché “il mercato tende a speculare sulla mancanza e ci sarà un’ulteriore corsa all’accaparramento”.

“Per affrontare questa situazione – ha detto il ministro – abbiamo innanzitutto previsto nel dl bollette misure per l’aumento degli stoccaggi. Oggi siamo attorno al 60% e dobbiamo arrivare al 90%. Per questo abbiamo previsto dotazioni finanziarie per consentire agli operatori e al gestore di reperire il gas sul mercato e mettere in sicurezza queste forniture per l’approvvigionamento del Paese”.

Sulla siccità, Cingolani: “Paghiamo errori e carenze decennali”

Sulla siccità il ministro ha ricordato che “paghiamo vent’anni di errori sulle infrastrutture: carenza di invasi, troppa acqua di superficie usata rispetto a quella di falda, un sistema frazionato di gestione che non ha senso. A tutto questo si aggiunga che sono tre anni che piove poco, anche se con una situazione infrastrutturale e di gestione diversa questa emergenza sarebbe stata mitigata”.

Ma nel Pnrr “abbiamo misure colossali si parla di cinque miliardi ciascuna. La carenza d’acqua – ha continuato il Ministro – ha un impatto pesantissimo anche per le imprese che producono energia. Ci sono impianti idroelettrici che sono fermi perché la portata dei fiumi non è sufficiente. Ci sono impianti termoelettrici che non possono essere raffreddati. Tutti i problemi sono correlati. Se noi non rispettiamo al minuto la road map del Pnrr sulle acque reflue, sulla desalinizzazione, sulla depurazione, sulle perdite idriche perdiamo forse l’ultima occasione di metterci una toppa”, ha concluso il ministro.

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