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Etf, il leader di mercato resta iShares (BlackRock), seguito dai fondi di Deutsche Bank e SocGen

FIRSTonline

L’industria europea degli Etp (Exchange traded product) rimane concentrata, nonostante l’ingresso di nuovi operatori negli ultimi anni. Secondo un recente studio di Morningstar dal titolo A Guided Tour of the European ETF Marketplace, iShares (gruppo BlackRock) detiene il 46,4% del mercato con 253 miliardi di euro di masse in gestione. Seguono con distacco db x-trackers (gruppo Deutsche Bank) e Lyxor (Société Générale) rispettivamente con il 9,8 e il 9,3% del totale.

Nel complesso, il mercato europeo dei prodotti indicizzati quotati in Borsa vale circa 550 miliardi di euro, un quinto delle dimensioni di quello statunitense, ma con un numero di prodotti più alto. La ragione principale è la frammentazione che ha portato gli emittenti a lanciare gamme di prodotti complete su più Borse per essere competitivi, con conseguenti duplicazioni. Ad esempio, ci sono dodici provider che offrono replicanti dell’indice Euro Stoxx 50, collocati su uno o più differenti listini.

Pochi matrimoni tra emittenti
In un contesto di questo tipo, il consolidamento è stato assai limitato negli ultimi anni. iShares ha comprato il ramo Etf di Credit Suisse, WisdomTree ha acquisito BoostEtp e più recentemente China Post ha inglobato Market Access Etf, che apparteneva a Royal Bank of Scotland. Secondo gli analisti di Morningstar, potrebbe esserci qualche altra operazione e in cima alla lista sarebbero ComStage (Commerzbank) e Source.

Se i matrimoni sono rari, i nuovi ingressi, invece, non mancano e spesso sono protagonisti i gestori attivi. Una delle modalità seguita ad esempio da Pimco e Goldman Sachs è quella di allearsi con operatori già esistenti, come Source e Etf Securities. Ma c’è anche chi vuole fare da solo, come la canadese BMO, e chi si sta preparando a varcare le soglie del mercato europeo della gestione passiva (in particolare si fanno i nomi di JP Morgan, Fidelity e Franklin Templeton).

Sempre più replica fisica
Negli ultimi anni, i cambiamenti hanno interessato anche i prodotti. In particolare, è proseguita la trasformazione di molti strumenti a replica sintetica (swap-based) in fisici (attraverso gli stessi titoli del paniere di riferimento). Secondo le statistiche Morningstar, questi ultimi rappresentano il 77% delle masse totali degli Etp europei (erano il 66% all’inizio del 2014).

Operatori che in passato erano i principali sostenitori dell’approccio swap-based, come Lyxor e db x-tracker, hanno lavorato alla trasformazione di prodotti esistenti o al lancio di nuovi “fisici”. Inoltre, Amundi ha recentemente detto di voler aprire quasi tutta la sua gamma sintetica alla replica con titoli.

Il rischio è di passare da un estremo all’altro. Ci sono casi in cui l’approccio diretto non è adatto per le caratteristiche del mercato di riferimento. Tuttavia, l’acceso dibattito e le forti critiche mosse da varie parti agli swap-based fanno sì che gli emittenti lascino questa opzione come marginale rispetto alla replica fisica.

Più trasparenza con Mifid 2?
Sempre a livello di prodotti, novità arriveranno da Mifid 2, la direttiva europea sugli strumenti finanziari, che dovrebbe entrare in vigore il 1 gennaio 2018 e porterà a una maggiore trasparenza degli strumenti finanziari, in particolare per quanto riguarda i costi. Questo fattore dovrebbe favorire le soluzioni low-cost, come i fondi indicizzati e gli Etf, rispetto a quelle più costose. Inoltre, la normativa richiede una più alta disclosure sulle transazioni, mentre oggi si stima che il 50-80% delle negoziazioni di traded-fund avvenga fuori dai circuiti ufficiali, senza alcun reporting. Maggior trasparenza significherebbe avere una più chiara rappresentazione della liquidità di ciascun strumento.

Fonte: morningstar.it 

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