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Energie rinnovabili in crescita grazie alla digitalizzazione. Più applicazioni e produttività

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L’informatica applicata alle fonti rinnovabili fa crescere produttività e ricavi. Gli investimenti  legati alla transizione energetica hanno bisogno di una solida base di digitalizzazione dei processi industriali. Ormai è così in tutto il mondo. Le aziende lo hanno capito e per questo vanno a caccia di finanziatori e di strumenti che consentono loro di accelerare le trasformazioni interne. L’edizione dell’Osservatorio Raptech sulla digitalizzazione nell’Energia ha confermato dati e prospettive di crescita. “L’energia pulita si sta muovendo più velocemente di quanto molte persone credano” ha comunicato l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA). “Per ogni dollaro investito in combustibili fossili, 1,7 dollari ora vanno in energia pulita.” Si tratta di valori medi in un mercato scompensato ma che ha bisogno delle tecnologie infomatiche. In Italia, dove le politiche green hanno un passo lento, la produttività media di un impianto fotovoltaico è di 1.122 ore equivalenti annue. Con la trasformazione digitale è possibile aumentare l’efficienza degli asset fotovoltaici. Nello specifico, la gestione di un impianto o di un parco impianti, ha bisogno di operazioni ripetitive. Viceversa , dice l’Osservatorio, ” se gli impianti sono automatizzati, possono portare ad uno sbalorditivo miglioramento sia in termini di tempo che di qualità dei risultati.” Da questo punto di vista l’Europa tutta ha l’opportunità di recuperare terreno e competitività rispetto agli Stati Uniti, dove la presidenza di Joe Biden ha aperto una linea di credito tecnologica sulle rinnovabili.

La digitalizzazione a colpi di cloud

Raptech ha una presenza diffusa nel mercato italiano delle rinnovabili e una buona quota di clienti. Per rafforzare la propria presenza ha messo sul mercato anche R-Cloud, uno strumento web di raccolta e aggregazione dati. L’apporto tecnologico dei Cloud, in genere, fa aumentare i picchi di produzione. Ma in Italia il GSE rileva che gli impianti del Sud vanno molto meglio di quelli del Nord. Perché al Sud ci  sono “favorevoli condizioni di irraggiamento e  diffusione di grandi impianti a terra, in genere caratterizzati da maggiori ore di produzione ». In  Toscana, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia i dati sono al ribasso. “L’analisi dei dati in nostro possesso – commenta il CEO di Raptech, Marco Berliocchi,  sta delineando una tendenza sempre più chiara: l’utilizzo di strumenti informatici porta necessariamente ad una maggiore produzione di energia, con aumento di produttività e ricavi”. In altre parole la digitalizzazione fa bene all’economia green. Nel 2022 la  produttività degli impianti nazionali che utilizzano cloud è passata dal 24% al 28%. 

Meno burocrazia per il fotovoltaico

Dall’Osservatorio viene fuori un Paese con un trend positivo verso pannelli a terra o sui tetti. Il quadro d’insieme, tuttavia, deve tenere conto di alcune variabili. La prima e forse più importante, sono le regole che consentono alle rinnovabili di crescere o fermarsi. L’Alleanza per il Fotovoltaico in Italia , in un recente paper ha chiesto al governo di facilitare i  processi autorizativi. “Ingenti sono  i capitali privati che il settore è in grado di attrarre e immettere nell’economia italiana. Il fabbisogno annuo di energia elettrica in Italia è di 320 TWh, ma solo 24 TWh oggi da impianti fotovoltaici ». Dopo le autorizzazioni ci sono i comitati locali, la credibilità dei progetti, i flussi finanziari, le strategie politiche nazionali, le decisioni strambe di qualche Regione. Una sintesi di qualità che nel nostro Paese ancora non si vede.

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Categories: Economia e Imprese